Mezzo milione di download in un giorno per una fettina panata: perché Licia e Mirko continuano a parlarci quarant’anni dopo

Chi oggi ha vent’anni o trent’anni può incontrare Licia per la prima volta non attraverso la serie televisiva, ma attraverso un meme, uno sticker o un gioco. Prima arriva la fettina panata, poi magari la curiosità di capire chi fossero Licia e Mirko. È un passaggio rovesciato rispetto a quello tradizionale, ma culturalmente potentissimo.

Detta così sembra una delle tante assurdità della rete, una di quelle cose che per qualche giorno rimbalzano da un telefono all’altro e poi spariscono. Ma non è così…

È uno dei meccanismi più curiosi della memoria televisiva. Non ricordiamo sempre le grandi trame o i momenti solenni. Spesso ricordiamo gli oggetti laterali, le battute secondarie, i dettagli che nessuno aveva progettato per diventare immortali. Un gatto, un ciuffo impossibile, una canzone, una padella. Le fettine panate di Licia appartengono esattamente a questa categoria. Quarant’anni dopo, internet ha fatto il resto. Cotoletta Panic prende quel piccolo frammento e lo porta dentro lo smartphone. La fettina che una volta finiva nel piatto di Mirko oggi cade dall’alto dello schermo e deve essere salvata con una padella. È una stupidaggine, naturalmente. Ed è proprio per questo che funziona. Attorno al videogame è nato però qualcosa di più ampio. Licia – L’amore è vita è oggi un progetto digitale che usa quell’immaginario non come reliquia, ma come materia creativa. Il centro è un portale multimediale che riunisce un manga originale in sedici tavole, un piccolo romanzo in cinque atti, quattro versioni musicali di L’amore è vita, sei Bee Hive Holo Edition, sticker per WhatsApp, Instagram e TikTok e naturalmente Cotoletta Panic. Il progetto non tenta di ricostruire fedelmente il passato. Fa qualcosa di più interessante: lo rimette in movimento. Una scena diventa manga, una battuta diventa sticker, una canzone diventa esperienza interattiva, un dettaglio comico diventa videogame. È un modo molto contemporaneo di lavorare sulla cultura pop, dove l’archivio non viene soltanto conservato, ma continuamente trasformato e rimontato. C’è anche un aspetto generazionale.

Chi oggi ha vent’anni o trent’anni può incontrare Licia per la prima volta non attraverso la serie televisiva, ma attraverso un meme, uno sticker o un gioco. Prima arriva la fettina panata, poi magari la curiosità di capire chi fossero Licia e Mirko. È un passaggio rovesciato rispetto a quello tradizionale, ma culturalmente potentissimo. A coordinare questa operazione è Nicola Bartolini Carrassi, autore, creativo e produttore, che ha raccolto i diversi contenuti all’interno di Licia – L’amore è vita e del RyanCreation Fluid Creative Cove, realtà creativa internazionale costruita sull’incrocio tra scrittura, immagine, musica, tecnologia e linguaggi digitali. Ma il vero protagonista, alla fine, resta un altro. Una fettina panata sopravvissuta a quarant’anni di televisione. E che oggi, invece di finire nel piatto di Mirko, cade dallo schermo di uno smartphone.

Portale Licia – L’amore è vita: https://licia-dream-bundle.lovable.app
Videogioco Cotoletta Panic: https://licia-cotoletta-panic.lovable.app
RyanCreation Fluid Creative Cove: https://www.rcoeurope.eu/the-fc-cove

Il nostro esperto:

In realtà, dietro il successo di Cotoletta Panic c’è qualcosa di più interessante: la capacità di certi frammenti della televisione degli anni Ottanta di sopravvivere al programma che li aveva generati, trasformarsi in memoria collettiva e riapparire, molti anni dopo, dentro linguaggi che all’epoca non esistevano nemmeno. Secondo i dati diffusi dal progetto, sono mezzo milioni di download, ai quali aggiungere una circolazione dell’app tra utenti che porta a una stima di quasi 5 milioni di visualizzazioni o tentativi di accesso di persone che si sino passate il gioco. Il meccanismo è volutamente elementare.Licia lascia cadere dall’alto cotolette e note musicali, mentre Mirko, armato di padella, deve raccogliere le prime ed evitare le seconde. Si gioca con frecce, tasti A/D, mouse o touch, si hanno cinque vite e ogni cinque errori se ne perde una. Nulla di sofisticato, nessuna pretesa da grande produzione videoludica. Si entra, si capisce in pochi secondi e si gioca. Il punto, però, è un altro: milioni di persone capiscono immediatamente perché quelle fettine facciano ridere. Per comprenderlo basta tornare alla metà degli anni Ottanta, quando Kiss Me Licia entrò nel pomeriggio televisivo italiano e diventò uno dei fenomeni più riconoscibili di quella stagione. Licia, Mirko, Andrea, Marrabbio, Giuliano e i Bee Hive diventarono in poco tempo parte di un lessico comune. Erano gli anni di una televisione commerciale capace di concentrare davanti allo stesso programma milioni di bambini e adolescenti e di trasformare personaggi, sigle, battute e oggetti in memoria condivisa. Fu anche la stagione in cui Alessandra Valeri Manera costruì una parte importante dell’identità della programmazione ragazzi di Fininvest e poi di Mediaset, attraverso contenitori, sigle, adattamenti e una precisa idea editoriale del pubblico giovane. Kiss Me Licia si inserì perfettamente in quel sistema e il suo successo italiano fu tale da generare altri sviluppi, nuove produzioni e una lunga vita mediatica che avrebbe continuato a rimbalzare tra televisione, musica e merchandising. Dentro quel mondo nacque anche uno dei dettagli più resistenti della memoria pop italiana: le fettine panate. Non erano un grande elemento narrativo, né un simbolo costruito a tavolino. Erano semplicemente una presenza ricorrente, abbastanza frequente da diventare familiare e abbastanza buffa da restare appiccicata alla memoria. Col tempo quelle due parole sono diventate una specie di password generazionale. Basta dire “fettine panate” a chi seguiva Licia negli anni Ottanta e spesso non serve aggiungere altro.