MONTAIONE, LA GERUSALEMME DELLA TOSCANA

Circondato da colline di boschi di querce e castagno, poderi coltivati a vite e olivo, declivi argillosi orlati di cipressi, il borgo di origine medievale è meta di pellegrinaggi al Sacro Monte di San Vivaldo.

TURISMO
Monica Riccio
MONTAIONE, LA GERUSALEMME DELLA TOSCANA

Circondato da colline di boschi di querce e castagno, poderi coltivati a vite e olivo, declivi argillosi orlati di cipressi, il borgo di origine medievale è meta di pellegrinaggi al Sacro Monte di San Vivaldo.

Montaione è il paese del turismo verde in Toscana, che totalizza quasi 300.000 giornate di presenza all’anno. Situato tra la Valdelsa e il Volterrano, in provincia di Firenze, circondato da colline di boschi di querce e castagno, poderi coltivati a vite e olivo, declivi argillosi orlati di cipressi, il borgo di origine medievale si raccoglie intorno al suo campanile, dominando un ambiente dai connotati tipici del paesaggio toscano d’entroterra. Montaione, uno dei “Borghi più di Italia”, è definito la “Gerusalemme della Toscana”. Il Sacro Monte di San Vivaldo è infatti ritenuto in Toscana uno dei luoghi di culto più famosi d’Italia ed è stato riconosciuto monumento nazionale e meta di pellegrinaggi.

Storia
I primi documenti che menzionano Montaione risalgono al XIII secolo. Il territorio era frequentato in epoca etrusca e romana, come testimoniano i ritrovamenti archeologici (necropoli e resti di fornaci presso Poggio all’Aglione, Bellafonte, Iano e Castelfalfi). Sotto Poggio all’Aglione sono presenti resti di una villa romana con pavimenti a mosaico e una cisterna per l’acqua. La prima citazione sicura del toponimo “Montaione” compare in un atto volterrano del 1113, e solo in un altro atto del 1224 è attestata l’esistenza del castello e della sua “curia” (territorio di pertinenza). L’organizzazione comunale è documentata a partire dal 1256.

Nel 1297 un accordo tra il Comune di Firenze e quello di San Miniato stabilì i confini tra i rispettivi territori: Gambassi e Castelfiorentino erano compresi nel territorio fiorentino, mentre Montaione spettava al territorio sanminiatese.

La tradizione vuole che nel castello di Montaione esistessero diverse fornaci per la produzione di bicchieri in vetro. Nel 1335 è attestata una licenza a un tal Bartolo Bennati per aprire questa produzione a Montaione, sottoposta ad una gabella di quindici lire, alla proibizione di impegnare nel lavoro alcun gambassino o altri nemici del comune e all’obbligo di vendere i bicchieri a due denari e mezzo l’uno, ovvero a mezzo denaro meno che a Gambassi.

Nel 1368 Firenze assediò San Miniato, che aveva aderito alla parte ghibellina e Montaione inviò un’ambasceria a Firenze per sottomettersi, insieme al castello di Figline e ad altri borghi del territorio. San Miniato non più sostenuta dal proprio territorio fu presa il 9 gennaio del 1370 e Montaione passò definitivamente sotto il dominio fiorentino, insieme a Tonda, San Quintino, Castelnuovo, Cojano, Barbialla, Cigoli, Monte Bicchieri, Stibbio e Leporaia.

Nel 1390 terminò una disputa tra Montaione e San Miniato per il possesso della “Selva di Camporena”, che sembra avesse importanza per la produzione vetraria di Montaione: vennero stabiliti all’interno della zona i confini tra le due comunità. Nell’ottobre del 1529 le truppe di Carlo V posero Firenze sotto assedio. La Valdelsa, dove i vari castelli fiorentini si erano arresi senza combattere, vide gli scontri tra le truppe imperiali e i fiorentini guidati da Francesco Ferrucci, mentre nei paesi, ed anche a Montaione scoppiava un’epidemia di peste. Con la battaglia di Gavinana e la morte del Ferrucci, Firenze si arrese e dovette accettare il rientro dei Medici. La Valdelsa per i danni degli eventi bellici fu esentata dalle imposte dal governo fiorentino e furono fuse le podesterie di Castelfiorentino e Barbialla.

Al plebiscito del 1860 per l’annessione della Toscana alla Sardegna i “si” non ottennero la maggioranza degli aventi diritto (928 su totale di 2894), con un astensionismo da record, sintomo dell’opposizione all’annessione.

Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo il territorio di Montaione subì diverse variazioni nella sua superficie, prima con l’aggregazione delle frazioni di Castelnuovo e di Coiano al comune di Castelfiorentino, nel 1876, e quindi con quello della popolosa frazione di Gambassi, divenuto comune autonomo, insieme a Varna, Catignano e Il Castagno, nel 1917, in seguito ad una lunga discussione.

Curiosità
Secondo la leggenda un giovane nobile volterrano di nome Ajone, passò un giorno per una contrada lontana e nel più profondo del bosco incontrò la casa di Ine che piangeva la sua bellissima figlia, Figline, rapita da tal Gambasso. Ajone decise di riportare a casa Figline e marciò in guerra contro Gambasso. Riportata Figline dalla madre ottenne di sposarla e fondò sia il paese di “Monte Ajone” che il castello di Figline, a poca distanza da esso. I discendenti di Ajone e di Gambasso mantennero comunque un’accesa rivalità.

Un giorno i discendenti di Ajone e di Figline furono attaccati da un esercito nemico che dopo lungo assedio distrusse il castello, passando per le armi tutti i difensori. I popolani di Montaione smarrita la loro guida e la fede, ritornarono all’idolatrìa e decisero di sacrificare la più bella ragazza del paese, il cui nome era Filli, agli dèi in augurio di pace e felicità. Un cavaliere fiorentino, sentita la notizia, si precipitò a Montaione e inorridito dal sacrificio umano (e forse attratto dalla bellezza della fanciulla), obbligò i popolani a liberare la fanciulla e a sacrificare, al suo posto, una vitella. Fu così chiamato il “Sire della Vitella”.

Filli, liberata, per riconoscenza verso il suo salvatore gli donò il vestito rosso stracciato che indossava e che egli usò, con orgoglio, come sua bandiera. Filli e il Signore della Vitella si sposarono e ricostruirono il castello di Figline dove vissero innumerevoli anni. Il Sire della Vitella era così innamorato della sua sposa che non faceva altro che chiamarla “Filli mia bella”, “Filli desiata”, “Filli cara”… fu così che fu chiamato egli stesso e il luogo dove vivevano “Fillicara”. I loro discendenti si chiamarono così Fillicara o “Filicaja” o “da Filicaja” ed ebbero come emblema il simbolo del vestito di Filli.

Nel 1623 Michelangelo Buonarroti il giovane, nipote del più famoso omonimo, durante una permanenza a Montaione presso i da Filicaja scrisse “L’Ajone”, che interpreta a suo modo la leggenda, aggiungendovi che al suo tempo nel “palazzo” dei da Filicaja a Montaione “(…)si sguazza, e mangia altro che ghiande / e d’un buon vino vi beon le pile”.

La Gerusalemme di Toscana

Nel primo ventennio del trecento vi si isolò e vi morì un eremita, il beato Vivaldo Stricchi da San Gimignano: la leggenda narra che il suo corpo fu rinvenuto nella cavità del tronco di un gigantesco castagno, che l’albero scomparve per l’ansia degli innumerevoli devoti di trarne reliquie e che sulle sue radici si sarebbe edificato il primitivo oratorio di San Vivaldo, finché nel 1.355 fu costruita la chiesa che è possibile ammirare ancora oggi.

L’ideazione del Sacro Monte è merito dei frati, che in quel tempo erano soliti fare molti pellegrinaggi in Terra Santa, e in particolare a fra Tommaso da Firenze e fra Cherubino Conzi, i quali costruirono prima il convento e poi circa 25 cappelle ricordanti le varie tappe della vita, passione e morte di Gesù Cristo, aiutati nell’impresa anche dagli abitanti del luogo, che trasportarono le pietre necessarie alla costruzione dal fondo del fiume Egola.

Lo scopo della realizzazione delle cappelle era quello di offrire alla popolazione la possibilità di fare un pellegrinaggio senza andare a Gerusalemme, che in quel periodo cadeva sotto il dominio dei turchi, e senza un eccessivo dispendio di denaro. Esiste infatti una bolla di papa Leone X (1516) in cui si stabilisce il riconoscimento delle cappelle e la concessione di un’indulgenza a coloro che vi sarebbero recati a pregare.

Nel corso dei secoli, le varie cappelle vennero affidate per la manutenzione e le riparazioni alle famiglie private, mentre altre sono andate perdute a causa dell’incuria e del terreno franoso.

Le cappelle sono oggi sotto la Soprintendenza ai Monumenti di Firenze.

Il Sacro Monte di San Vivaldo è distribuito secondo un ordine iconografico e topografico preciso, fedele ai parametri della Gerusalemme terrena.

Le cappelle originarie, attualmente diciassette più il pozzo della Samaritana: tutte ornate da gruppi plastici in terracotta, modellati da diversi plasticatori collegati alle botteghe di Giovanni della Robbia e Benedetto Buglioni, con lo specialista della modellazione Agnolo di Polo, formatosi alla bottega del Verrocchio.

Cosa vedere

Protetto da una robusta cinta muraria rafforzata da undici torri, accessibile da due porte principali – Porta Fiorentina e Porta Pisana – il castello presentava un tessuto urbano di forma ovale basato su uno schema viario costituito da tre strade parallele collegate da stretti vicoli ortogonali e dominato dalla piazza centrale.

Tra gli edifici più prestigiosi del borgo si annoverano il Palazzo Pretorio e la Chiesa di San Regolo, entrambi affacciati, direttamente o indirettamente, sulla piazza centrale. Già alla metà del XIII secolo il Palazzo Pretorio era il luogo deputato al governo della comunità. Sede podestarile fino al 1772, ha ospitato poi la Civica Magistratura. La sua facciata in pietre e mattoni è infatti adorna di una serie di stemmi in pietra e terracotta invetriata, che rappresentano alcune delle famiglie di notabili succedutesi nei secoli al governo del Comune. Oggi è sede del Museo Archeologico comunale.

San Regolo è la chiesa più importante di Montaione. Presente già nel basso Medioevo, ha subito nel tempo molteplici rifacimenti. L’esterno è contraddistinto da massicci contrafforti congiunti da arcate a sostegno della volta. All’interno si trovano dipinti sacri databili dal XIII al XIX secolo, tra quali spicca la Madonna del Consiglio attribuita a Guido di Graziano.

Di rilievo anche Palazzo Mannaioni, dimora storica risalente al XVI secolo, anche se l’attuale configurazione è quella acquisita nel XVIII secolo. Fu costruito dai Mannaioni, famiglia di notai fiorentini trasferitisi a Montaione, dove prosperarono come tesorieri del Comune, proprietari terrieri legati anche alla manifattura del vetro. Dotato in passato di granai e di un frantoio coperto da possenti volte a crociera, il palazzo ospita oggi un hotel e un ristorante che conserva la suggestiva cantina interrata nel sottosuolo.

Castelfalfi: insediamento longobardo, del quale si ipotizza un’origine quale guarnigione bizantina. Presenta ancora oggi la possente Rocca con i bastioni fortificati e parzialmente evoluta nelle forme della villa, il borgo sviluppatosi nel basso Medioevo e la Pieve Romanica di San Floriano. Il luogo è al centro di un vasto progetto di riqualificazione turistica.

Promontorio e Santuario della Pietrina: uno sperone così alto da sembrare irraggiungibile, un tortuoso sentiero nel bosco, una vista a perdita d’occhio che abbraccia Volterra e la Valdera. Ma anche una chiesetta accanto alle torri dirute di un antico castello, una Madonna con Bambino del senese Bartolo di Fredi, trafugata e poi ritrovata, che ritorna ogni anno a settembre da Volterra per la festa solenne che la accoglie.

Come arrivare

In auto – da Milano
Percorrere l’Autostrada A-1 fino a all’uscita di Firenze Scandicci.

In auto – da Pisa / La Spezia
Dall’autostrada A-12 uscire a ‘Livorno’ seguire le indicazioni e immettersi sulla superstrada Firenze-Pisa-Livorno (FI-PI-LI) in direzione di Firenze.

In auto – da Roma
Immettersi sull’autostrada A-1 in direzione di Firenze. Percorsi circa 210 kilometri uscire a ‘Val di Chiana’ e seguire le indicazioni per Siena. Raggiunta Siena, immettersi sulla superstrada ‘Auto Palio’ in direzione di Firenze.
Uscire a ‘Poggibonsi’ e seguire le indicazioni per San Gimignano (11 kilometri). Superare il paese di San Gimignano e seguire le indicazioni per Montaione (21 kilometri) passando per il paese de ‘Il Castagno’. Da qui, svoltare a sinistra al primo o al secondo incrocio.

In aereo – Aeroporto di Firenze ‘Amerigo Vespucci’
L’aeroporto di Firenze ‘Amerigo Vespucci’ – www.aeroporto.firenze.it – 9.00 am/5.00 pm (mon/fry) 055.30615 – dista circa 50 km da Montaione.
Dall’aeroporto, prendere l’autostrada ‘Firenze-Mare’ A11 e percorsi circa 4 Km svoltare a destra seguendo le indicazioni per l’autostrada A-1 in direzione di Roma e percorsi circa 8 Km uscire a Firenze-Scandicci e immettersi sulla superstrada Firenze-Pisa-Livorno (FI-PI-LI).

In aereo – Aeroporto di Pisa ‘Galileo Galilei’
L’aeroporto di Pisa ‘Galileo Galilei’ – www.pisa-airport.com – tutti i giorni dalle 8.00 alle 22.00. Passengers service 050 849300 – dista circa 50 Km da Montaione.

Riferimenti
www.comune.montaione.fi.it
www.gerusalemmetoscana.com
www.sanvivaldointoscana.com
www.visitmontaione.com/it
borghipiubelliditalia.it/borgo/montaione