NAVELLI, IL BORGO SI SPOPOLA MA COLTIVA ZAFFERANO

Adagiato su di una collina che domina l’altopiano tra la Majella e il gran Sasso, tra ottobre e novembre si tinge di viola per la fioritura dello zafferano.

TURISMO
Monica Riccio
NAVELLI, IL BORGO SI SPOPOLA MA COLTIVA ZAFFERANO

Adagiato su di una collina che domina l’altopiano tra la Majella e il gran Sasso, tra ottobre e novembre si tinge di viola per la fioritura dello zafferano.

Navelli è un comune italiano di 503 abitanti della provincia dell’Aquila, in Abruzzo. Situato all’estremità delle propaggini sud-orientali del massiccio del Gran Sasso d’Italia, su di un colle, in posizione dominante sull’omonimo altopiano, fa parte del circuito dei Borghi più belli d’Italia. Di origine medievale, è storicamente un centro agricolo e pastorale, ed è conosciuto per la produzione dello zafferano dell’Aquila DOP.  Questa rara e preziosissima spezia, che un tempo era usata in medicina e nella cosmesi, è stata il cuore della sua economia. Anche oggi è di grande importanza, non solo per il suo commercio, ma per la bellezza del periodo della fioritura, che attira ogni anno tantissimi turisti: a ottobre i fiori vengono raccolti all’alba e lavorati ancora a mano con gesti che si ripetono immutati da sempre. Bellezza, tradizione e sapore, l’essenza di Navelli ha il colore rosso intenso dello zafferano.

Navelli è situato nella parte orientale della provincia dell’Aquila, in posizione baricentrica tra la conca aquilana a nord-ovest, la valle dell’Aterno a sud-ovest, la conca peligna a sud-est e la valle del Tirino a nord-est. L’abitato si colloca sul versante meridionale di un colle, a circa 760 metri s.l.m., stretto tra le propaggini sud-orientali del Gran Sasso d’Italia e la dorsale centrale dell’appennino abruzzese (Velino-Sirente); è in posizione dominante sull’altopiano di Navelli che si sviluppa lungo la direttrice NO-SE, con una larghezza di circa 3 km ed una lunghezza di 25 km. L’unica frazione di Navelli è Civitaretenga, posta 3 km a nord del paese.

Storia

Le prime testimonianze nel territorio si fanno risalire ai Vestini che si stanziarono nell’altopiano sin dal VI secolo a.C. A partire dal VI secolo, il territorio cadde nelle mani dei longobardi che lo ricompresero nel Ducato di Spoleto. Navelli sorse in epoca altomedievale (VIII-X secolo) dall’unione di più villaggi, nove secondo la tradizione e ciascuno dei quali associato ad una chiesa. La vocazione pastorale del paese, storicamente luogo di transumanza, è ben testimoniata dalla posizione strategica lungo il Regio tratturo, in corrispondenza della diramazione di Centurelle.

Nel 1269, dietro il pagamento di 11 once, partecipò alla fondazione dell’Aquila venendo ricompreso nel quarto di Santa Maria e ricevendo un locale che rimase, tuttavia, inizialmente inedificato. In questo periodo, la famiglia Santucci, cominciò nella piana la produzione dello zafferano che divenne in poco tempo una delle principali economie della provincia dell’Aquila. Per tutto il XIV secolo, Navelli guadagnò prestigio ed importanza, beneficiando della sua posizione lungo la Via degli Abruzzi che garantiva i commerci tra Firenze e Napoli.

Al 1409 il castello venne censito con 99 fuochi, pari a circa 500 abitanti, e nel 1423 fu trascinato nella guerra dell’Aquila subendo l’assedio delle truppe di Braccio da Montone che tentavano di conquistare la città abruzzese; Navelli fu costretta alla resa senza mai essere espugnata ed ottenendo così di inserire nello stemma il motto «Navellorum Merito Coronata Fidelitas» per concessione diretta della regina Giovanna II di Napoli. Al termine della guerra, nel 1424, fu ricompreso nell’arcidiocesi dell’Aquila su iniziativa di papa Martino V. Il castello subì gravi danni dal terremoto del 1456, con epicentro nel Sannio, e quello del 1461, con epicentro all’Aquila. Navelli venne ricostruito nei decenni successivi e, nel 1498, fu realizzata la cinta muraria con cinque porte urbiche.

Nel VI secolo, con l’esplosione del commercio dello zafferano dell’Aquila che iniziò ad essere largamente usato nella cucina rinascimentale, il paese si ampliò verso la piana, arrivando a contare 183 fuochi. Nel 1529 gli spagnoli smembrarono il Comitatus aquilano, iniziando così la feudalizzazione del territorio. Navelli fu concessa ai Caracciolo di Napoli che edificarono il Palazzo Baronale sulle rovine dell’antico castello, al centro dell’abitato. Il paese passò poi in seguito ai Gregori di Collepietro e ai Conti dei Marsi. Nel 1656 Navelli subì una gravissima epidemia di peste che uccise 800 persone su un totale di circa mille abitanti, come testimoniato da un’epigrafe — «a.d. MDCLVI Ottingenta iacent defuncta hic corpora peste» — apposta sulla facciata della chiesa del Suffragio, eretta proprio in seguito all’evento. Pochi anni più tardi, nel 1703, patì nuovi danni dal terremoto dell’Aquila.

Con l’unità d’Italia, il comune fu ricompreso nella provincia dell’Aquila ed arrivò ad includere anche il vicino centro di Civitaretenga. Nel dopoguerra, con l’abbandono della pastorizia e della transumanza, in mancanza di una parallela industrializzazione dell’altopiano, si verificò un progressivo e costante spopolamento della vallata che ha portato, in breve tempo, alla decimazione dei residenti.

Da vedere

Il borgo di Navelli appare all’improvviso adagiato sul colle, con le sue mille finestre che guardano a valle e sorvegliano silenziosamente la piana.

Alla sommità del paese, il secentesco palazzo Santucci, sorto sulle rovine dell’antica fortezza medievale. Dal cortile posteriore del palazzo si raggiunge la chiesa di San Sebastiano, costruita sui resti della primitiva chiesa di San Pelino, il cui campanile era originariamente la torre d’avvistamento del castello medioevale.

A est della via principale c’è palazzo Onofri, costruito nel 1498 insieme a Porta Villotta; a ovest, palazzo Cappa fa bella mostra di sé con la cappella San Pasquale; poco oltre c’è Porta Santa Maria costruita nel 1475. Continuando in direzione sud-est si arriva a Porta San Pelino. Queste ultime tre porte furono costruite dopo il terremoto del 1456, quando il borgo ampliò le sue mura; l’unica sopravvissuta delle originarie è Porta Castello.

Lo zafferano

Passano i secoli e ancora, nei mesi di ottobre e novembre, nella piana di Navelli si compie il miracolo dei fiori viola, quei piccoli e delicati petali che, all’improvviso, spuntano dalla terra scura spezzando l’equilibrio giallo e rosso della tavolozza autunnale. Bisogna vederlo allora, questo borgo: quando contro il suo elegante profilo, illuminato dal colore dorato della pietra, si stagliano i campi di velluto viola che custodiscono il prezioso zafferano, “l’oro rosso” che ha fatto la fortuna di Navelli. La commercializzazione della spezia ha consentito di ingrandire e abbellire il paese, che ancora oggi sfoggia balconi di pietra lavorata, finestre a colonnine, portoni di legno intagliato, chiese e dimore signorili fuse in un groviglio di archi e stradine acciottolate.

Come arrivare

Per arrivare a Navelli e nella zona della vallata omonima, dove si possono ammirare altri borghi medievali interessanti, il collegamento principale è l’autostrada A14 (da nord direzione L’Aquila, da sud direzione Pescara).

Da qui ci si immette nell’autostrada Roma-L’Aquila direzione Roma, fino all’uscita di Bussi/Popoli. Da qui seguire la SS 153 direzione L’Aquila. Se vi trovate già all’Aquila, basterà seguire la SS 77 direzione Popoli e Navelli. Gli aeroporti più vicini sono Pescara (63 km) e Roma Ciampino (150 km). Chi arriva in treno scenderà a Pescara Centrale e raggiungerà Navelli con i bus delle autolinee ARPA.

Riferimenti

https://comune.navelli.aq.it/

https://borghipiubelliditalia.it/borgo/navelli/

https://abruzzoturismo.it/it/navelli

https://www.piccolaitalia.it/destinazione/navelli/