NELLA NUOVA POLITICA AGRICOLA COMUNE IL CIBO DI DOMANI

Dietro l’acronimo PAC c’è la vita di milioni di aziende agricole, ma anche il futuro della nostra alimentazione e della salute dei territori

AMBIENTE
Cinzia Colosimo
NELLA NUOVA POLITICA AGRICOLA COMUNE IL CIBO DI DOMANI

Dietro l’acronimo PAC c’è la vita di milioni di aziende agricole, ma anche il futuro della nostra alimentazione e della salute dei territori

A Bruxelles la chiamano CAP ma da queste parti è più nota come PAC, e anche così a molte persone questa sigla non dirà niente. Eppure la Politica Agricola Comune tuttora racconta e determina oltre il 30% del bilancio dell’intera Unione Europea. Ma anche la vita di 10 milioni di aziende agricole (di cui 1.630.000 italiane), di oltre 22 milioni di agricoltori e quella di tutti noi che ci mettiamo a tavola tre volte al giorno.

Ogni 7 anni in Europa si decide quanto, a chi e come destinare risorse comunitarie all’agricoltura. Il dibattito sulla nuova PAC che andrà a disegnare il settennio 2021-2027 è aperto da molti anni. Ma nel corso del 2021 vedrà sviluppi importanti sia per il regime transitorio (2021-2022) sia per la vera e propria PAC che entrerà in vigore nel 2023.

Da Bruxelles alle nostre tavole

In questa serie di articoli cercheremo di descrivere in modo semplice un’architettura complessa come quella della politica agricola comunitaria. Partiremo dalla cornice del Green deal, da più parti (e in più lingue) definita la “svolta verde” voluta dalla Presidente della Commissione Ue Ursula Von Der Leyen. In particolare capiremo gli effetti del Green deal sulle politiche agricole. Andremo quindi a conoscere meglio la strategia Farm to Fork, e come anche questa abbia un carattere decisivo sulla nuova PAC. Infine, entreremo nella struttura vera e propria della PAC: cosa cambierà, a che punto è la discussione in Italia sul tema e quali sono i nodi da sciogliere.

Ogni nuova fase della Pac, oltre alla modifica del sostegno, ha sempre indicato anche un cambiamento nella visione dell’agricoltura, perché – in fondo – le scelte della Pac sono il frutto delle sensibilità dei cittadini che si tramuta in scelte politiche. Angelo Frascarelli a Agriregionieuropa

I passaggi sono complessi e articolati, ma una cornice utile per capire a che punto siamo adesso e verso quale direzione stiamo andando può essere la seguente:

  • La Commissione europea presenta la sua proposta legislativa di PAC
  • Il Parlamento europeo la discute e formula una propria versione
  • Commissione, Parlamento e Consiglio avviano i negoziati, nei cosiddetti “triloghi” fino a trovare una sintesi comune, che diventerà legge.

A giugno del 2018 la Commissione europea ha presentato le proprie proposte legislative sul futuro della PAC. La nuova PAC sarebbe dovuta entrare in vigore nel 2021. Ma la pandemia ha messo un macigno sull’iter legislativo già rallentato, da qui l’esigenza di un regime transitorio e la proroga al 2023 per l’entrata in vigore.

Il Parlamento europeo, dopo lunghe trattative, a ottobre del 2020 ha adottato la sua posizione sui tre regolamenti che compongono la riforma della PAC, e a distanza di qualche giorno anche il Consiglio dell’Ue ha raggiunto un accordo. Ora ci sono i negoziati in cui teoricamente la Commissione ha il ruolo di facilitatore, mentre il compito legislativo vero e proprio spetta a Parlamento e Consiglio in co-decisione. Sono loro infatti a dover trovare in ultima istanza un accordo politico definitivo.

Verso un’Europa verde, anche in agricoltura

Teoricamente perché di fatto il peso politico della Commissione si sta rivelando, nell’ambito delle politiche agricole, affatto secondario. La Commissione infatti ha adottato due strategie – “Farm to Fork” e “Biodiversità” – che entrano a gamba tesa nelle scelte e negli orientamenti della PAC. E che si muovono in una cornice più ampia, cioè quella del Green deal, documento della Commissione che punta ambiziosamente a rendere l’Europa neutrale rispetto ai gas serra entro il 2050 e chiama in causa direttamente l’agricoltura. A queste si aggiunge Next Generation EU (NgEu), il programma di aiuti extra che la Commissione ha messo in campo per fronteggiare la pandemia, e che prevede anche interventi nel settore agricolo.

Questo è il contesto in cui si stanno svolgendo i negoziati, che secondo le intenzioni della Ministra dell’Agricoltura portoghese e attuale presidente del Consiglio Agrifish Maria do Céu Antunes dovrebbero portare a una svolta in primavera e a un accordo definitivo entro aprile. Dopo giugno gli stati membri dovranno applicare la riforma. Quindi fornire i piani nazionali strategici, gli ecoschemi, chiarire quali sforzi ambientali adotteranno, per poter poi essere operativi al 1° gennaio 2023.

I temi aperti

La proposta iniziale della Commissione (datata 2018) è stata profondamente rivista, a causa delle mutate condizioni economiche, dell’insediamento di una nuova Commissione, delle elezioni europee, della Brexit e non ultima, dell’insorgere della pandemia. L’attuale proposta è fortemente orientata alla tutela ambientale. Ovvero una nuova “architettura verde” della PAC, con risvolti significativi sulla biodiversità e sul clima. Il Parlamento dal canto suo ha spinto ulteriormente sul tasto ambientale, ma anche su quello sociale. In particolare ha chiesto di assicurare parità di condizioni in tutta l’Unione per evitare distorsioni nel mercato unico. E un’attenzione più forte alla cosiddetta “condizionalità sociale”, ovvero la possibilità di legare gli aiuti PAC al rispetto delle regole del lavoro. Anche il Consiglio ha espresso un orientamento generale più ambizioso in termini ambientali. Ma ha anche sottolineato il nuovo approccio di questa PAC, il cosiddetto New delivery model, che consente agli Stati membri più elasticità nella definizione delle modalità con cui conseguire gli obiettivi.

“Gli Stati membri hanno dimostrato di ambire a standard ambientali più elevati nel settore agricolo e al tempo stesso hanno sostenuto la flessibilità necessaria per garantire la competitività degli agricoltori. Questo accordo risponde all’auspicio di una PAC più verde, più equa e più semplice”

ha detto Julia Klöckner, Ministra dell’Alimentazione e dell’Agricoltura tedesca, già al vertice del Consiglio Agrifish, ad accordo raggiunto in Consiglio Ue, riferendosi a questo aspetto.

Con il New delivery model infatti, si sposta l’attenzione dal rispetto delle norme e delle procedure alla misurazione dei risultati ottenuti. In altre parole, si lasciano gli Stati membri più liberi di decidere come applicare gli strumenti della PAC. Ma a patto che definiscano in anticipo obiettivi, risultati e verifiche. Quindi, che forniscano una programmazione puntuale attraverso piani strategici nazionali per la gestione della nuova PAC.

Il budget

Il budget è quello definito nel nuovo Quadro finanziario pluriennale(Qfp) 2021-2027. Ovvero 1824,3 miliardi di euro, di cui 1704 di bilancio vero e proprio, più i 750 miliardi di NgEu, che però saranno disponibili solo per il biennio 2021-2022.

La dotazione PAC è di 336.444 milioni di euro, di cui 258.594 per il primo pilastro (Fondo europeo agricolo di garanzia) e 77.850 per il secondo (Sviluppo rurale). Nel primo pilastro, la dotazione per i pagamenti diretti sarà di 239.916 milioni, mentre per i mercati agricoli sarà di 18.678 milioni di euro. Per l’Italia ci saranno a disposizione 25 miliardi per il primo pilastro e altri 9,7 miliardi per lo sviluppo rurale (per i 7 anni). In più ci sono le risorse di NgEu: all’Italia andranno 1,2 miliardi (per 2021 e 2022).  [segue…]