NELLE VACANZE SOSTENIBILI, L’ITALIA È ESCLUSA

Lonely Planet, la casa editrice famosa per le guide turistiche e di viaggio, propone per il 2024 dieci mete “sostenibili”. Nemmeno una è in Italia, ma forse è uno sbaglio.

TURISMO
Alessio Ramaccioni
NELLE VACANZE SOSTENIBILI, L’ITALIA È ESCLUSA

Lonely Planet, la casa editrice famosa per le guide turistiche e di viaggio, propone per il 2024 dieci mete “sostenibili”. Nemmeno una è in Italia, ma forse è uno sbaglio.

Un lungo, ideale viaggio che dalla Spagna ed il Portogallo si sposta in Galles, per poi puntare alla Groenlandia, scendendo lungo il continente americano per fermarsi in Patagonia passando per l’Ecuador. Poi, sorvolando il Pacifico, la Micronesia, e ancora il Giappone, per poi tornare in Europa, nelle Repubbliche Baltiche. È questo il tragitto che andrebbe ad unire tutte e dieci le mete che Lonely Planet, per l’edizione 2024 dei “Best in Travel”, suggerisce per chi vuole praticare turismo sostenibile e “green”.

Dieci mete turistiche “green”

Partendo dalla vecchia Europa, la storica casa editrice suggerisce – ad esempio – di visitare la Spagna, ed in particolare il Jardín del Turia di Valencia, uno dei parchi naturali urbani più grandi, frutto della trasformazione del letto del fiume Turia in un  parco da visitare a piedi o in bicicletta. Sempre in Spagna, o meglio in Spagna ed in Portogallo, Lonely Planet suggerisce il “Cammino Portoghese”, antico percorso di pellegrinaggio che ora è diventato un’idea di viaggio lento, da percorrere a piedi, a cavallo o in bicicletta prendendosi il giusto tempo e godendo dei paesaggi e dei luoghi che si scoprono lungo la strada. Oppure, sempre rimanendo in Europa, la guida turistica propone di visitare il Galles, paese tra i più attenti alle politiche di sostenibilità, che hanno permesso di avere a disposizione una infrastruttura ferroviaria di prim’ordine, che consente d visitare il territorio, verde ed incontaminato.

Tra le altre, suggestive mete proposte dal “Best in Travel” c’è il Sud America: l’Ecuador, paese tra i più ricchi di biodiversità ben tutelate dalle istituzioni. Sono infatti 26 le macro aree protette che il paese latinoamericano offre al turista desideroso di immergersi in contesti naturali incontaminati. Per non parlare della Patagonia, con un itinerario che si snoda tra Cile ed Argentina: parchi, zone protette ed aree ripopolate di flora e fauna selvatica. Tra le mete suggerite ci sono i ghiacciai del Parque Nacional Los Glaciares in Argentina, in rapido scioglimento, e il trekking “Los Dientes de Navarino”, in una delle zone più a sud del pianeta.

Come detto, il “Best in Travel” di Lonely Planet, tra le dieci mete “sostenibili”, inserisce anche la Groenlandia, il Giappone (l’isola di Hokkaido in particolare), l’isola di Palau in Micronesia, i cosiddetti “Sentieri Baltici” in Lituania, Estonia e Lettonia, ed il Sudafrica.

Che fine ha fatto l’Italia?

Destinazioni suggestive e meravigliose, certamente meritevoli di una visita, se possibile. Ma, leggendo l’elenco proposto dal “Best in Travel”, colpisce il fatto che non sia inserita nemmeno una località in Italia. E non è una considerazione “nazionalistica” o “sovranista”, che magari in questa fase politica sarebbe anche più semplice proporre. È una riflessione che nasce dai dati e dalla consapevolezza di quello che il nostro paese offre, o potenzialmente potrebbe offrire, in termini di turismo “green”.

Partendo, ad esempio, dalla biodiversità: l’Italia è il paese europeo che ne presenta il livello maggiore, soprattutto in relazione a determinate specie di piante od animali. A questa caratteristica si unisce quella dell’attrattività culturale, che naturalmente non è “di per sé” sostenibile, ma lo diventa se la fruizione dell’enorme offerta di cultura che l’Italia propone ai turisti diventa sempre più sostenibile. Tra l’altro, proprio in una guida “Best in Travel”, quella del 2023, una meta nel nostro paese era segnalata: si trattava dell’Umbria, segnalata addirittura come destinazione migliore nella sezione “Sapori”.

Enorme potenziale da sfruttare meglio

L’Umbria era descritta come luogo di natura e cultura: una natura rigogliosa ed evocativa, ed una offerta culturale di altissimo livello ed interesse. Ma, come sappiamo bene, tutta l’Italia è così: e allora, cosa manca affinchè le nostre località entrino di diritto tra le mete più ambite per chi vuole praticare turismo sostenibile?

L’intermodalità “totale”, ad esempio, cioè la possibilità di potersi spostare con facilità utilizzando reti di trasporto green: treni, piste ciclabili, car sharing elettrico diffuso capillarmente sui territori. Più in generale, è necessario puntare con decisione agli obiettivi che vengono posti dal Global Sustainable Tourism Council (GSTC), l’ente certificatore del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep) e dell’Organizzazione Mondiale del Turismo (Unwto). Il GSTC si occupa di definire le linee guida per la sostenibilità del settore turistico ed emette certificazioni per territori o aziende turistiche: il turismo è sostenibile e responsabile in base al suo impatto sociale, economico e ambientale presente e futuro.

Per essere sostenibile, il turismo dev’essere quindi in grado di soddisfare le esigenze dei visitatori, rispettando l’ambiente e favorendo uno sviluppo – a sua volta sostenibile – delle comunità locali. Il GSTC ha già “certificato” come sostenibili alcune località italiane: Siena, ad esempio, prima città d’Italia a ricevere questo tipo di attestazione. Ce ne sono poi altre: dalla Valsugana al sud della Sardegna, dall’Alta Badia alle montagne di confine della Sella Nevea, tra Tarvisio e la Slovenia. Ma un paese con il nostro potenziale – naturale e culturale – deve necessariamente fare meglio: e allora, forse, anche Lonely Planet avrà meno reticenze ad inserirci tra i luoghi migliori per chi vuole vivere esperienze di viaggio all’insegna della sostenibilità.