NUOVI MODELLI PER COMBATTERE IL CONSUMO DEL SUOLO

In Italia ogni anno circa 60 km quadrati di suolo naturale o agricolo vengono cementificati, un danno inestimabile per l’ambiente e il clima. La Lombardia è la Regione che consuma più suolo, ma quest’anno il record spetta a Roma.

AMBIENTE
Thais Palermo
NUOVI MODELLI PER COMBATTERE IL CONSUMO DEL SUOLO

In Italia ogni anno circa 60 km quadrati di suolo naturale o agricolo vengono cementificati, un danno inestimabile per l’ambiente e il clima. La Lombardia è la Regione che consuma più suolo, ma quest’anno il record spetta a Roma.

Il suolo è una risorsa ambientale non rinnovabile che, oltre a regolare tutti i cicli ambientali, è anche fonte della nostra alimentazione. Eppure, ogni anno in Italia circa 60 km quadrati di suolo naturale o agricolo viene ricoperto da cemento o asfalto, pari a due metri quadri al secondo, con conseguenze infauste per l’ambiente e il clima. Se da un lato l’impermeabilizzazione del terreno aumenta il pericolo idraulico dei territori, dall’altro l’ambiente subisce le conseguenze del mancato stoccaggio nel suolo di circa tre milioni di tonnellate di carbonio.

Se consideriamo che sono proprio i centri urbani e periurbani a generare il 70% delle emissioni globali, risulta evidente la necessità di ripartire da questi territori per convertire la situazione attuale. Situazione che è anche riflesso di un modello di sviluppo venduto per anni come la nuova frontiera del progresso. Dieci anni fa, a Roma c’era la corsa al più grande centro commerciale d’Europa. Ogni centro commerciale che apriva era più grande di quello precedente, ha ricordato Luca Montuori, ex Assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, in questo reportage dell’ISPRA sul consumo del suolo a Roma e Milano

La Regione che ha consumato più suolo in Italia è stata la Lombardia ma spetta a Roma il record del Comune italiano che ha più incrementato la superficie artificiale nell’ultimo anno: ben 123 ettari di cemento colato. Cave, luoghi di scarica, edilizia, trattamento rifiuti, capannoni per lo sviluppo della logistica della grande distribuzione o dei nuovi players del commercio elettronico. Sono i principali fattori che hanno causato la perdita di suolo naturale a Roma. Oggi si cerca di correre ai ripari con un nuovo modello di sviluppo, circolare e non più lineare, che utilizzi e riconverta aree già costruite invece di consumare altro suolo, e che investa sulle infrastrutture verdi e blu, come parte della costruzione di città più verdi e resilienti.

La pianificazione territoriale del futuro tra sfide e opportunità 

Tra le sfide per la rigenerazione del suolo in Italia certamente c’è la mancanza di una legge nazionale sul tema. Le differenti norme regionali spesso sono in contraddizione tra loro su aspetti fondamentali, a partire dalla definizione stessa di ‘consumo di suolo’.  Questa frammentazione può mettere a repentaglio l’intero ecosistema nazionale, che è minacciato anche da leggi urbanistiche datate. Quello della pianificazione territoriale è difatti un terreno scivoloso su cui però si gioca il futuro del Paese, soprattutto in un momento di rilancio come l’attuale, che si esprime sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Piano che, per molti esperti, è una vera e propria occasione mancata in quanto non prevede impegni per limitare la degradazione delle terre in Italia.

Fino a quando non ci sarà una normativa integrale sull’argomento, è più che mai necessario realizzare un lavoro di sensibilizzazione sia della cittadinanza sia degli amministratori locali e dei professionisti che si dedicano alla pianificazione territoriale sugli impatti negativi causati dal consumo del suolo sull’ambiente e sui nuovi modelli di pianificazioni che possono fin da ora essere messi in atto per convertire la situazione attuale.

Tra i modelli possibili per una rigenerazione urbana resiliente c’è quello dell’integrazione dell’analisi dei sistemi naturali negli scenari di pianificazione e rigenerazione urbana. In questo senso, quelle reti di aree naturali e seminaturali come parchi, orti, fiumi, canali, capaci di fornire una serie di servizi ecosistemici e di produrre benefici ambientali, economici e sociali – le cosiddette Infrastrutture Verdi e Blu – giocheranno un ruolo fondamentale nella riformulazione delle città contemporanee. L’insieme dei “Servizi Ecosistemici” generato da queste infrastrutture va dal sequestro di carbonio alla conservazione della biodiversità, passando per il benessere psico-fisico dei cittadini.

Creare condizioni di naturalità, rafforzare la biodiversità, aumentare le dotazioni di verde, anche attraverso la riorganizzazione delle forme dello spazio pubblico, per puntare ad avere più aree naturali sono solo alcune delle sfide che dovrà affrontare il pianificatore del presente e del futuro.