“OASI DI PACE” NEL CUORE DI ISRAELE

Nel cuore dello Stato di Israele un kibbutz fa sperare in un avvenire pacifico.

APPROFONDIMENTO
Andrea Maddalosso
“OASI DI PACE” NEL CUORE DI ISRAELE

Nel cuore dello Stato di Israele un kibbutz fa sperare in un avvenire pacifico.

Talvolta e soprattutto nella a noi contemporanea società, si pensa sempre che i problemi o ancora peggio i conflitti che gli stati si trovano ad affrontare siano in qualche modo un riflesso e una condizione condivisa anche da tutta la popolazione o quantomeno dalla gran parte di essa, come un sentimento che va per la maggiore.

Se guardiamo adesso la situazione tragica su cui riversa la zona che dopo la sua costituzione si trova in perenne conflitto religioso, quella tra Israele e Palestina, la famigerata striscia di Gaza, siamo quasi tentati di dare per scontato che sia gli Israeliani che i Palestinesi intesi come popolo siano d’accordo all’unanimità sull’essere reciprocamente ostili o come quello a cui assistiamo oggi di guerreggiare in una situazione di stallo offensivo che dura da ormai molti decenni e che oggi vediamo esplodere in un conflitto armato in cui Israele si trova a svolgere il ruolo di occupante e la Palestina di occupata.

Ma in assoluta controtendenza a questo “status” di cose, c’è un villaggio tra Gerusalemme e Tel Aviv che costituisce un “unicum” in tutto il Medio Oriente, dove convivono e anzi crescono e condividono quasi tutto tra loro circa 80 famiglie tra ebraiche ed arabe.

Il villaggio si chiama “Neve Shalom Wahat al Salam” che per entrambe le lingue, ebraica e araba, significa “Oasi di Pace”, un “kibbutz” che si trova nel cuore dello Stato di Israele.

Questo villaggio cooperativo ha la peculiarità di essere stato fondato nel 1972 da un egiziano di nome André Hussar, di fede ebraica che si convertì al cattolicesimo per farsi frate domenicano con il nome di fra Bruno.

Tutti i cittadini sono di cittadinanza israeliana e oltre alla pacifica convivenza all’interno del villaggio c’è persino una scuola i cui membri per metà ebrei e arabi hanno superato un corso di sostegno al superamento dei conflitti.

La scuola i cui programmi sono aperti ai cittadini di tutte le età, si nutre di un obbiettivo che ne è il nucleo fondativo e riguarda il portare tutti allo stesso livello di conoscenza della lingua e della cultura dell’altro. Questo rappresenta un atteggiamento e un’azione con cui si cerca di favorire una cultura generale che eviti la disumanizzazione del prossimo e soprattutto oggi si cerca di trovare delle soluzioni per porre fine a questa guerra disastrosa sul piano intellettuale ed umano.

In Italia c’è pure un’associazione, “Amici di Neve Shalom Wahat al Salam” che sostiene l’ambizioso progetto di questo villaggio che tenta con l’ascolto e la valorizzazione della cultura dell’altro di sensibilizzare e aiutarsi a superare il momento tragico che stanno vivendo.