OLIMPIADI INVERNALI: A RISCHIO LE PISTE DA SCI

Entro il 2080 gli atleti potrebbero non avere più una località adatta e sicura: la Terra potrebbe diventare troppo calda per i Giochi.

AMBIENTE
Monica Riccio
OLIMPIADI INVERNALI: A RISCHIO LE PISTE DA SCI

Entro il 2080 gli atleti potrebbero non avere più una località adatta e sicura: la Terra potrebbe diventare troppo calda per i Giochi.

Secondo uno studio della Università di Waterloo pubblicato sulla rivista scientifica Taylor & Francis il mondo sportivo sta correndo il rischio di non poter più organizzare le Olimpiadi invernali: senza drastiche riduzioni delle emissioni di gas serra, infatti, il cambiamento climatico minaccia i futuri Giochi Olimpici invernali perché molte delle località chiamate a organizzarli potrebbero essere, per allora, troppo calde per ospitarne gli eventi e le competizioni.

Lo studio, in particolare, prende in considerazione e mostra le proiezioni dei dati climatici fino al 2080 e emette una sorta di sentenza ovvero che se la produzione di emissioni continuerà costante sul trend che sta seguendo in questi anni, entro il 2080 – quindi a quattordici edizioni delle Olimpiadi invernali da oggi – tutte le città che nel passato hanno ospitato un’edizione non sarebbero in grado di rifarlo. Tutte tranne una: Sapporo, in Giappone. E se fa caldo al Circolo Polare Artico, immaginate a Torino, che le ha ospitate nel 2006, o a Milano, dove saranno nel 2026.

Per colpa del cambiamento climatico sarà, dunque, sempre più difficile individuare città ospiti con condizioni di neve e temperature tali da garantire non solo lo spettacolo ma anche (soprattutto) la sicurezza degli atleti.

Daniel Scott, scienziato dell’Università di Waterloo che ha curato questo studio, è partito consultandosi con l’élite di atleti e allenatori per capire quali fossero a loro avviso gli indicatori climatici che non garantiscono che le gare si svolgano in condizioni sicure e eque. Dalle risposte dei 399 partecipanti, i ricercatori hanno concluso che a mettere a rischio i giochi sono temperature troppo basse o troppo alte, la pioggia, la neve bagnata e la scarsa copertura nevosa.

Possiamo salvare le Olimpiadi invernali? Secondo Scott, “se il mondo cominciasse a seguire i dettami dell’Accordo di Parigi del 2015 non saremmo così a rischio di non avere più i Giochi”. Ma già da Pechino 2022 atleti e allenatori si sono accorti degli effetti che il cambiamento climatico sta avendo sul loro sport. Molte delle competizioni non avvengono più con la stessa regolarità di prima, proprio perché non ci sono le condizioni climatiche.

In un campo come quello degli sport invernali la tecnologia gioca un ruolo fondamentale per “sorvegliare” e in qualche modo tentare di mitigare il cambiamento climatico, in piccolo. Uno degli esempi più classici è la neve artificiale sparata da cannoni, che sostituisce la neve naturale. Che è anche più solida, si ghiaccia più velocemente e di conseguenza diventa una superficie più veloce, scivolosa e soprattutto rischiosa: gli infortuni su neve artificiale sono molto più gravi che sulla neve naturale – si parla addirittura di ossa rotte. E poi – ovviamente – fa molto più caldo. Durante le Olimpiadi invernali del 2014 a Sochi, in Russia, gli sciatori sudavano come sudano i maratoneti che corrono quando ci sono 32°. Ma la situazione è difficile anche per le Olimpiadi estive: se quelle di Tokyo sono state le più ecosostenibili, sono anche state tra le più calde e umide. Ormai da anni per garantire lo svolgimento dei Giochi olimpici e delle altre competizioni di sport invernali le città ospitanti mettono in campo misure estreme. Se a Vancouver nel 2010 trasportavano la neve con gli elicotteri sulle piste, per far gareggiare a Sochi nel 2014 si era conservata la neve dell’anno precedente. A Pechino 2022, le gare sono quasi interamente su neve artificiale, ottenuta consumando milioni di litri di acqua.

Analizzando le condizioni climatiche delle località delle passate edizioni nel tempo, gli scienziati hanno visto che la frequenza con cui si erano presentate condizioni inadatte alla competizione è aumentata negli ultimi 50 anni e che, per i livelli attuali di emissioni di gas serra, la tendenza continuerà. Secondo questo modello entro la fine del secolo solo una delle 21 località del passato avrà ancora i requisiti minimi per garantire il buon svolgimento delle Olimpiadi invernali: Sapporo, in Giappone. Per l’Europa, invece, le previsioni non sono rosee: anche se si riuscisse a rispettare l’accordo sul clima di Parigi a metà del secolo solo Albertville in Francia (oltre 2mila metri sul livello del mare, dove si svolse l’edizione del 1992) rimarrebbe abbastanza affidabile.

“Nessuno sport può sfuggire agli impatti del clima che cambia – ha commentato Scott – il raggiungimento degli obiettivi dell’accordo di Parigi è fondamentale per salvare gli sport sulla neve così come li conosciamo e garantire che ci siano luoghi in tutto il mondo dove ospitare le Olimpiadi invernali”.