ORTI MARINI DI POSEIDONIA OCEANICA CRESCONO

Una sperimentazione in vasca di uno speciale filamento biodegradabile che aiuta la pianta marina ad attecchire e crescere per poi decomporsi sul fondale.  Una soluzione innovativa,  tecnologicamente avanzata e sostenibile.

AMBIENTE
Susanna Bagnoli
ORTI MARINI DI POSEIDONIA OCEANICA CRESCONO

Una sperimentazione in vasca di uno speciale filamento biodegradabile che aiuta la pianta marina ad attecchire e crescere per poi decomporsi sul fondale.  Una soluzione innovativa,  tecnologicamente avanzata e sostenibile.

Una rete speciale in bioplastica biodegradabile aiuterà le talee di Posidonia oceanica ad attecchire per crescere e così ripopolare aree marine in cui la pianta acquatica – nota anche come la ‘sentinella’ del Mediterraneo perché la sua presenza è indicativa delle biodiversità –  è scomparsa. La sperimentazione di questa rete, il cui compito è di aiutare la Posidonia a svilupparsi e poi ‘sparire’ biodegradandosi sul fondale marino, è in corso all’Acquario di Livorno in una vasca che riproduce le condizioni dell’habitat marino in cui la pianta vive. Il progetto è partito nel 2016  quando A.S.A. SpA, l’azienda di servizi ambientali di Livorno, stava progettando un impianto di dissalazione dell’acqua di mare all’isola d’Elba.

I lavori avrebbero interessato la prateria di Posidonia oceanica ed erano previste operazioni di trapianto. La questione dei supporti che avrebbero dovuto accompagnare il radicamento delle piante trasferite ha creato le condizioni perché si formasse un gruppo di lavoro con competenze trasversali per la ricerca di una soluzione innovativa, tecnologicamente avanzata e sostenibile. Il team ha riunito il Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Pisa e l’ISPRA, nel 2019 l’Acquario di Livorno e il Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, e più recentemente l’azienda tessile Coatyarn Srl, per la tecnologia che permette di dar vita al filamento biodegradabile di cui è fatta la rete.

La Professoressa Maurizia Seggiani, ingegnera chimica esperta di bioplastiche e docente del Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Pisa, racconta come si è giunti a individuare il materiale adatto all’obiettivo: “La ricerca per individuare quale materiale fosse più idoneo allo scopo è iniziata già da alcuni anni – spiega – e alla fine abbiamo selezionato il polibutilene succinato-co-adipato, noto con la sigla PBSA. L’azienda Coatyarn ha sviluppato la tecnologia adatta a rivestire sottili filamenti di fibre di vetro con questo materiale plastico che ha la caratteristica di essere biodegradabile in ambiente marino, con tempi adeguati al radicamento della Posidonia. Con il posizionamento della rete in vasca con le talee adesso inizia la fase di attesa di un paio d’anni, il tempo che serve alla pianta marina per radicarsi e crescere e per verificare che piano piano la rete ‘sparisca’ decomponendosi sul fondale”.

All’inizio di questa avventura in fondo al mare ASA aveva contattato il Prof. Francesco Cinelli, già ordinario di Ecologia Marina e Scienza Subacquea dell’Università di Pisa, esperto di Posidonia oceanica. Insieme hanno dato vita alla creazione di alcuni ‘orti in fondo al mare’ utilizzando inizialmente una rete di ferro rivestita con monofilamenti di polipropilene, comunemente impiegata per questi scopi, ma non sostenibile a livello ambientale per l’impatto che le materie plastiche hanno dimostrato di avere sugli ecosistemi marini. Individuata la struttura resistente all’energia del mare, il passo successivo era quello di sostituire la petro plastica con la bioplastica e qui è giunto l’intervento della Prof.ssa Seggiani che con il suo staff stava già studiando l’uso di biopolimeri per applicazioni sul suolo e in mare. ”Tengo a precisare che in questo caso il PBSA utilizzato è una bioplastica prodotta da fonti rinnovabili e biodegradabile in acqua marina e anche nel suolo, tant’è che – sottolinea la studiosa – sono possibili altre future applicazioni del filamento ad esempio per creare le ‘reti’ che vengono utilizzate per il consolidamento del terreno naturale o la stabilizzazione dei pendii piantando alberi e piante”. Non è escluso che un altro settore interessato sia quello dell’itticoltura. L’applicazione di questo materiale risulta essere un importante passo avanti nella ricerca e nella tutela ambientale.