PARTIAMO VERSO MARTE SU UN'ASTRONAVE DI RIFIUTI

Può sembrare assurdo, ma è tutto vero: la Nasa ha lanciato un bando – “Waste to Base” – per individuare progetti che riciclino rifiuti da utilizzare per le missioni spaziali verso il Pianeta Rosso.

AMBIENTE
Alessio Ramaccioni
PARTIAMO VERSO MARTE SU UN'ASTRONAVE DI RIFIUTI

Può sembrare assurdo, ma è tutto vero: la Nasa ha lanciato un bando – “Waste to Base” – per individuare progetti che riciclino rifiuti da utilizzare per le missioni spaziali verso il Pianeta Rosso.

In volo nello spazio su un missile fatto di spazzatura: non stiamo pensando a un romanzo ispirato alle opere di Jules Verne, né a una sceneggiatura di un “B Movie” di fantascienza. Stiamo parlando di un bando della Nasa, l’agenzia spaziale degli Stati Uniti, che sta chiedendo progetti, strategie o metodologie per utilizzare materiali riciclati nelle missioni spaziali verso Marte (con equipaggio umano). I viaggi spaziali verso il Pianeta Rosso sono un obiettivo su cui si sta lavorando ormai da tempo e che – almeno secondo le date comunicate dallo stesso Ente Spaziale – dovrebbero diventare realtà nel giro di qualche anno. Waste to Base”, è questo il nome del progetto di bando rivolto a ricercatori “di età pari o superiore ai 18 anni”.

Sostenibilità ambientale raggiunta attraverso lo sviluppo tecnologico, per portare l’uomo tra le stelle rispettando gli ecosistemi e le specificità ambientali che si vanno ad esplorare ed eventualmente a colonizzare. Contribuendo anche a migliorare l’ambiente della nostra casa, la Terra: è questo il senso del bando lanciato dalla Nasa, che si rifà ad una precisa linea di condotta e ad un ben definito approccio metodologico. Era il 1979 quando veniva adottato il cosiddetto “Moon Agreement” –  “Accordo regolante le attività degli Stati sulla Luna e gli altri corpi celesti” – poi entrato in vigore l’11 luglio del 1984: fu quello il primo atto che vincolava l’essere umano ad un atteggiamento di rispetto per lo spazio e non solo: “Nell’esplorazione ed utilizzazione della Luna, gli Stati prenderanno misure per evitare di turbare l’esistente equilibrio ambientale, sia facendogli subire trasformazioni nocive, sia contaminandolo pericolosamente a causa dell’introduzione di materia estranea o in altro modo. Gli Stati prenderanno anche misure per evitare di degradare l’ambiente terrestre con l’introduzione di materia extra-terrestre o in altro modo.

Un impegno solenne che oggi un po’ ci fa sorridere (amaramente). Perché l’ambiente terrestre lo abbiamo degradato, e come! E non solo: anche rispetto allo spazio l’essere umano non è stato irreprensibile, considerata l’enorme quantità di rifiuti che l’uomo ha disseminato (tra satelliti dismessi e scarti tecnologici) da sessant’anni a questa parte. Ma se ieri abbiamo sbagliato, non è detto che lo si debba fare anche domani: è anche questo il senso del bando della Nasa, rivolto anche – e forse soprattutto – ai giovani. I ricercatori a cui è chiesto di presentare i loro progetti, come detto, devono avere “dai 18 anni in su”: ed è meraviglioso immaginare che, magari, un innovativo sistema di riciclo utile ad esplorare il cosmo possa essere realizzato da uno studente universitario.

D’altronde il progresso scientifico può avere un ruolo fondamentale per accelerare i processi di avvicinamento a modelli totalmente sostenibili, a livello ambientale ed energetico. Lo sviluppo tecnologico che caratterizza la ricerca aerospaziale è un settore da cui possono arrivare enormi contributi in materia di sostenibilità. E “Waste to Base” ne è un esempio.