“PER UNA MEDICINA NON SOLO AL MASCHILE”

Nella ‘Giornata Internazionale delle Donne e delle ragazze nella Scienza’, l’Accademia dei Lincei lancia un convegno sulla medicina di genere.

APPROFONDIMENTO
Maria Grazia Ardito
“PER UNA MEDICINA NON SOLO AL MASCHILE”

Nella ‘Giornata Internazionale delle Donne e delle ragazze nella Scienza’, l’Accademia dei Lincei lancia un convegno sulla medicina di genere.

Da Marie Curie, prima donna a vincere il premio Nobel nel 1903, a Rita Levi Montalcini, che identificò il fattore di accrescimento della fibra nervosa, premio Nobel nel 1986; da Rosalind Franklin, responsabile delle immagini del DNA (il merito però andò ai suoi colleghi maschi) a Lise Meiter, alla quale si deve la fissione nucleare e che iniziò le sue ricerche in uno scantinato, perché alle donne non era concesso entrare in un laboratorio, sono queste  solo alcune tra le  scienziate più importanti di sempre, a cui sono andati i riconoscimenti e i tributi di tutto il mondo scientifico e non.

E sono ancora tante e bravissime le scienziate, ma ancor  troppo spesso sconosciute. Per questo l’11 febbraio si celebra “La giornata delle donne e delle ragazze nella scienza”, istituita nel 2015 dalle Nazioni Unite.

Una giornata tesa a riconoscere i tanti traguardi raggiunti ma anche la lunga strada ancora da percorrere, perché se è vero che le laureate nelle discipline scientifiche sono il 45%, in questo ambito sono rappresentate per un terzo circa, sono meno pagate per le ricerche e fanno meno carriera degli uomini. Ma ancora molti orizzonti si aprono nelle scienze  per attenuare il gender gap, non solo in quanto soggetti ma anche come oggetti di ricerca.

Proprio per  sottolineare il valore della ricorrenza dell’11 febbraio,  l’Accademia dei Lincei,  affronta, lunedì 12 febbraio, dalle ore 10 in via della Lungara 203 a Roma, un convegno dal titolo “Per una medicina non solo al maschile”. Infatti per quanto possa sembrare sorprendente la ricerca medica e quella farmacologica non hanno presto la dovuta attenzione, finora, alle differenze esistenti tra la medicina maschile e quella femminile.

Evidenziato di recente da Silvia Garattini e Rita Banzi in un libro intitolato “Una medicina che penalizza le donne”, questo problema non può più essere sottovalutato, sia per la rilevanza in tema di salute delle donne, sia per le importanti ricadute sociali ed economiche.

I risultati scientifici suggeriscono che molti meccanismi, sia cellulari/molecolari, che percettivi/psicologici, sono diversi a seconda del sesso. La medicina deve aggiornare le sue procedure sia nella clinica che nella ricerca.

Il nostro incontro con le studentesse e gli studenti, fanno sapere dall’Accademia, si propone di rispondere alle seguenti domande:

  • Il cervello delle donne è diverso da quello degli uomini?
  • Come cambiare le procedure di ricerca per sviluppare una medicina personalizzata?
  • Come migliora la salute utilizzando terapie personalizzate per pazienti maschi e femmine?
  • Qual è il beneficio economico e in generale il welfare che si otterrebbe applicando una medicina di genere?
  • Quale migliore occasione della giornata internazionale dedicata alle donne e alle ragazze nella scienza per segnalare la necessità di eliminare una inaccettabile discriminazione che le penalizza in un campo cruciale come il diritto alla salute?

Domande difficili? Forse, ma certo di grande attualità se anche  l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Ocse) ha introdotto proprio il concetto di ‘medicina di genere’, definendolo come lo studio dell’influenza delle differenze biologiche (definite dal sesso) e quelle socio-economiche e culturali (definite dal genere) sullo stato di salute e malattia di ogni persona.