PIANIANO, IL BORGO DI 14 ABITANTI CHE SOGNA DI RINASCERE

Un minuscolo borgo medievale tra la Tuscia e la Maremma. Un paesaggio incontaminato, un luogo senza tempo racchiuso tra mura castellane che rivive tra arte e artigianato.

TURISMO
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Monica Riccio
PIANIANO, IL BORGO DI 14 ABITANTI CHE SOGNA DI RINASCERE

Un minuscolo borgo medievale tra la Tuscia e la Maremma. Un paesaggio incontaminato, un luogo senza tempo racchiuso tra mura castellane che rivive tra arte e artigianato.

Unica frazione del Comune di Cellere (Viterbo), da cui dista 5 chilometri, il piccolo borgo di Pianiano conta oggi 14 abitanti (e tre gatti). Arrampicato su una collina circondata da uliveti, è un piccolo gioiello in un paesaggio incontaminato. Le persone che hanno scelto di vivere qui sono state affascinate da un luogo senza tempo, dove il silenzio conserva ancora la sua voce. Un fascino che conquista il viaggiatore alla ricerca di esperienze autentiche di un’Italia a torto considerata minore.

La Storia
La storia documentabile di Pianiano è molto simile a quella di Cellere, con la quale confina. Le prime notizie certe relative a Pianiano risalgono al 1214, anno in cui risulta sottomesso a Viterbo e nel 1270 compare soggetto a Tuscania. A partire dal 1400 venne inglobato sotto i domini della famiglia Farnese. Intorno al 1600 il paese, a causa della malaria, si spopolò, fino a rimanere abbandonato a metà del Settecento. Fu ripopolato, grazie alla politica di papa Benedetto XIV, da immigrati albanesi di Scutari (212 persone).

Storia e leggende
Il Borgo di Pianiano presenta le caratteristiche della tipica cittadella etrusca arroccata su una rupe con fossi sottostanti. Le leggende su quell’epoca raccontano della monumentale tomba di una principessa Rasenna persa sotto i suoi tufi. Il toponimo Plandianum si fa risalire al latino Planium Dianae, consacrazione forse alla dea della caccia e dei boschi. Effettivamente, nonostante oggi Pianiano sia la porta sud della Maremma, fu un territorio silvano fino all’epoca moderna. Un’altra leggenda vuole l’attribuzione ad una sua bellissima e mitologica sovrana guerriera. Il racconto narra come la principessa Diana, guidata da un mistico richiamo, trovò per prima le antiche tombe degli Etruschi nella Valle del Fiora e ne portò i sarcofagi nella chiesetta del Castello.

Pianiano è un borgo racchiuso entro le mura castellane. Fu un feudo degli Orsini di Pitigliano, dato in dote a Girolama per le sue nozze con Pierluigi Farnese. Da quel momento entrò nei possedimenti del casato gigliato e del Ducato di Castro. L’accesso al Borgo era controllato da una doppia porta alle estremità del Ponte, in seguito interrato, di cui oggi però ne è ancora visibile il profilo. Dalla porta del Ponte, la pianta del palazzo signorile seguiva il lato ovest della rupe, con un cortile corrispondente all’attuale largo principale, a cui vi si poteva accedere dalla porta est. Dalla strada che conduce a Cellere si possono ancora vedere le arcate del suo loggiato. La chiesa di San Sigismondo Martire è di origine altomedievale. Dell’antica struttura rimane l’abside e parte di una colonna del disperso baldacchino dell’altare, riutilizzata come paracarro durante la ristrutturazione settecentesca del Borgo. Infatti nel corso dei secoli la chiesa fu ampliata e girata di 90°. Al suo interno è apprezzabile una tela settecentesca detta “Madonna degli Albanesi”.

Pianiano fu abbandonata sul finire del XVII secolo per la malaria che lo infestava, portata dagli acquitrini sfuggiti di mano allo sfruttamento degli incolti di epoca medievale. Nel 1729 il Borgo e le sue terre furono annesse alla Comunità di Cellere. Pianiano tornò ad essere abitato da una colonia di oltre 200 rifugiati cristiani provenienti dall’Albania ottomana, cui papa Benedetto XIV nel 1754 ne assegnò il feudo. Provenivano dalla città e dalla provincia di Scutari (Skodra), ed alcune famiglie dall’attuale Montenegro, allora territorio turco-albanese. Al loro insediamento trovarono il Borgo completamente in rovina e fagocitato dalla vegetazione delle boscaglie attorno. Nel giro di pochi anni lo ristrutturarono ed iniziarono a disboscare i terreni dell’antico feudo, avviando quel processo di trasformazione del paesaggio -da silvano ad agricolo- che terminò negli anni ’50 del Novecento con le opere di bonifica ed assegnazione di terre dell’Ente Maremma.
Nell’epoca d’oro del brigantaggio, Pianiano vide dare i natali al leggendario brigante Domenico Tiburzi, che con i suoi vent’anni di latitanza nelle macchie castrensi si meritò l’appellativo di “Re del Lamone”.

Cosa fare nei dintorni
TERME DI VULCI
Nel momento in cui arrivate alle Terme di Vulci vi accorgete che questo posto magico, incorniciato dalla natura, al confine fra Lazio e Toscana, è fermo nel tempo. Rilassatevi e lasciate che le acque calde naturali agiscano sul vostro corpo e la vostra anima. Un magnifico specchio d’acqua con quattro grandi piscine in cui si passa da 42°C a 30°C, la prima “ferrosa” e le altre diverse nel colore ma non nelle proprietà benefiche. Con tre ulivi al centro della piscina principale, le pietre locali, il legno e le forme sinuose, le Terme si amalgamano esattamente col paesaggio circostante. Immergersi nell’acqua calda, guardando il panorama straordinario della Maremma, è un’esperienza inenarrabile. Una perfetta gita giornaliera, a poco più di un’ora da Roma, 20-30 minuti dal mare e dal lago di Bolsena, nei pressi del Parco naturalistico e archeologico di Vulci. Se però avete tempo per una vacanza di benessere, cultura e buon cibo, dopo il tramonto che sembra dipinto, preparatevi a uno spettacolo ormai raro: la vista del cielo stellato. Alle Terme di Vulci si nuota anche nella Via Lattea.

LAGO DI BOLSENA
Il lago di Bolsena, il più grande d’Europa tra quelli di origine vulcanica, si trova al centro di un territorio ancora intatto dal punto di vista ambientale, dove la storia ha lasciato profonde tracce. Per questo motivo è stato scelto come elemento centrale di uno dei sistemi museali che la Regione Lazio ha promosso, allo scopo di favorire lo sviluppo di iniziative culturali unitarie nell’ambito di comprensori tra loro omogeneei.

MUSA
Dal 2017, ogni mese di luglio, in collaborazione con La Proloco di Cellere e con il sostegno di alcuni sponsor privati, a Pianiano si organizza “Musa”, un festival di musica, arti e spettacolo, patrocinato anche dalla Regione Lazio, che richiama appassionati da tutta Italia e dall’estero.

Come arrivare
Pianiano si trova sulla strada che da Vulci porta a Ischia di Castro (Viterbo).

Riferimenti
www.borgodipianiano.com