PIANTARE ALBERI PUO' ESSERE ANCHE DANNOSO

Nonostante sia considerata un’iniziativa utile nella lotta al cambiamento climatico, l’introduzione di nuove specie arboree non sempre si rivela l’opzione migliore per l’ambiente. L’equilibrio di Madre Natura è ben più complesso.

AMBIENTE
Pamela Preschern
PIANTARE ALBERI PUO' ESSERE ANCHE DANNOSO

Nonostante sia considerata un’iniziativa utile nella lotta al cambiamento climatico, l’introduzione di nuove specie arboree non sempre si rivela l’opzione migliore per l’ambiente. L’equilibrio di Madre Natura è ben più complesso.

Non basta piantare alberi per risolvere la crisi climatica. È il messaggio di Ariel Maldonado, artista e educatrice ambientale californiana, contenuto in uno dei suoi recenti articoli presenti sulla pagina Instagram gogreensavegreen. Creata dalla stessa Ariel nel 2018, la pagina oggi vanta oltre 61.000 follower.

La messa a dimora di specie arboree è spesso considerata, seppure a torto, la soluzione per affrontare le conseguenze dannose del cambiamento climatico, tra cui la perdita della biodiversità, la deforestazione di alcune aree e l’immissione di CO2 nell’atmosfera. Lo pensano alcune imprese il cui slogan “Acquista uno dei nostri prodotti e noi, con il ricavato pianteremo un albero” è senza dubbio una proposta allettante, rassicurante che “alleggerisce la coscienza”. Perché con un minimo sforzo, ci fa sentire parte di quel vasto movimento per il cambiamento climatico a sostegno della tutela dell’ambiente. Tanto più in un periodo, come quello odierno, in cui gli studi in materia sono in crescita esponenziale e con essi la preoccupazione collegata all’impatto del cambiamento climatico, la cosiddetta “eco-ansia”. Mostrarsi eco-coscienziosi, insomma, è diventato popolare.

Eppure, come in altri ambiti, neanche in questo è possibile applicare una visione manichea; per affrontare il cambiamento climatico occorrono soluzioni basate su studi e ricerche basate su dati scientifici.

Perché piantare alberi non è la panacea di tutti i mali

I progetti di piantumazione sono indubbiamente ispirati dalle migliori intenzioni; tuttavia, se condotti senza criterio, non aiutano a risolvere l’emergenza climatica, anzi possono perfino aggravarla. Simili iniziative richiedono la comprensione del funzionamento degli ecosistemi che dipendono dalla biodiversità. Ecco perché proteggere la biodiversità è cruciale: Madre Natura ha creato le condizioni affinché vegetali e animali convivano e interagiscano in relazioni reciprocamente vantaggiose. In un equilibrio che rimuovendo alcuni esemplari indigeni o aggiungendone di estranei, viene inevitabilmente alterato e con esso l’intero ecosistema. Caso esemplare è quello dei calabroni giganti asiatici (conosciuti anche come “calabroni omicidi”). Portati ​​ negli Stati Uniti dall’Asia orientale e dal Giappone per tenere sotto controllo il numero di api, questi insetti nel 2020 hanno causato la distruzione di intere popolazioni che, non avendo mai incontrato questo tipo di predatore prima, non sono state in grado di difendersi. E con la morte delle api è venuto meno anche quel processo fondamentale a loro attribuito che è l’impollinazione, a prezzo di notevoli danni per l’ambiente.  Danni causati non solo dall’introduzione di specie estranee o la sottrazione di quelle locali, ma anche dalle foreste monocolturali, responsabili della perdita di biodiversità. Un esempio su tutti le colture di olio di palma.

Consigli per una piantumazione ecosostenibile

Come suggerisce Ariel Maldonado, per verificare se un’iniziativa di piantumazione di alberi promossa da un’azienda è utile all’ambiente e sostenibile è buona abitudine fare delle ricerche sul sito web dell’azienda stessa, cercandovi informazioni e documentazione (inclusi video e fotografie). Il criterio è semplice: se da queste fonti è possibile trovare risposta alle seguenti domande riguardanti le specie arboree piantumate, allora il progetto può esser considerato valido. I quesiti da porsi sono:-Dove vengono piantate? In un’area colpita dalla deforestazione per facilitare il suo recupero?

-Chi si occupa della piantumazione? Tra questi ci sono i dipendenti all’interno dell’azienda? In caso positivo, se ne occuperanno anche negli anni a venire?  O sono piantati da esterni?
-Come vengono curate?
-Le comunità locali sono coinvolte nel processo?
-Quali specie sono piantate, quante e in base a quali criteri vengono scelte?
-Si tratta di specie indigene?
-Esiste una sufficiente diversità che consente la sopravvivenza degli ecosistemi originari o precedentemente esistenti?

Questo e altri articoli che trattano di cambiamento climatico sono disponibili sulla pagina Instagram gogreensavegreen, creata con l’intento di educare le persone sulle cause e conseguenze del cambiamento climatico, l’impatto nocivo dell’uomo, suggerendo azioni correttive e stili di vita rispettosi dell’ambiente. Insomma una volta informati dei danni che causiamo, non possiamo far altro che intervenire concretamente per eliminarli o ridurli il più possibile.

Per la giovane attivista californiana istruire le persone è un’esperienza gratificante: ispirarle, accompagnarle verso il cambiamento, in un percorso che richiede impegno nella ricerca di schemi alternativi e un necessario investimento in termini di tempo, ma che è per lei fonte di grande soddisfazione. Soprattutto quando agli sforzi seguono i risultati. Oggi l’educazione del pubblico, non consiste più nel diffondere la consapevolezza o nel sensibilizzare gli individui ma nell‘incoraggiarli all’azione. È questo l’unico approccio per affrontare adeguatamente le questioni ambientali. Dalla pagina stessa è possibile accedere al sito web che offre un ampio materiale su tecniche di compostaggio, sul giorno in cui la Terra ha esaurito le risorse naturali dell’anno (il cosiddetto Earth Overshoot Day). E ancora il calcolatore della propria impronta ecologica, informazioni sull’ambientalismo intersezionale, concetto conosciuto soprattutto nei movimenti femministi, coniato nel 1989 dalla giurista e attivista americana Kimberlé Crenshaw, basato su una visione multidimensionale. Nel caso specifico dell’ambiente, un approccio interazionale in cui le persone e il pianeta vanno considerate nella loro complessità includendo i fattori sociali e razziali, spesso fonte di discriminazione.

Come avviene nell’arte dove lo spazio dell’uomo-spettatore e quello dell’oggetto si sovrappongono, anche nella relazione tra uomo e ambiente avviene lo stesso, con una compenetrazione, un’intersezionalità tra più dimensioni. Insomma la relazione dell’uomo con l’opera artefatta rispecchia quella dell’uomo con l’opera della natura. Ne deriva che riconoscere il senso di responsabilità umana in tutte le azioni che possono impattare il pianeta è imprescindibile. Chi volesse sostenere la missione di Ariel Maldonado, fornendo un contributo economico alla causa, può visitare la relativa pagina del sito web su e diventare “patron“. O semplicemente leggendo i suo articoli e ricerche e seguendone i suggerimenti. Già questo è sufficiente per far del bene a noi stessi e all’ambiente in cui viviamo.