PICO E IL RALLY ECOCOMPATIBILE

Un suggestivo borgo in provincia di Frosinone arroccato su una collina a ridosso del monte Pota, luogo perfetto per letterati e sportivi amanti dei rally

TURISMO
Monica Riccio
PICO E IL RALLY ECOCOMPATIBILE

Un suggestivo borgo in provincia di Frosinone arroccato su una collina a ridosso del monte Pota, luogo perfetto per letterati e sportivi amanti dei rally

Pico è un antico borgo medievale arroccato su una collina a ridosso del Monte Pota, nel Frusinate. Il suo nome ha origini celtiche, deriva infatti da “Pic” che significa “punta aguzza” e venne chiamato così, probabilmente, per lo sperone sul quale sorge. E’ immerso in un paesaggio verde circondato da colline con coltivazioni di ulivo e vite. Il paese è ricco di zone verdi, percorsi naturalistici e di un paesaggio naturale di grande respiro e suggestione, con la visione sullo sfondo dell’Abbazia di Montecassino e i monti innevati dell’Abruzzo. Pico è tra i “Borghi più belli d’Italia” ed è inserito nel Parco Naturale dei Monti Aurunci, inoltre è sede della XVI Comunità Montana Monti Ausoni.

L’interesse per la sostenibilità ambientale ha portato il Comune, unico Ente in Italia riconosciuto dall’ACI per l’organizzazione di eventi sportivi automobilistici, a rendere il proprio rally famoso a livello nazionale perché tra le tre gare di tale genere più antiche del Centro-Sud Italia e anche l’unico appuntamento del Campionato Europeo in collaborazione con il Rally di Roma Capitale, il primo rally in Italia ecocompatibile, progetto nato tre anni prima di quello che da quest’anno è portato avanti dalla FIA.

Storia

Le prime notizie del centro fortificato detto castrum Lupica, oppure Pica o Picanum, risalgono all’XI secolo, quando faceva parte della contea longobarda di Pontecorvo. Nel 1055 passò sotto il dominio dell’abbazia di Montecassino, a cui fu tolto nel 1066; sappiamo che nel 1091 il normanno Riccardo dell’Aquila si definisce conte di Pico. Nel 1123 ne era signore Riccardo Pignardo, che con l’inganno fece venire Leone, console di Fondi e il figlio Pietro e li imprigionò nella rocca di Pico per consegnarli a Riccardo di Carinola, allora duca di Gaeta. I due prigionieri furono liberati nel 1124, per ordine di papa Callisto II, dall’abate cassinese Oderisio che assediò e espugnò il castello e ricevette dal papa il dominio su Pico. L’anno dopo il dominio di Montecassino fu confermato da Giordano II, principe di Capua. A partire dal XVI secolo entrò a far parte dei possedimenti della casa Farnese per passare nel secolo XVIII nell’amministrazione degli Stati mediceo farnesiani.

Nelle ultimissime fasi della seconda guerra mondiale, gli abitanti del comune di Pico subirono diversi episodi riferibili alle marocchinate, stupri di massa compiuti dalle truppe algerine all’interno del contingente alleato francese. In totale furono stuprate nel comune 98 donne.

Onorificenze, Pico è Medaglia d’argento al merito civile: «Piccolo Comune sulla linea Gustav, occupato dall’esercito tedesco. Oggetto di numerosi bombardamenti e azioni di guerra subiva ottantuno vittime civili ed ingentissimi danni all’abitato e al patrimonio agrario. La popolazione, seppure provata dagli stenti e dalle sofferenze, seppe reagire e intraprendere la difficile opera di ricostruzione.»  — Pico (FR), 1943 – 1944

Da vedere

Non si hanno molte informazioni documentate circa il Castello che sovrasta il borgo di Pico. Si presume sia stato costruito intorno al XI secolo da Giovanni Scinto, signore di Aquino. Nel tempo, attorno alla fortezza, iniziarono a crearsi nuclei abitativi che diedero poi vita al centro urbano di Pico. Del Castello di Pico rimangono poche tracce che tuttavia riescono a conquistare i visitatori nonostante la loro evidente decadenza.

Due torri circolari svettano visibili all’interno della cinta muraria. Una di esse è decorata da un orologio di epoca rinascimentale. Se la parte esterna del Castello può essere visitata in qualunque momento, l’interno invece apre le sue porte solo in giorni ed orari fissati e per le cui date vi rimandiamo al sito del Comune di Pico.

 

Il luogo ideale per i letterati

Il borgo di Pico non è solo custode fedele del tempo passato ma, tra le sue strade e i suoi palazzi si può respirare cultura. Qui lasciarono traccia del loro passaggio Eugenio Montale che nella Elegia di Pico Farnese, scritta dopo aver fatto visita all’amico e scrittore Tommaso Landolfi, nativo di Pico, descrive il borgo come: “strade e scale che salgono a piramide, fitte d‘intagli, ragnatele di sasso (…)

 Non solo. Tra i palazzi ottocenteschi del centro storico, sorge la casa natia proprio del poeta e scrittore Tommaso Landolfi che definisce il paese natio come “un minuscolo borgo sperduto tra le montagne”.  Per divulgare la conoscenza di questo poeta attraverso i luoghi che lo hanno ispirato in vita, nel 2014 è stato realizzato il Parco Letterario Landolfi che si snoda lungo i vicoli del centro storico: dodici pannelli in legno, disposti lungo il centro storico e le aree montane più care allo scrittore. Il profondo legame tra il poeta e il borgo è ulteriormente suggellato tra Pico e Ronciglione, paese in cui lo stesso Landolfi è morto.

Come arrivare

Pico dista 108 km da Roma per un tempo di percorrenza di circa un’ora e 18 minuti. Per arrivare a Pico da Roma, prendere A90/E80. Seguire A1dir/E821 e A1/E45 in direzione di Via Caragno a Ceprano. Prendere l’uscita Ceprano da A1/E45, 50 min (86,6 km). Proseguire in direzione di SR82 fino a Pico.

Riferimenti

https://provincia.fr.it/contenuti/270488/pico-castello-farnese-tommaso-landolfi

https://borghipiubelliditalia.it/pico/

https://www.comune.pico.fr.it/