PLASMIAMOCI ADESSO

In Italia su dieci donatori di sangue solo tre sono donne, eppure sono le candidate ottimali per il plasma.

SALUTE
Beatrice Curci
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In Italia su dieci donatori di sangue solo tre sono donne, eppure sono le candidate ottimali per il plasma.

Donare è un gesto che fa del bene agli altri e a noi stessi. Anche perché permette di fare screening gratuiti, prevenzione e, se non bastasse, risponde a quel senso di collettività solidale di cui una società civile non deve e non può fare a meno. Inoltre è la garanzia che sempre, per chiunque, ci sarà il sangue giusto e disponibile per essere trasfuso in caso di occorrenza.

Non possiamo non sottolineare che le donazioni hanno vissuto e vivono ancora momenti di grande difficoltà: la pandemia ha ridotto in maniera drastica questa buona pratica e l’arrivo dell’estate come sempre diventa l’emergenza nell’emergenza. Le statistiche ci dicono infatti che ogni 2 secondi qualcuno ha bisogno di sangue e le trasfusioni rappresentano una terapia salvavita in numerose evenienze. Il sangue infatti, in tutte le sue componenti, è di estrema importanza per intervenire in contesti emergenziali o legati alla chirurgia e per ottenere farmaci derivati dal plasma. Il plasma costituisce la materia prima per la produzione, attraverso processi di separazione e frazionamento industriale, di medicinali plasmaderivati, alcuni dei quali rappresentano veri e propri farmaci “salva-vita” come le immunoglobuline per alcune malattie immunologiche, l’albumina per alcune patologie del fegato, oppure i fattori VIII e IX per l’emofilia A e B.

I dati però ci dicono che su 10 donatori solo 3 sono donne. “In Italia solo il 33% di chi dona sangue è donna, mentre per esempio in Spagna è il 51%”, e anche negli altri paesi europei il numero delle donatrici è largamente superiore. Alla base c’è il fatto che la donazione del sangue nelle donne porta via un patrimonio di ferro che nel sesso femminile è già più basso a causa delle mestruazioni”, spiega Vincenzo De Angelis, direttore del Centro Nazionale Sangue, a margine della convention appena conclusa di “Donne protagoniste in sanità”.

“Nell’età fertile, peraltro, alla donna serve un patrimonio di ferro superiore rispetto agli uomini anche per la gravidanza e l’allattamento. Questa differenza di fisiologia può spiegare dunque la minore tendenza femminile a donare, analizza De Angelis. Però c’è una donazione che sembra ‘fatta apposta’ per il sesso femminile, precisa, perché le donne hanno più plasma rispetto all’uomo. Non va poi dimenticato che la donazione di plasma è strategica per produrre farmaci ed emoderivati, per questo il direttore del Centro nazionale sangue ammette che forse questo tipo di donazione non è stato sufficientemente comunicato e divulgato alle donne”.

L’appello alla donazione è condiviso e rilanciato dalla direttrice della Medicina trasfusionale del Policlinico San Martino di Genova e del Centro Regionale Sangue Liguria, Vanessa Agostini: “Abbiamo necessità di colmare questo divario tra uomini e donne nella donazione facendo campagne differenziate di genere per sensibilizzare di più la donna, specie per quanto riguarda il plasma”. La dottoressa Agostini ricorda poi che la donazione è anche un momento di screening e prevenzione, quindi “il messaggio che deve passare è che si tratta di un gesto sia per gli altri che per sé stesse”. Per farlo, prosegue, sarebbero necessarie campagne non solo stagionali. “L’estate è il momento in cui le donazioni sono più in crisi – ricorda – ma questo tipo di comunicazione va fatta tutto l’anno”.

I luoghi ideali per le campagne? “Le scuole prima di tutto e le Università, specie le scuole di medicina e delle professioni infermieristiche e tecniche, dove forse è più facile coinvolgere”, suggerisce Agostini. Una cosa è certa: “Siamo indietro rispetto al resto d’Europa e dobbiamo correre per raggiungere gli altri Paesi”. Avere più sangue e più plasma, “ci renderebbe più autosufficienti e porterebbe anche una riduzione di alcune spese”. Basti pensare che le immunoglobuline, che derivano dal plasma, annualmente costano all’Italia 117 milioni di euro. “Attualmente l’Indice donazionale in Italia è 1,7 per il sangue, 2 per il plasma se ci spostassimo a 2 e 3 già recupereremmo una buona fetta di autosufficienza”, conclude.