Pneumatici usati, rispetto per l’ambiente e la salute

Garantire nuova vita agli pneumatici usati, ma senza che provochino danni all’ambiente e alla salute umana. Un progetto guidato dall’Università degli studi di Trento va in questa direzione.

AMBIENTE
Domenico Aloia
Pneumatici usati, rispetto per l’ambiente e la salute

Garantire nuova vita agli pneumatici usati, ma senza che provochino danni all’ambiente e alla salute umana. Un progetto guidato dall’Università degli studi di Trento va in questa direzione.

Il settore delle automobili traina anche quello degli pneumatici

Per comprendere il settore degli pneumatici è necessario far riferimento ai numeri delle auto. Nonostante la produzione nazionale di automobili sia ogni anno in calo, i dati dell’Associazione Europea dei Costruttori di Automobili dimostrano come la presenza di auto nel nostro paese sia importante. Il parco dei veicoli circolante ammonta infatti a circa 40 milioni e si posiziona dietro soltanto alla Germania con oltre 48 milioni, e prima di Francia e Regno Unito, con le immatricolazioni del 2023 pari a 1,5 milioni.

Come è facile intuire i dati citati rappresentano un traino importante per il mercato degli pneumatici. Secondo uno studio di Techsci Research  lo scorso anno il valore degli pneumatici ha toccato 4,9 miliardi, distribuiti per il 60 % alle auto, il 28% per i veicoli commerciali e il 12% per le motociclette.

A orientare vendita e produzione degli pneumatici anche le richieste del mercato, con i consumatori rivolti verso una maggiore attenzione all’ambiente che si traduce in pneumatici ecologici; la  presenza di una sensoristica in grado di fornire dati su pressione, temperatura, stato di usura, ecc, quindi pneumatici intelligenti, e pneumatici che possano adattarsi alle caratteristiche specifiche dei veicoli elettrici.

Ma cosa accade agli pneumatici una volta terminato il loro impiego?

Innanzitutto, gli pneumatici utilizzati sono classificati tra i rifiuti speciali e in quanto tali devono essere trattati, con l’auspicio che possano essere avviati a nuova vita in maniera sempre più spinta. Anche qui è necessario riferirsi ai numeri. Secondo il Rapporto Rifiuti Speciali di ISPRA, nel 2022 la produzione di pneumatici fuori uso è stata di circa 461 mila tonnellate, dei quali 276 mila raccolti dai due principali consorzi italiani che si occupano di pneumatici fuori uso, ECOPNEUS e ECOTYRE.

Il reimpiego degli pneumatici segue due vie, il riciclo e il recupero energetico. In particolare nel primo caso le gomme vanno incontro a macinazione meccanica che le destina a diversi usi, una percentuale prossima al 50% è trasformata in granuli, polverini, cippato e trova impiego in pavimentazioni, campi da gioco, arredi urbani e stradali, bitumi, come nel caso del polverino che aggiunto a miscele bituminose è utilizzato per creare asfalti gommati.

Pneumatici fuori uso che se trattati adeguatamente non finiscono in discarica ma rappresentano un esempio virtuoso sotto l’aspetto della sostenibilità e permettono di creare un modello di economia circolare. Per rientrare in questo circolo virtuoso gli pneumatici devono vedere ridotta la presenza di alcuni componenti che si è scoperto essere nocivi per la salute umana e per l’ambiente.

Un progetto europeo per rendere sostenibili gli pneumatici fuori uso e i materiali da essi ottenuti

È possibile offrire una seconda vita agli pneumatici fuori uso e allo stesso tempo preservare la salute umana e l’ambiente ? a questa domanda risponde il progetto europeo NORUBTREET_4_LIFE, dove capofila è il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’ Università degli Studi di Trento guidato dal Prof. Stefano Gialanella, associato di Scienza e Tecnologia dei Materiali e il suo gruppo formato dai Professori associati Andrea Dorigato e Luca Fimbri oltre alla ricercatrice Giulia Fredi. Abbiamo parlato del progetto proprio con il Prof. Gialanella.

Prof. Gialanella, gli pneumatici rappresentano una tra le fonte di emissioni nocive per l’ uomo e l’ ambiente, come mai avete puntato l’ attenzione proprio su questo specifico settore ?

In realtà l’idea del progetto nasce da una specifica richiesta di un bando europeo (LIFE- Horizon Europe), per un finanziamento di circa 9 mila euro, che non è strettamente incentrato sulle emissioni da pneumatico, bensì su impieghi alternativi di gomma riciclata da pneumatico nelle pavimentazioni di aree gioco e impianti sportivi. L’Unione Europea ha infatti preso atto e formalizzato in un documento pubblicato nel luglio 2021 della necessità di ridurre l’impiego di gomma da pneumatici usati per l’elevato contenuto di idrocarburi policiclici aromatici (IPA), cancerogeni e genotossici.

In tale prospettiva, il progetto intende affrontare due principali temi. 1- trovare modi di utilizzo alternativo per pneumatici a fine vita; 2- mettere a punto un processo di riciclo degli pneumatici stessi, che porti a dei prodotti, privi di sostanze tossiche, riutilizzabili per la produzione di nuovi pneumatici (approccio cradle-to-cradle, dalla culla alla culla). In tale contesto, viste anche le richieste della normativa Euro7, i nuovi pneumatici avranno delle emissioni controllate e certificate.

In cosa consiste il progetto NORUBTREET_4_LIFE, la genesi, le fasi,  l’ impegno e  gli obiettivi che intendete perseguire con il gruppo di lavoro del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’ Università di Trento, che lei coordina ?

Nell’ambito del Consorzio di ricerca, il gruppo di Trento si occuperà di qualificare i materiali investigati per quanto riguarda il contenuto di sostanze potenzialmente tossiche, fornendo dunque indicazioni interessanti per poterle ridurre in concentrazione o eliminarle. Tali dati sono fondamentali per la razionalizzazione e interpretazione dei dati tossicologici, in particolare.

Il reimpiego di pneumatici usati, da una parte risponde all’ esigenza di creare un esempio virtuoso di economia circolare, dall’ altra può rappresentare, a causa di alcune componenti, un rischio per la salute e per l’ ambiente, che devono essere tutelati. Come è possibile far coesistere queste due esigenze ?

A livello europeo, ma non solo, il ciclo di vita degli pneumatici è ben gestito e sino a oggi ha rappresentato uno degli esempi più virtuosi di economia circolare. Sono dunque ottimista sulla possibilità che così sia anche in futuro, certamente con una maggiore consapevolezza riguardo anche agli aspetti tossicologici che alcune produzioni comportano.

Quali rischi per la salute e per l’ ambiente può provocare l’ esposizione a questi materiali e alle conseguenti emissioni nocive ?

Come detto, gli IPA sono notoriamente cancerogeni e genotossici. Le emissioni solide (PMparticulate matter) da pneumatico, che pure studieremo nel Progetto, sono una delle componenti del PM atmosferico, che ha molteplici conseguenze sia sulla salute umana sia sull’inquinamento ambientale.

Quali, oltre all’ Università di Trento sono i partner del progetto ?

Il Progetto è coordinato dall’Università di Trento, che collaborerà con quattro partner europei: Istituto Reale svedese di Tecnologia (Svezia), Università di Groningen (Olanda), Università degli Studi di Milano,  

Avete previsto il calcolo del ciclo di vita degli pneumatici ?

Certamente. Una delle azioni che coordinerà e in gran parte svilupperà il gruppo di Trento riguarderà il calcolo del ciclo di vita (LCA – life cycle assessment) degli pneumatici, stimando anche l’impatto ambientale in senso lato del nostro processo di riciclo. Valuteremo inoltre i costi di tale ciclo di vita (LCCA – life cycle cost assesment). I dati sia del LCA sia del LCCA sono essenziali per validare la bontà del nostro approccio e allo stesso tempo ne rafforzano la credibilità industriale.

Le emissioni delle automobili sono provocate anche dai componenti come pneumatici, freni, frizioni, ecc, dai materiali e dalla loro usura e sono sottoposte a norme europee, come l’ Euro 7. Le emissioni dovrebbero vedere un deciso incremento per la maggior presenza delle auto elettriche in circolazione. Alla luce di questo, come è possibile far coincidere le normative con le reali emissioni delle automobili, con le politiche europee e con lo sviluppo del mercato ?

La normativa Euro 7 recepisce, per quanto riguarda le emissioni da freno, i risultati di ricerche europee, alle quali ho partecipato io stesso insieme con un gruppo dell’Università di Trento. L’attuale Progetto si colloca per certi aspetti in una prospettiva analoga, con le importanti differenze che comporta lo studio di emissioni da freno rispetto a quelle da pneumatico. In ogni caso, mi aspetto che le conoscenze prodotte possano essere recepite nelle normative esistenti e in quelle che verranno sviluppate. Per quanto riguarda il mercato, è chiaro che il ruolo dei decisori politici è fondamentale. Certamente, una solida base di conoscenze può confrontare in alcune scelte, come bandire dal contesto europeo prodotti, pneumatici nella fattispecie, non certificati.