PSITTACOSI, QUESTA SCONOSCIUTA

Un’infezione delle vie respiratoria spesso sottostimata e sottodiagnosticata. Natura e modalità di trasmissione.

SALUTE
Pamela Preschern
PSITTACOSI, QUESTA SCONOSCIUTA

Un’infezione delle vie respiratoria spesso sottostimata e sottodiagnosticata. Natura e modalità di trasmissione.

Nota anche come “malattia dei pappagalli”. È raro sentir parlare di questa malattia e altrettanto rara è la forma in cui si manifesta. La psittacosi una polmonite causata dal batterio Chlamydia psittaci, infetta alcuni uccelli in particolare quelli appartenenti alla famiglia dei pappagalli (are, parrocchetti e inseparabili) ma anche come piccioni, canarini, passeri, colombi fringuelli, polli e tacchini. Negli ultimi mesi è assurta agli onori delle cronache per la sua diffusione anche tra gli uomini, dove i casi di infezione respiratoria sono aumentati negli ultimi mesi in Europa.

Non è un caso se l‘Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato  un’allerta  trattando dei rischi e analizzando con attenzione la situazione. La prima segnalazione, lo scorso febbraio, è giunta da Austria, Danimarca, Germania, Svezia e Paesi Bassi che, attraverso il sistema di allarme rapido e di reazione dell’Unione europea, EWRS, hanno informato della crescita dei casi di infezione tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024.

I paesi interessati hanno avviato indagini specifiche epidemiologiche per identificare potenziali esposizioni alla malattia attivando misure quali l’analisi di campioni di uccelli selvatici sottoposti a test sull’influenza aviaria per verificare la prevalenza del batterio responsabile dell’infezione tra le specie selvatiche e molto resistente in grado di sopravvivere per diverso tempo (anche mesi).

Primi casi, trasmissione, segnali e sviluppo della malattia

I primi casi di psittacosi furono identificati in Svizzera, già nel 1879: sette persone infette si ammalarono di polmonite dopo il contatto con uccelli di origine tropicali. Eppure la scoperta della natura infettiva della psittacosi fu seguente, del 1930 e quella del batterio Chlamydia psittaci soltanto negli anni Sessanta del secolo scorso, con l’avvento della microscopia elettronica.

I sintomi non sono sempre evidente negli uccelli infettati da Chlamydia psittaci; in questi casi si tratta di infezione latente. Al contrario quando sono manifesti i più comuni segni patologici sono: sonnolenza, brividi, perdita di peso, diarrea, difficoltà respiratorie e possono comparire dopo pochi giorni o diverse settimane.

Psittacosi

Nei casi di infezione latente, gli animali sono comunque capaci di trasmettere la malattia, soprattutto quando si trovano in situazione di stress.

Nell’essere umano l’infezione è determinata dall’inalazione di polveri provenienti da uova, penne, piume o escrementi o attraverso una ferita inferta da uccelli infetti; più raramente, attraverso goccioline di saliva emesse con la tosse. Un semplice esame volto alla ricerca di anticorpi è il metodo più comune per confermare la diagnosi.

Dopo un intervallo compreso tra sette e venti giorni dal contagio, si avvertono sintomi quali febbre (per un periodo che va dalle due alle tre settimane) brividi, affaticamento, inappetenza e tosse, inizialmente secca, poi grassa, con l’espulsione di muco denso di colore verdastro. Altri segnali includono: nausea e vomito, diarrea, sanguinamento dal naso, dolore muscolare e/o al torace, forte sudorazione, intolleranza alla luce.

La malattia può essere lieve o grave: si va da manifestazioni asintomatiche o caratterizzate da sintomi simil-influenzali a più gravi, responsabili di polmonite e la durata può essere più o meno lunga sulla base dell’età del soggetto e del tessuto polmonare coinvolto; per combatterla si ricorre al tetracicline, un antibiotico somministrato per via orale. Il tasso di mortalità può raggiungere il 30% nei soggetti con psittacosi grave non trattata, tuttavia con un trattamento adeguato la maggior parte dei soggetti guarisce.

La psittacosi si sviluppa principalmente tra i soggetti che lavorano con questa tipologia di volatili, siano essi da compagnia o da allevamento: veterinari, avicoltori, gestori di negozi di animali, impiegati di laboratori diagnostici e appassionati.

Psittacosi

Queste categorie possono proteggersi da questa infezione delle vie respiratorie evitando il contatto con le polveri provenienti dalle penne e dalle gabbie degli uccelli malati. Tra le misure da adottare ci sono: evitare il sovraffollamento delle gabbie; predisporre un adeguato impianto di ventilazione negli ambienti destinati a ospitare i volatili; non accatastare le gabbie, in maniera tale che feci, piume o residui di cibo non si diffondano e pulirle  regolarmente.

No alla psicosi da psittacosi

Ad oggi l’infezione respiratoria in forma acuta ha causato cinque vittime sul nostro continente. I casi di psittacosi registrati finora sono pochi e generalmente sottostimati, soprattutto perché l’infezione viene scambiata spesso per influenza. Secondo una ricerca statistica statunitense, dal 2002 al 2009 i casi di ornitosi sono stati appena 66.

Tuttavia l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sulla base delle informazioni disponibili, al momento valuta basso il rischio rappresentato da questo evento infettivo e limitato a quanti sono esposti a uccelli selvatici o domestici quali individui che trattano pollame, uccelli da compagnia e veterinari.

Tra i fattori rassicuranti il fatto che la trasmissione da uomo a uomo è molto rara e avviene soltanto in casi d’infezione molto grave; in ogni caso, se diagnosticata e curata in modo adeguato, la psittacosi ha una prognosi positiva, trattandosi di un’infezione con una mortalità pari a circa il 15 per cento dei casi.