Quando il falso sembra vero: l’AI e la fragilità della mente umana
Ecco come i deepfake lasciano tracce che non riusciamo a cancellare
L’intelligenza artificiale non sta solo cambiando il modo in cui cerchiamo informazioni: sta modificando il modo in cui il nostro cervello le elabora. La potenza dei nuovi sistemi generativi, capaci di produrre immagini, voci e contenuti indistinguibili dal reale, introduce una sfida che non è solo tecnologica ma profondamente cognitiva. Perché anche quando un deepfake viene smontato o una fake news viene smentita, nella mente di chi l’ha vista resta spesso un’ombra di dubbio. È un meccanismo noto alle neuroscienze: ciò che il cervello percepisce per primo tende a sedimentarsi più in profondità della correzione successiva.
L’AI amplifica questo fenomeno. La velocità con cui i contenuti circolano, la loro apparente autorevolezza e la capacità di imitare perfettamente il linguaggio umano creano un ambiente informativo in cui la distinzione tra vero e falso diventa più fragile. Ne abbiamo parlato con il professor Guglielmo Sorci, Ordinario di Anatomia Umana all’Universiatà degli Studi di Perugia dell’Unipg, che sarà uno dei protagonisti degli eventi della decima edizione della “Settimana del Cervello” (16/20mrzo) dell’Umbria.

