QUANDO LE GAMBE VANNO DOVE PORTA IL CUORE

Sono i sentieri della memoria: da Mosson ad Asiago, torna alla luce l’Antica Strada del Costo. Gli Escursioni Storico Umanitari strappano all’oblio un pezzo di storia d’Italia e vincono il bronzo al premio GOSlow.

TURISMO
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Francesca Tomassini
QUANDO LE GAMBE VANNO DOVE PORTA IL CUORE

Sono i sentieri della memoria: da Mosson ad Asiago, torna alla luce l’Antica Strada del Costo. Gli Escursioni Storico Umanitari strappano all’oblio un pezzo di storia d’Italia e vincono il bronzo al premio GOSlow.

C’è una strada nel bosco, un viaggio nel tempo, iniziato forse già in epoca romana, di cui nei secoli si sono perse le tracce. Un immenso patrimonio storico-naturalistico, oggi diventato il 666 della rete sentieristica CAI, che ad ogni svolta porta i segni di un passato a lungo dimenticato. Fino al 2018 quando, un gruppo di volontari ha sollevato quella pesante coperta di muschio che per decenni l’aveva celato agli occhi del mondo e l’ha riportato alla luce.  È l’antica strada del Costo, un percorso storico, il più veloce, tracciato dai primi abitanti dell’altopiano che da Mosson, nel Comune di Cogollo del Cengio, arriva ad Asiago; un tragitto di oltre 16 chilometri usato per secoli come strada di collegamento tra la pianura vicentina e l’Altopiano dei Sette Comuni. Una via segnata da infinite storie, quelle delle famiglie che nei primi del Novecento la percorrevano per raggiungere il mercato di Arsiero, quelle delle vacarete, ragazze che dall’ultima casa di Mosson ogni estate si incamminavano sulla diagonale che taglia la valle fino agli alpeggi, oppure quelle tragiche della guerra, quando sotto la croce del Paroso,  Brocca, Tango, Zar e Zanin assaltarono il treno per far capire ai nazifascisti che i ribelli partigiani non scherzavano.

All’ombra di carpini neri, abeti rossi, faggi, frassini, aceri, ginepri e ontani, spesso sotto una coltre di erba e fango, ogni ciottolo, ogni muretto, ogni scolo è rimasto lì, a raccontare di un tempo trascorso ma non perduto, custodito nella memoria di chi su quella strada ha lasciato l’infanzia, o ha ritrovato i ricordi dei nonni, mille volte ascoltati e raccontati e altrettante vissuti. A sporcarsi le mani e piegare la schiena per liberare gli antichi manufatti da rovi e cespugli gli Escursionisti Storico Umanitari. Volontari, appassionati della montagna intesa come patrimonio antropologico culturale che nel nome della condivisione, della tolleranza e del mutuo aiuto lavorano incessantemente per restituire al mondo quello che  l’uomo stesso ha trascurato. «Studiando delle antiche mappe del Settecento –racconta Tarcisio Bellò, bibliotecario per professione e grande appassionato di storia e montagna,  uno dei fondatori di ESU- abbiamo individuato il percorso del Costo. Nel 2018, quando insieme a Omero Capraro, Walter Fabris e Stefano Lovat abbiamo iniziato i lavori di ripulitura, questi sentieri erano completamente obliati. Piano, piano abbiamo riportato alla luce tratti di muretti a secco, canali di scolo, pozze di abbeverata.

Un patrimonio culturale importantissimo per gli abitanti del territorio ma non solo». Oggi anche se il tracciato è percorribile per intero, l’ESU insieme ad altri volontari continua l’opera di mantenimento in particolare delle pozze d’alpeggio. «Grazie ai proventi delle escursioni –prosegue Bellò-  l’ESU ha finanziato il costo dei lavori e una ventina di volontari, tra cui cinque richiedenti asilo hanno offerto la manodopera. Mentre il gruppo AVVI di Thiene si è occupato della pubblicazione e del trasferimento del progetto su mappa». Un lavoro immenso, durato oltre un anno e mezzo che però ha già ricevuto i primi riconoscimenti. Fra questi, il terzo posto al GoSlow 2021. Un Premio nazionale ideato nel 2006 da Go Slow Social Club, sostenuto da Co.Mo.Do (Cooperazione per la Mobilità Dolce), abbracciato da SIMTUR (Società italiana professionisti della Mobilità) e realizzato in collaborazione con ENIT – Agenzia nazionale del Turismo. Il primo e più autorevole riconoscimento per le buone pratiche di mobilità orientate alla salute, al benessere e all’accessibilità e di turismo sostenibile che da vita ad una vera e propria forma di ecologia evolutiva. “Per la notevole estensione territoriale dell’Altopiano dei Sette Comuni – si legge nelle motivazioni del Premio- fruiti in mobilità dolce, lungo transumanze, ferrovie a scartamento ridotto, pianure e immensi prati in quota, per la riscoperta di molteplici sentieri dimenticati, lungo una indissolubile e felice unione fra paesaggi e viaggiatori”.