QUANDO TANTE FORMICHE SPOSTANO UN ELEFANTE

In Burkina Faso con i volontari di “Amici per l’Africa Onlus”, l’Associazione benefica che opera in questo Paese per contribuire a migliorare il futuro di una popolazione che chiede di essere aiutata a camminare da sola.

AMBIENTE
Francesca Franceschi
QUANDO TANTE FORMICHE SPOSTANO UN ELEFANTE

In Burkina Faso con i volontari di “Amici per l’Africa Onlus”, l’Associazione benefica che opera in questo Paese per contribuire a migliorare il futuro di una popolazione che chiede di essere aiutata a camminare da sola.

“Se le formiche si mettono d’accordo, possono spostare un elefante”. Recita così un antico proverbio del Burkina Faso. Lo stesso che descrive la catena umana di volontari che hanno dato vita, nell’ormai lontano 2002, ad “Amici per l’Africa Onlus – Gruppo Missionario Ansa dell’Arno”, l’associazione benefica con sede nel Comune di Cascina (Pisa) e che opera nel “Paese degli Uomini Integri”, il Burkina Faso.

Una catena di mani, teste ma, soprattutto, di cuori pulsanti che hanno imparato negli anni a conoscere ed amare questo paese dell’Africa occidentale generoso di colori forti, di contrasti stridenti, di sole che brucia e terra sporca. Un paese popolato da persone che, con dignitosa testardaggine, si ostinano a portare avanti la vita anche laddove sembra impossibile che la stessa possa farcela da sola.

E così, proprio come le tante formiche laboriose che solo insieme riescono a spostare un pachiderma, i volontari dell’associazione cascinese si sono armati di forza, volontà e solidarietà per portare un piccolo contributo ad un popolo che chiede di essere aiutato a camminare da solo, che si prende l’impegno di vincere le sfide che lo attendono.

Sarebbero dovuti partire questo mese ma la forte e potente ricaduta nella pandemia, unita all’aumento esponenziale dei contagi da variante Omicron, ha bloccato missioni e voli e i volontari hanno rinunciato alla missione dello scorso 4 gennaio.

“E’ stata solo rimandata – interviene il presidente e fondatore di Amici per l’Africa Onlus, Gianfranco Liut, da sempre in prima fila con la moglie Vanna in questa avventura umanitaria che li vede da tanti anni uniti in un progetto di vita comune che va al di là della semplice solidarietà -; appena l’emergenza sanitaria ci darà un po’ di tregua torneremo dal nostro amato popolo burkinabè per completare i tanti progetti che abbiamo costruito insieme agli altri volontari”.

Lo sanno bene loro che, nel lontano 1998, hanno dato vita alla prima adozione a distanza per poi fare insieme ben 18 missioni costruendo ponti in Burkina Faso. Ponti di generosità, altruismo e solidarietà.

Mattone dopo mattone, tassello dopo tassello sono stati infatti tanti gli obiettivi messi a segno dalla onlus cascinese che, negli anni, ha donato un’ambulanza al CSPS del Comune di Yargo affinché continuasse a svolgere il suo compito nella terra degli “Uomini Integri”.

Poi è stata la volta del microscopio. La prima causa di cecità in Burkina Faso tra gli over 40 è infatti la cataratta, una patologia che può essere curata solo chirurgicamente. Nel villaggio di Ghilongou c’è un piccolo ambulatorio e c’è Suor Teresa, un’infermiera specializzata  in operazioni oftalmologiche che, grazie al contributo della onlus cascinese e dell’associazione Progetto Divino, può esercitare la sua professione e salvare la vista di tante persone.

Poi è stata la volta dell’inaugurazione della scuola primaria nel villaggio di LaToden dove, insieme a tutta la popolazione di Kingria, la Onlus ha costruito il primo edificio con tre aule e una mensa per la scuola primaria intitolata a “Domenico Marco Verdigi”, il giovane eroe sangiulianese morto per salvare due bambini che sarebbero annegati nel mare del litorale pisano.  E poi ancora il pozzo per dare acqua a questo paese assetato di riscatto e di voglia di fare.

Una catena umana che, giorno dopo giorno, rinnova il suo impegno per le popolazioni meno fortunate.

“Nei nostri viaggi annuali abbiamo imparato ad amare questo paese e la sua gente, povera ma fiera – prosegue il presidente Liut – Abbiamo visitato le sue città, i suoi villaggi, scoprendone giorno dopo giorno le bellezze che offre. In alcuni villaggi ci siamo fermati per una visita scoprendone le tradizioni, i monumenti, la natura; in altri abbiamo lavorato per contribuire a migliorare il futuro dei suoi abitanti. Adesso dobbiamo aiutare bambini e famiglie del Burkina Faso fuggiti dalle proprie case abbandonando anche quel poco che avevano a causa del terrorismo che al momento ha creato 1.500.000 sfollati accampati nei pressi della capitale e della nostra missione a Tampouy. Tutti i giorni si presentano dalle suore della missione a chiedere un po’ di cibo, un po’ di vestiario e medicine per curarsi. Ecco il nostro impegno immediato e, vi saremo grati, se visitando il sito della nostra associazione voleste fare una piccola donazione”