DALLE MACERIE DELLA POLITICA NASCE IL MATTARELLA BIS

Va avanti il tandem con Draghi per gestire il Pnrr. Vince il Paese, perdono i partiti. E parte la resa dei conti.

APPROFONDIMENTO
Marcello Mancini
DALLE MACERIE DELLA POLITICA NASCE IL MATTARELLA BIS

Va avanti il tandem con Draghi per gestire il Pnrr. Vince il Paese, perdono i partiti. E parte la resa dei conti.

Dalle  macerie della devastata politica italiana emerge infine la  soluzione più solida e affidabile: il  Mattarella bis. Che era l’ipotesi costituzionalmente meno probabile, eppure anche quella più vastamente invocata dal popolo (e da ultimo anche dai partiti rimasti irrimediabilmente nudi). Dopo la settimana che ha distrutto la credibilità di una classe politica, sancendone l’inequivocabile fallimento, l’Italia esce con la stessa formazione  con la quale era scesa in campo all’inizio: Sergio Mattarella al Quirinale e Mario Draghi a Palazzo Chigi. E non è detto, nonostante tutte queste premesse negative, che il Paese si sia indebolito. Anzi, no. Per fortuna.

Un’altra cosa è certa: la corsa per dare all’Italia un nuovo capo dello Stato ha mostrato i limiti, oltre ogni pessimistica previsione, dei leader ai quali è affidato il futuro del Paese. O forse sarebbe meglio dire: era affidato. Perché è difficile che ciò che è successo in questi giorni non lasci vittime sul terreno, e che nei prossimi mesi rivedremo sulla scena gli stessi protagonisti di oggi, soprattutto con gli stessi poteri che hanno dimostrato di non saper gestire. Presi com’erano a ribadire una stucchevole  propaganda in ogni mossa, tesa a marcare il territorio, anche quando avrebbe dovuto prevalere l’interesse dello Stato e non quello di parte sempre con un occhio proiettato al tornaconto elettorale.

Sergio Mattarella dunque, è la soluzione finale che si è sempre profilata all’orizzonte, che ha rappresentato la rete di protezione anche quando si sono materializzati autogol epocali, come quello di Elisabetta Casellati, seconda carica dello Stato, mandata al macello di una conta che si è rivelata catastrofica. O quella del capo dei servizi segreti, Elisabetta Belloni, sussurrata all’orecchio dell’opinione pubblica come candidata vincente per il Colle, salvo poi affossarla appena un’ora dopo l’annuncio. Qui siamo ancora a chiederci come sia stato possibile che chi ha pilotato le grandi manovre, abbia potuto esporre figure istituzionali così alte a figuracce così basse, senza calcolare premesse (i voti a disposizione) e conseguenze ( bocciature eccellenti).

Secondo un frequente copione italico, tutti i leader saranno soddisfatti e diranno di aver vinto, e che è stata premiata la linea e la strategia scelta dal proprio partito o movimento. In realtà – e per nostra fortuna – l’unico vincitore è il Paese, che ha trovato la continuità, almeno fino alla scadenza della legislatura nel 2023, per gestire la ricostruzione dopo la pandemia e la possibilità di spendere i soldi che arriveranno con il Pnrr.

Draghi non è salito al Quirinale, nonostante ci abbia provato forse con modi un po’ impolitici, però lo ritroveremo al comando del governo che in un anno ha saputo restituire all’Italia la credibilità sul piano internazionale e agli italiani l’orgoglio di crederci. È rimasto al suo posto anche l’uomo che lo ha chiamato a Palazzo Chigi, cioè Sergio Mattarella, che non interromperà – pure lui – il lavoro iniziato. Al bi-Presidente resta la complicata – almeno personalmente, molto meno politicamente – giustificazione di come sia stata possibile la clamorosa marcia indietro sulla determinazione più volte annunciata, di non accettare un secondo mandato. Lo spiegherà, probabilmente, nel discorso di insediamento.

Alla fine la conferma del tandem Mattarella-Draghi è l’epilogo migliore che il Paese potesse augurarsi, anche se è figlio di una chiara impotenza da parte della classe politica, di generare un’alternativa capace di garantire un futuro forte.  Nei prossimi giorni saranno da verificare le conseguenze della Caporetto politica, soprattutto nel centrodestra e nel Movimento cinque stelle, nel quale si è consumata la sfida fra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, con l’irruzione twitter di Beppe Grillo che venerdì sera ha esultato prematuramente all’elezione della Belloni.

È facile prevedere che la Lega avrà contraccolpi interni, fra Salvini e Giorgetti, e forse anche sul Governo (dimissioni ventilate in queste ore dallo stesso Giorgetti). A leggere il terribile score dell’ultima settimana, il centrodestra non esiste più. Berlusconi farà pesare gli insuccessi di Salvini  e Giorgia Meloni che già si è dissociata dal sostegno a Mattarella assicurato dal resto della coalizione. Conoscendolo bene, farà festa Matteo Renzi, che potrà sempre dire di essere stato lui, da segretario del Pd, ad aver scelto Sergio Mattarella sette anni fa. A conti fatti può vantare che mai scelta fu più azzeccata.