RACCOLTA DIFFERENZIATA ANCORA LONTANA DAGLI STANDARD PREVISTI

L’Istat fa il punto della situazione sulla gestione del ciclo dei rifiuti in Italia: nel 2019 – ultima annata presa a campione – siamo ancora sotto il livelli di raccolta differenziata che avremmo dovuto raggiungere dieci anni fa. Ma ci sono anche le buone notizie.

APPROFONDIMENTO
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Alessio Ramaccioni
RACCOLTA DIFFERENZIATA ANCORA LONTANA DAGLI STANDARD PREVISTI

L’Istat fa il punto della situazione sulla gestione del ciclo dei rifiuti in Italia: nel 2019 – ultima annata presa a campione – siamo ancora sotto il livelli di raccolta differenziata che avremmo dovuto raggiungere dieci anni fa. Ma ci sono anche le buone notizie.

In Italia si differenziano i rifiuti, ma non quanto sarebbe necessario fare. Lo certifica l’Istat, pubblicando l’aggiornamento annuale del sistema di indicatori del Benessere equo e sostenibile dei territori, riferiti alle province e alle città metropolitane italiane. “Nel 2019, la produzione di rifiuti urbani in Italia si attesta a 30,1 milioni di tonnellate, pari a 503,6 chilogrammi per abitante; il 61,3% di tali rifiuti è stato soggetto a raccolta differenziata, il resto è stato depositato nelle discariche o smaltito negli inceneritori/termovalorizzatori, una quota ancora lontana (circa 4 punti percentuali) dall’obiettivo del 65% che il nostro Paese avrebbe dovuto raggiungere entro il 31 dicembre 2012” indica l’Istat nel suo report.

Una notizia che ne contiene due, una buona e una molto meno: sapere, infatti, che oltre la metà dei rifiuti urbani sia soggetto a differenziazione, fa tirare un sospiro di sollievo. Molto spesso, soprattutto nei grandi centri urbani, la gestione corretta dei rifiuti appare pressoché impossibile. E invece i numeri parlano di una situazione comunque non drammatica che va, però, implementata. Infatti, la notizia che piace di meno, è quella relativa agli obiettivi: rispetto alla “quota 65%” siamo in ritardo di quasi dieci anni. Come sottolinea l’Istat, infatti, avremmo dovuto raggiungere quel livello di differenziazione nell’ormai lontano 2012. Ancora non ci siamo e non va bene: anche perché il prezzo che si paga è quello di allungare i tempi di utilizzo di discariche ed inceneritori, andando a danneggiare ulteriormente ambiente e clima.

C’è, poi, la grande questione delle differenze territoriali che caratterizzano la gestione del ciclo dei rifiuti. Quando si pensa ai ritardi sui programmi, alle difficoltà di imporre la differenziata come modello predominante, ai business illegali sull’immondizia, ci si riferisce quasi automaticamente al Centro-Sud del paese. E – purtroppo – spesso, il “cattivo pensiero” è assolutamente realistico. E lo conferma anche il report dell’Istat: sempre nel 2019, infatti, “circa la metà delle province italiane (54 su 107) non raggiunge il target del 65%. Le percentuali maggiori di raccolta differenziata si osservano nelle province del Nord-Est e della Lombardia, quelle più basse nel Mezzogiorno. A Treviso, Mantova, Belluno, Pordenone e Reggio nell’Emilia si raggiungono valori superiori all’80% mentre a Palermo si registra la quota più bassa (29%)”. Un dato che è ovviamente in tendenza con lo sviluppo economico del paese, che purtroppo è per lo più “a due velocità”.

Ma ci sono delle eccezioni, anche nell’ambito della gestione dei rifiuti: ad esempio – ed è sempre l’Istat a riportarlo – le Province della Sardegna, tutte con più del 69% di raccolta differenziata (Oristano 78,1%) e alcune province del Sud, come Chieti (72,5%) e Benevento (71,9%). “Significativi anche i risultati di alcuni territori del Centro, in particolare in tutte le province delle Marche i valori superano il 66%. All’opposto, nel Nord sono diverse le province piemontesi e liguri a registrare quote inferiori al 65%, insieme alle lombarde Pavia (54,8%) e Sondrio (56,2%)”, chiarisce il report Istat, evidenziando come anche in alcune aree del nord, in controtendenza, si faccia fatica a raggiungere il target previsto per il 2012. In generale “negli ultimi dieci anni in tutte le Province si registra un incremento delle quote di raccolta differenziata, inoltre si riduce di circa 10 punti percentuali il divario tra il Nord e il Mezzogiorno” conclude l’Istituto nazionale di statistica, che rilancia l’appello: “Produrre meno rifiuti e aumentare la raccolta differenziata genera effetti positivi sull’ambiente e di conseguenza sulla salute e il benessere delle persone”.