RACHEL DELLA PRIMAVERA (2)

Comunicare l’ambiente. «Mi sono accorta di aver camminato per tutta la vita, inconsapevolmente, verso questa battaglia».

AMBIENTE
Alessio Mariani
RACHEL DELLA PRIMAVERA (2)

Comunicare l’ambiente. «Mi sono accorta di aver camminato per tutta la vita, inconsapevolmente, verso questa battaglia».

Il 16 e il 23 giugno 1962, le prime anticipazioni del libro furono pubblicate sul New Yorker. Poco dopo, Velsicol Chemical Corporation scrisse in redazione. Invano, perché l’ultima puntata uscì comunque. E allora, le industrie puntarono alla casa editrice. Stavolta, Velsicol intimò di cancellare il proprio nome da quelle pagine, con ogni menzione dei suoi prodotti. Du Pont chiese copia in anteprima, alludendo alla possibilità di bloccare la pubblicazione per vie legali.

Houghton Mifflin vacillò. L’autrice minacciò di cambiare editore. Il presidente John Kennedy si affidò al consigliere scientifico, per studiare la questione dei pesticidi.

E infine, l’opera uscì nella data annunciata. Il 27 settembre 1962, Rachel Carson aveva pubblicato Primavera Silenziosa. Tra i libri influenti del Novecento, dedicato dall’abuso chimico, alla salute umana, alla differenza tra equilibrio e illusorio controllo, nel rapporto con la natura. Una stagione verde, tra prima e dopo.

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Rachel dei Pettirossi

Così, Danilo Selvaggi ha raccontato Rachel dei Pettirossi (Pandion, 2022). Un libro breve, soffice, curato e ben documentato, troppo a lungo atteso.

In Italia, infatti, se Primavera Silenziosa (Feltrinelli, 1963) giunse presto, Rachel ha dovuto attendere. E soltanto oggi possiamo conoscere assieme, la donna nella sua vita difficile, la biologa, la scrittrice, gli anni di lavoro per la Primavera e la battaglia che ne seguì. Collocati nel contesto culturale coevo.

Una bambina tra le pozzanghere

Nel 1907, Springdale era un paesino della Pensylvania, 1200 abitanti immersi nella natura. Quando Robert Carson e Maria Frazier McLean misero al mondo la terzogenita.

Maria Frazier partecipava al Nature Study Movement, volto a promuovere l’esperienza della natura, diretta, teorica o in relazione con la spiritualità; e il movimento suggeriva che i bambini trascorressero molto tempo all’aria aperta, proprio come fece Rachel. I vicini raccontarono la meraviglia della bambina, al ritrovamento di una conchiglia fossile: «milioni di anni fa qui c’era il mare».

Una volta al college, Carson mostra talento da scrittrice e desidera laurearsi in letteratura inglese. Tuttavia, Mary Scott Skinker insegna un’altra materia e affascina la studentessa: «ho cambiato il mio corso di laurea. In cosa? Ma ovviamente in biologia. Mss Skinker non si è ancora ripresa». Seguono il master in zoologia e il dottorato in biologia mariana, inconcluso perché la famiglia naviga cattive acque. Nel 1935, purtroppo, Robert Carson è alla fine e la figlia deve mettersi a lavoro presso il U.S. Fish and Wildlife Service.

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Amore di mare

Nell’agenzia federale, Carson si occupa di biologia e comunicazione: tra le onde con il battello Albatross III, con la penna per carta stampata e radio.

Allora il mare accompagna prosa poetica e scienza. Perché a partire da quegli anni, Carson comincia a scrivere la “trilogia del mare”, diventando una scrittrice famosa. Finalmente potrà acquistare il cottage delle Brevi lezioni di Meraviglia. Dove, Carson seguirà l’esempio materno, conducendo il nipotino Roger verso i boschi e la spiaggia, sotto il sole o la pioggia. Con l’incerato giallo.

Prima che facesse primavera

Intanto, il capo ufficio studia anche il Ddt, racconta le sue preoccupazioni alla collega e l’irrorazione di alcuni boschi, nei pressi di un paesino in Pasylvania: Springdale. Una ricerca che sarebbe rimasta sulle riviste accademiche, lette da pochi scienziati.

Carson rimane scossa e decide di contattare il Reader’s Digest. Nel 1945, la risposta è chiara, argomento sgradevole per le famiglie comuni. In fondo, stava per cominciare la stagione dei pesticidi in farmacia, del coro pubblicitario con il galletto, la mucca, il cagnolino, la mela e la massaia: «Ddt is good for me».

Anni silenziosi

Tuttavia, gli studi sui pesticidi continuano. Le cronache locali portano morie di uccelli. Carson continua a seguire la questione e nel febbraio 1958, ritenta con il New Yorker. Stavolta, il giornale si occuperà dell’argomento, proponendo che scrivesse direttamente lei. Sarà il quarto libro.

Carson impiega tre anni a raccogliere e studiare la bibliografia scientifica necessaria, deve occuparsi di Roger orfano, perde la madre ella stessa, subisce la defezione di Erwin Diamond, coautore che sparisce con larga parte del materiale raccolto, sopporta l’amica Dorothy che consiglia di lasciar perdere e completare il libro sulla meraviglia; in segreto, affronta il terzo tumore al seno, perché non vuole offrire argomento agli avversari della battaglia che verrà.

Con la saggezza di collaborare con università, grandi biblioteche, associazioni, decine di scienziati che inviano studi e discutono gli argomenti. In questo modo, Carson trasforma gli studi particolari in comprensione del sistema, avvicinata a tutti con un linguaggio chiaro e grazie all’aspettativa suscitata dalle anteprime sul New Yorker

«Mi sono accorta – scriverà ancora a Dorothy Freeman – di aver camminato per tutta la vita, inconsapevolmente, verso questa battaglia».

Autunno inquieto

Sul New York Times, Brooks Atkinson scrisse che Carson meritava Nobel, quanto il già premiato inventore del Ddt come insetticida. Sul Sunday Books Review, Robert Sullivan paragonò Primavera Silenziosa a La Capanna dello zio Tom che scosse gli americani contro lo schiavismo.

Poi seguirono le critiche. Alcune scientifiche nel merito. Altre da osservare, nella struttura retorica. Monsanto rispose sulla propria rivista, con The desolate year. Dove la multinazionale puntò sulla paura. Senza  pesticidi: morbi, carestia e insetti «sotto ogni pietra, e negli alberi e negli animali e infine sì, anche negli esseri umani. I più feroci avversari degli esseri umani…». Il Financial World scelse il fatturato. Il Time valutò la denuncia, quale sfogo emotivo. Sul Saturday Evening Post, ricomparve il coautore mancato con due accuse, esclusivo interesse alle vendite del libro, tentativo di indebolire l’economia americana, in simpatia verso i pesi comunisti. Frequenti anche la negazione del valore scientifico degli studi citati e la distorsione della Primavera in senso estremista. Lungo un linea polemica che finì con attacchi misogini e alla persona.

Tutti argomenti comuni ancora oggi, buoni contro qualunque regolamentazione non piaccia. Anche se in realtà, Carson non propose mai di rinunciare ai pesticidi o alla tecnologia, avversando esclusivamente gli abusi.

Abrogare la legge di gravità

Il 3 aprile 1963, finirono i rinvii e l’emittente televisiva Cbs trasmise lo speciale su Primavera Silenziosa. Carson accettò il confronto con altri scienziati e giornalisti di vari orientamenti, mantenendo uno stile pacato, assieme a una certa apprensione. Il favore del pubblico arrise alla Primavera. E Rachel concluse la trasmissione nella relazione con la natura:

«Secondo i detrattori della natura, le sue leggi, i suoi equilibri dovrebbero essere abrogati, come se si potesse abrogare la legge di gravità. Ma l’equilibrio della natura è fatto di relazioni tra gli esseri viventi e tra gli esseri viventi e l’ambiente, e noi non possiamo forzare bruscamente queste relazioni e cambiare qualcosa senza cambiarne molte altre. Ciò non significa che gli esseri umani non debbano in alcun modo interferire con la natura. Significa che non dobbiamo eccedere, forzare quegli equilibri a nostro vantaggio, e che se lo facciamo dobbiamo avere idea delle conseguenze. Ma l’essere umano è parte della natura, e una sua guerra contro la natura è inevitabilmente una guerra contro sé stesso… io credo che la nostra generazione debba fare un patto con la natura. Mai come oggi il genere umano si è trovato di fronte alla sfida di mettere alla prova la propria maturità e la propria padronanza. Ma non padronanza della natura: padronanza di sé stesso».

Seguirono le conferme della commissione voluta da Kennedy. L’audizione al Senato, nella sottocomissione che lavorava per strutturare il dipartimento di studi ambientali. L’approvazione serrata della prima, importante struttura legislativa di tutela dell’ambiente e della salute umana.

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