RASIGLIA, LA PICCOLA VENEZIA IN UMBRIA

C’è un borgo, nascosto tra i boschi umbri, che è come uno “scrigno”, dove il filo della storia s’intreccia con una natura incontaminata e con un passato laborioso. Mulini, filande, sorgenti, arte e fede sono gli elementi che lo delineano

TURISMO
Tempo di lettura:10 minuti
Monica Riccio
RASIGLIA, LA PICCOLA VENEZIA IN UMBRIA

C’è un borgo, nascosto tra i boschi umbri, che è come uno “scrigno”, dove il filo della storia s’intreccia con una natura incontaminata e con un passato laborioso. Mulini, filande, sorgenti, arte e fede sono gli elementi che lo delineano

Situata nella Valle del Menotre, a soli 18 km da Foligno, Rasiglia è una ferita di roccia e sorgente, che si spacca tra faggete grigioverdi e cespugli di ginestre odorose. Un’oasi tra le montagne in cui un giorno, oltre mille anni fa, l’uomo decise che la pietra sarebbe diventata casa, l’acqua mestiere. L’origine del piccolo borgo, infatti, è rappresentata dalla sorgente Capovena, che nasce fendendo la terra proprio a monte dell’abitato e si dirama in canali che scivolano sul dorso delle case, lavorandone i fianchi ad ogni stagione.

La Storia
La bellezza connaturata di questo luogo si è trasformata nel corso dei secoli in una ricchezza. Almeno fin dalla Signoria dei Trinci (XIV sec.), del cui passaggio rimane traccia nel rudere dell’antico castello, Rasiglia comincia infatti a contraddistinguersi per una fiorente attività mercantile, legata allo sfruttamento delle acque per la lavorazione di lane e pellami: nascono concerie, gualchiere da panno, filande, tintorie che, con i dovuti ammodernamenti, saranno attive fino al secondo dopoguerra. Nel suo periodo più fiorente, Rasiglia conta ben tre lanifici con annesse tintorie, tre mulini, un ufficio postale, a riprova del cospicuo transito di uomini e merci attivo sul territorio. Ancora oggi, è possibile vedere e toccare con mano tutti gli antichi strumenti e macchinari che componevano l’intera filiera tessile: dalle cardatrici agli arcolai, dai telai lignei al più moderno telaio Jacquard, fino alla centralina idroelettrica dei primi del ‘900, situata proprio ai piedi della sorgente, necessaria ad alimentare i lanifici. Restano ancora intatti due mulini quattrocenteschi, l’antichissima gualchiera da panno, la straordinaria opera di ingegneria rappresentata da chiuse e canali che attraversano l’intero borgo.

La visita
Oggi il visitatore che giunge in questo luogo rimasto celato a molti non troverà solo scorci da fotografare, acqua di sorgente da bere, il rumore di cascate da ascoltare chiudendo gli occhi. Oggi Rasiglia è molto di più: è un museo a cielo aperto, lungo le cui strade compaiono installazioni che raffigurano donne e filande, che rievocano pensieri e poesie; un museo fatto di macine quattrocentesche e grandi setacci, di roccia spugnosa e muraglioni di pietra, di telai immensi, ingranaggi, arcolai; un museo fatto di stanze, di oggetti, ma soprattutto, di persone. Persone pronte ad accogliervi, ad indicarvi solo con un gesto la giusta via o pronte a raccontarvi per ore i nomi, i volti, le storie.

Costi
“Rasiglia e le sue sorgenti” è un’associazione senza scopo di lucro: le offerte richieste ai visitatori sono necessarie a sostenere la valorizzazione del paese di Rasiglia e a riconoscere l’impegno di quanti si adoperano volontariamente in questo senso. Tutto il ricavato viene reinvestito nel borgo stesso: se oggi Rasiglia è il gioiello che tutti conoscono, ciò è dovuto al sacrificio e all’amore di chi se ne prende cura ogni giorno. L’Associazione propone un’offerta minima di 3 € a persona/studente (insegnanti esclusi). I costi per le scuole sono comunque solo orientativi: l’Associazione è disponibile a discuterne con i diversi istituti nel caso di eventuali problematiche.

Curiosità
La leggenda narra che anticamente la sorgente Capovena sgorgava in località Acqua Pagana, nell’alta valle del Chienti; gli abitanti, che consideravano queste acque una maledizione poiché esse fuoriuscivano senza controllo allagando i campi e impedendo così ogni tipo di coltivazione, ostruirono la sorgente con dei sacchi riempiti di lana bloccandone il flusso, così che le acque cominciarono a defluire a Rasiglia. In realtà la manifestazione sorgiva che oggi si può osservare è una falda che trova alimentazione nell’altipiano carsico di Colfiorito ed in particolare nell’altopiano di Cesi.

Il borgo attira ormai tanti turisti che il comune ha dovuto creare in emergenza nuovi parcheggi e servizi igienici. L’impegno dei 50 residenti per fare rinascere la “piccola Venezia dell’Umbria” dopo i crolli del terremoto del 1997 ha vinto la sfida.

Come arrivare
Raggiungere Rasiglia è facile: giungendo a Foligno basterà prendere la nuova strada statale Val di Chienti ed uscire a Colfiorito. Una volta raggiunto l’altopiano, imboccando il vecchio percorso SS77 basterà seguire le indicazioni Casenove e poi Rasiglia.

Principali eventi
Paese presepe (26 dicembre e 6 gennaio)
Penelope a Rasiglia, il telaio tradizionale (prima fine settimana di giugno compatibilmente con le altre festività nazionali)

Riferimenti

https://rasigliaelesuesorgenti.com/

https://www.comune.foligno.pg.it/articoli/la-favola-di-rasiglia

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