RELIGIONE E AMBIENTE ALLA COP 28

Alla Conferenza annuale dell’Onu sui cambiamenti climatici sono presenti tra i vari anche delegazioni di rappresentanti del mondo della fede.

AMBIENTE
Pamela Preschern
RELIGIONE E AMBIENTE ALLA COP 28

Alla Conferenza annuale dell’Onu sui cambiamenti climatici sono presenti tra i vari anche delegazioni di rappresentanti del mondo della fede.

I leader religiosi di diverse parti del mondo sono tra i partecipanti alla COP28 , che quest’anno si tiene negli Emirati Arabi Uniti dal 30 novembre al 12 dicembre. In un contesto nel quale i protagonisti principali sono l’ambiente e il clima con le loro sofferenze e criticità, oggetto di dibattito di compromessi ma anche di scontri tra paesi, la religione potrebbe apparire di scarsa rilevanza. Eppure, il suo ruolo non può essere sottovalutato.

Non va dimenticato il ruolo del massimo rappresentante nel mondo cristiano, sua Santità Papa Francesco che prima dell’inizio della COP21 di Parigi del 2015 scrisse la Laudato Si, una lettera in cui si riferiva al nostro pianeta come a una “casa comune” da curare. Fu un richiamo morale, uno stimolo ad agire, e in fretta, per salvaguardare la Terra.

Nonostante l’assenza del Pontefice alla Conferenza di quest’anno resasi necessaria per motivi di salute, con il messaggio Laudate Deum dello scorso mese Francesco ha ribadito la sua attenzione al tema ambientale chiedendo di impegnarsi e di agire per produrre cambiamenti concreti e sostanziali.

Le novità della Cop28

Si tratta di richiami necessari da una fonte autorevole e che dovranno essere da esempio per i gruppi religiosi, ospitati in un’area creata appositamente per loro, il “Padiglione della Fede”, una piattaforma di discussione e di scambio in cui potranno influenzare i negoziati.

Sono 140 le organizzazioni religiose che hanno collaborato con il padiglione e potrebbero inviare fino a 10 delegati ciascuna.

Se le aspettative di un vero e deciso cambio di passo rispetto ai lenti progressi compiuti finora sono poche, la religione può fornire qualche input utile per ampliare lo sguardo e l’attenzione sulla questione climatica.

COP 28

La fede per salvare ambiente e clima   

Per i leader religiosi la crisi climatica va considerata una questione omnicomprensiva, che riguarda non solo la qualità dell’ambiente ma anche la salute, la disuguaglianza di genere, la migrazione; in pratica i più diversi aspetti della nostra vita, materiale e spirituale.  Alla base dell’emergenza attuale ci sono una mentalità a breve termine, l’avidità, l’arroganza, il materialismo, l’egoismo.

Eppure, esistono approcci e valori come il pensiero a lungo termine, l’umiltà, la cura per le altre persone e la cura per le altre creature, che devono sostenere l’umanità nella lotta contro il cambiamento climatico.

È stata proprio la religione la base comune dell’incontro tenutosi prima dell’apertura della Conferenza, ossia il Summit mondiale dei leader religiosi tenutosi il 6 e 7 novembre ad Abu Dhabi, organizzato dal Consiglio musulmano degli anziani con la presidenza della COP28 e il Programma ambientale delle Nazioni Unite, con altri circa 200 partecipanti religiosi.

L’evento è culminato con la firma di 28 delegati di una Dichiarazione interreligiosa sull’azione per il clima verso la COP28 che esorta imprese e politici ad adottare una transizione rapida e giusta per garantire l’abolizione, non un’eliminazione graduale. dei combustibili fossili,

A sostenere tale documento ci sono leader anglicani, bahá’i, bohras, buddisti, cattolici, copti ortodossi, ortodossi orientali, evangelici, indù, giainisti, ebrei, mahikari, mandei, protestanti, musulmani, sikh.

Nonostante si possa dubitare che questo gruppo possa avere un’influenza sulle politiche climatiche del prossimo futuro, va riconosciuta la coesione di queste organizzazioni, la determinazione nel fare della lotta al cambiamento climatico una priorità. E anche il sostegno di cui gode la religione (l’84 per cento della popolazione mondiale è credente) e la ricchezza che tali enti gestiscono (oltre l’8 per cento della terra abitabile; circa la metà delle scuole il 5 per cento di tutte le foreste). Senza trascurare infine che rappresentano il terzo più grande investitore al mondo, con un capitale di migliaia di miliardi.

Tutti elementi che li rendono un’importante forza in grado di promuovere i cambiamenti comportamentali per vivere in modo sostenibile su questo pianeta. Tali gruppi possono dimostrare la loro autorevolezza sui rilevanti danni causati dalla crisi del clima, spesso irrecuperabili e non solo di natura materiale, per i quali è in programma proprio in questa Conferenza l’adozione di un Fondo apposito.

Lo stesso Segretario generale delle Nazioni Unite,António Guterres, nel corso di un suo intervento in videoconferenza ha riconosciuto la necessità della voce e dell’autorità di leader spirituali per ispirare e convincere i politici all’azione.

Tra ecologia e fede

Nel 2010 a Gerusalemme è stato fondato dal rabbino Yonatan Neril il Centro interreligioso per lo sviluppo sostenibile (ICSD), organizzazione no-profit all’intersezione tra religione ed ecologia, nella convinzione che esistano interconnessioni spirituali tra degrado ambientale e guerra. La ricerca, riporta il rabbino ispiratore della eco- Bibbia, suggerisce che le persone diventano più violente quando le temperature sono alte. Non si tratta solo di avere un pianeta più caldo dal punto di vista climatico ma sempre più acceso per scontri e conflittualità. Di qui l’urgenza di frenare il cambiamento climatico.

Seppure l’ottimismo sui risultati di questa Conferenza sia scarso, vanno riconosciute alcune importanti novità di questa edizione, tra cui la presenza di leader religiosi in una Conferenza politica. Qualcosa di impensabile fino a qualche anno fa. Riusciranno questi a influenzare i Capi di Stato e di governo e a condividere con queste preoccupazioni e possibili soluzioni?