RICERCATORI AL LAVORO PER VINCERE LE SFIDE DEL PNRR

Tra i temi cruciali da affrontare c’è quello di gestire al meglio i rifiuti, prodotti di scarto del processo produttivo e loro fine vita. Un’opportunità da cogliere per le aziende ed effettuare un cambio di rotta strategico chiamato sostenibilità.

APPROFONDIMENTO
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Francesca Franceschi
RICERCATORI AL LAVORO PER VINCERE LE SFIDE DEL PNRR

Tra i temi cruciali da affrontare c’è quello di gestire al meglio i rifiuti, prodotti di scarto del processo produttivo e loro fine vita. Un’opportunità da cogliere per le aziende ed effettuare un cambio di rotta strategico chiamato sostenibilità.

Economia circolare, PNRR e simbiosi industriale. A che punto sono i progetti per la ripresa? Quale futuro per il nostro paese? In una scala da 1 a 100 come si colloca l’Italia rispetto ai sei punti del piano? E, soprattutto, che ruolo gioca il paese nelle fondamentali e prossime sfide che mettono al centro sostenibilità ambientale, economica e sociale? Ne parliamo con Eleonora Annunziata, ricercatrice dell’istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e membro del laboratorio SUM, il gruppo di ricerca guidato dai professori Marco Frey e Fabio Iraldo che, da oltre quindici anni, unisce le conoscenze sulla gestione d’impresa e i processi decisionali con i principi di sostenibilità attraverso la ricerca scientifica.

Dottoressa, quali sono le tendenze future per quanto riguarda le linee dettate dal PNRR e cosa si troveranno ad affrontare le imprese e le pubbliche amministrazioni nei prossimi mesi?

Sicuramente dovranno essere messe nelle condizioni di esercitare la loro parte nell’ottica dell’economia circolare. Penso in primis ad uno dei temi cruciali, ossia il macro-tema della gestione dei rifiuti e quindi della gestione efficiente delle risorse. Le imprese devono poter svolgere il loro ruolo in questa epoca di transizione a partire dalla gestione dei prodotti di scarto. Gestire al meglio i prodotti di scarto del proprio processo produttivo o il fine vita dei prodotti è la grande sfida. Quello che prima veniva visto come un problema per un’azienda oggi deve essere considerato come un’opportunità per effettuare un cambio di rotta strategico. Sono sempre di più le imprese che, sia per propria iniziativa sia perché stimolate a sfruttare al meglio i finanziamenti nazionali ed europei, si stanno sforzando nel rivedere e modificare i processi produttivi secondo la prospettiva dell’economia circolare.

I finanziamenti ci sono davvero o ne parlano solo gli addetti ai lavori?

Ce ne sono di varie tipologie. A livello europeo si va dal supporto ad iniziative imprenditoriali che necessitano di uno scale-up industriale a quei programmi che aiutano il vero e proprio sviluppo tecnologico vale a dire finanziamenti che servono ad offrire soluzioni tecnologiche per riconvertire i processi produttivi. Nel caso del nostro gruppo di ricerca siamo coinvolti in vari progetti europei e nazionali. Come, ad esempio, il progetto europeo ‘CORALIS’, finanziato nell’ambito del programma Horizon 2020.

Di cosa si tratta?

È un progetto che va a contribuire a un sotto tema della transizione ecologica e dell’economia circolare che è la simbiosi industriale, vale a dire un approccio di sistema che collega diversi attori industriali nel migliorare lo sfruttamento e la valorizzazione di flussi di materiali e di energia in modo più integrato e sostenibile. La simbiosi industriale in buona sostanza è un processo in cui i prodotti di scarto e/o i sottoprodotti di un’azienda o di un’attività industriale diventano materie prime per un’altra azienda o per un altro processo produttivo: in questo modo è possibile creare rapporti di interdipendenza dove energia e rifiuti circolano continuamente senza che vengano prodotti scarti o quasi, in analogia a quanto accade negli ecosistemi naturali.

Per dirla in termini economici, come si genera valore?

La simbiosi tra aziende fa sì che gli output di una linea produttiva diventino input per un’altra, così da ridurre l’impatto ambientale delle attività industriali (uso materie prime vergini, smaltimento di rifiuti in discarica, emissioni climalteranti, ecc.) e dare valore a materiali ormai considerati rifiuti, tutti principi fondamentali per attuare un’economia circolare. Tramite la simbiosi industriale le imprese coinvolte riescono a internalizzare parte delle proprie esternalità negative, massimizzando così il profitto congiuntamente. La simbiosi punta a una collaborazione, favorita spesso dalla prossimità territoriale, tra industrie originariamente separate al fine di farle interagire per ottenere vantaggi competitivi tramite lo scambio di risorse come scarti e sottoprodotti, energia e acqua – in questi ultimi due casi possono essere messe in condivisione anche infrastrutture e utilities. Quindi: dal punto di vista economico si favorisce la riduzione dei costi di produzione tramite l’utilizzo di risorse secondarie e la valorizzazione degli scarti; mentre per quanto riguarda l’aspetto ambientale, i vantaggi sono legati al minor consumo di risorse nonché all’abbattimento delle emissioni e dei rifiuti.

Quali sono i benefici di questo processo?

La simbiosi industriale provoca innanzitutto una diminuzione degli impatti ambientali degli scarti tramite il riuso, il riciclo e recupero, e in questo modo si abbattono anche i rischi e i costi legati allo smaltimento in discarica dei rifiuti. Riconoscendo un valore economico ai materiali di scarto, le imprese saranno dunque orientate a rimodellare i propri modelli di business. Per sviluppare una simbiosi industriale è in ogni caso necessario gestire una collaborazione stretta tra enti governativi, portatori di interessi e comunità territoriali. Diventa fondamentale ottenere, e in primis lavorare a, un consenso comune e una progettazione partecipata. In più, la creazione di un buon sistema di recupero degli scarti di produzione, per evitare che diventino un rifiuto da dover gestire, può richiedere tempo e importanti investimenti.

Il vostro gruppo di ricerca sta già lavorando ad un progetto finanziato dall’Unione Europea… Non è così?

Sì. CORALIS, finanziato dall’UE nell’ambito del programma Horizon 2020, è proprio un progetto dimostrativo concepito per realizzare vere e proprie iniziative di simbiosi industriale e per prevenire gli ostacoli che queste iniziative devono affrontare. Noi ricercatori stiamo lavorando per supportare la creazione o il rafforzamento di catene di valore che coinvolgono imprese di aree industriali europee che hanno identificato o stanno identificando ambiti di collaborazione attraverso lo scambio di flussi di materiali ed energia. Inoltre, il progetto si pone l’ulteriore obiettivo di rendere replicabile l’approccio sviluppato nei tre siti pilota (Italia, Spagna e Svezia) e rafforzare l’adozione di altri 3 siti partner del progetto (Austria, Spagna e Turchia) non solo da un punto di vista tecnologico, ma anche da un punto di vista economico-gestionale, sociale ed istituzionale.

E le imprese come vedono questi progetti?

Si stanno affacciando a questi processi. Alcune già lavorano sugli scarti di produzione per dar loro una seconda vita, altre sostituiscono l’impiego delle materie prime vergini con materie prime seconde così da ridurre i costi di produzione, altre ancora hanno capito che così facendo, oltre all’ambiente, strizzano l’occhio anche alle loro tasche e alla loro capacità di essere competitivi. Infatti, la simbiosi industriale, oltre ad oggettivi benefici per la sostenibilità, porta anche vantaggi economici e senza dubbio a migliori relazioni con le istituzioni.

Qual è il ruolo di voi ricercatori?

Stiamo collaborando con vari settori a partire dall’acciaio fino a toccare quello dei fertilizzanti passando per le raffinerie. Stiamo cercando di sviluppare relazioni di prossimità che facilitano uno scambio che, molto spesso, si traduce in relazioni di simbiosi industriale.

Quando si può dire che l’obiettivo è stato raggiunto?

Quando un’azienda capisce che ciò che per lei è uno svantaggio ma un’opportunità per un’altra impresa, oltre alla possibilità di creare nuove relazioni di filiera per entrambe si innesca un meccanismo virtuoso. Riuscire a far capire, a far passare questo messaggio alle aziende attraverso l’utilizzo di adeguati strumenti di analisi è il fine della nostra attività di ricerca”

State lavorando anche in altri settori?

“Sì. Nel nostro piccolo stiamo guardando ad altri settori del manifatturiero come il settore moda, ma non solo.”

Ma ci sono settori che hanno già abbracciato la simbiosi industriale ottenendo concreti vantaggi?

A livello regionale basta pensare alla presenza di un’azienda che storicamente utilizza una parte dei residui organici derivanti dal processo di trattamento delle acque derivanti dal processo di concia per produrre fertilizzanti.

Un altro esempio di simbiosi industriale abbracciato dall’Italia?

Forse parlerei più di collaborazioni tra imprese ma che possono fungere da buon punto di partenza per l’implementazione di vere e proprie iniziative di simbiosi industriale. Citerei l’utilizzo nel settore tessile degli scarti delle bucce di arancia dalle produzioni del settore agroalimentare per produrre delle fibre tessili. Ecco un bell’esempio di connessione e di mutuo vantaggio tra imprese. Ma anche a Prato, sempre per guardare alla Toscana, ci sono alcune imprese del settore tessile che ha sviluppato dei processi produttivi per recuperare e rigenerare le fibre di tessuti usati, come ad esempio la lana. L’obiettivo è quello di fornire fibre che possano trovare impiego anche in segmenti alti del settore della moda.

Qual è il paese europeo che fa da guida nell’ambito della simbiosi industriale?

Beh, non posso non citare l’esempio per eccellenza che ancora oggi fa da scuola nato negli anni Sessanta: la Simbiosi di Kalundborg in Danimarca. Imprese del tutto differenti che, con l’appoggio delle istituzioni pubbliche, hanno capito che facilitando lo scambio e la connessione si può determinare un mutuo vantaggio.

Esempi virtuosi oltre la Danimarca?

Ci sono delle buone esperienze di simbiosi industriale più riconducibili al processo di condivisone in Gran Bretagna e in Olanda, ad esempio nella città di Rotterdam.

Cosa sono chiamate a fare le nostre aziende nell’immediato futuro?

Le piccole e medie imprese, a cominciare da quelle più vicine, possono mettersi in gioco per cercare in primis di ridurre i costi di smaltimento dei rifiuti e valutare le opportunità offerte da appositi bandi anche per ricevere una riduzione dei propri costi di produzione. Si tratta certamente di uno sforzo e le barriere saranno a poco a poco abbattute dalla digitalizzazione e da finanziamenti ad hoc ma le aziende devono capire che ne vale la pena. Abbracciare questo processo significa riuscire ad ottenere quel vantaggio competitivo utile ad operare in un mercato globale.

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