Ricostruzione della mammella, nuove prospettive nella chirurgia

Uno studio multicentrico randomizzato che ha confrontato il lipofilling tradizionale con il trapianto

ROMA – Una nuova prospettiva per la chirurgia ricostruttiva ed estetica della mammella arriva da uno studio multicentrico randomizzato che ha confrontato il lipofilling tradizionale con il trapianto di grasso arricchito con frazione vascolare stromale (SVF). Lo studio, dal titolo “SVF-Enriched Versus Standard Fat Grafting for Breast Reconstruction and Augmentation: A Prospective Multicenter Comparative Randomized Study” (https://academic.oup.com/asj/advance-article/doi/10.1093/asj/sjag197/8796029?utm_source=authortollfreelink&utm_campaign=asj&utm_medium=email) coordinato da Pietro Gentile, professore associato di Chirurgia plastica dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, e da Aris Sterodimas, responsabile della Chirurgia plastica e ricostruttiva del Metropolitan General Hospital di Atene, è stato pubblicato su Aesthetic Surgery Journal, autorevole rivista internazionale di riferimento nel campo della chirurgia estetica.

La ricerca ha coinvolto 312 pazienti in sei centri italiani e greci, randomizzati in due gruppi, con un follow-up medio di circa 29 mesi. L’obiettivo principale era valutare, attraverso la risonanza magnetica, la quantità di tessuto adiposo mantenuta nel tempo dopo il trattamento. I risultati mostrano una maggiore persistenza volumetrica del grasso nel gruppo trattato con SVF. A 12 mesi, la ritenzione media del lipofilling arricchito con SVF è risultata pari al 71,8%, rispetto al 56,4% osservato nel gruppo sottoposto a lipofilling standard. Il vantaggio è rimasto evidente anche a 24 mesi, con valori rispettivamente del 66,2% e del 49,8%. Le differenze sono risultate statisticamente significative (p<0,001).
Anche la soddisfazione delle pazienti, misurata attraverso il questionario validato BREAST-Q, è risultata significativamente superiore nel gruppo SVF sia a 12 mesi sia a 24 mesi. Particolare attenzione è stata dedicata alla valutazione delle complicanze. Il tasso complessivo di complicanze è risultato pari al 18,6% nel gruppo sottoposto a lipofilling standard e al 14,1% nel gruppo trattato con SVF, senza differenze statisticamente significative tra i due gruppi.
La necrosi adiposa è stata osservata nell’8,9% dei casi con tecnica standard e nel 5,1% con SVF (p=0,18), mentre la formazione di cisti oleose ha interessato rispettivamente il 6,4% e il 4,5% delle pazienti (p=0,42). Le infezioni sono state dell’1,9% nel gruppo standard e dell’1,3% nel gruppo SVF, mentre i sieromi hanno riguardato rispettivamente il 3,2% e il 2,6%. Nessuna delle differenze relative alle singole complicanze ha raggiunto la significatività statistica.
Durante il periodo di follow-up non sono stati registrati casi di infezione grave, embolia polmonare o eventi oncologici avversi.
Anche gli esami di risonanza magnetica hanno evidenziato esclusivamente reperti postoperatori benigni, tra cui necrosi adiposa, cisti oleose e calcificazioni stabili, senza evidenziare pattern di enhancement sospetti attribuibili al lipofilling. Gli autori sottolineano tuttavia che sono necessari controlli prolungati, in particolare nelle pazienti con una precedente storia di tumore della mammella.
«Questi risultati indicano una maggiore stabilità volumetrica del tessuto adiposo quando il lipofilling viene sottoposto al percorso di arricchimento con SVF – spiega Pietro Gentile – ma è importante interpretare i dati con rigore: lo studio ha valutato l’intero processo di preparazione del tessuto arricchito e non permette di attribuire il beneficio esclusivamente alla SVF. Saranno necessari ulteriori studi per chiarire il contributo biologico dei diversi passaggi. L’arricchimento con le SVF o, meglio, un tessuto adiposo con SVF maggiormente concentrata è stato ottenuto mediante procedure di “manipolazione minima”, basate prevalentemente su filtrazione, centrifugazione e lavaggio, nel pieno rispetto delle normative vigenti. Non sono infatti possibili espanzioni cellulari o culture al di fuori di un laboratorio GMP».
La ricerca apre quindi una prospettiva di interesse nell’ambito della chirurgia plastica rigenerativa della mammella. Gli stessi autori sottolineano tuttavia la necessità di ulteriori studi prospettici, follow-up più lunghi  e ulteriori approfondimenti sul contributo biologico specifico della SVF.