RIDARE DIGNITÀ ALLE ISOLE

Il governo italiano stanzia risorse per prevenire i rischi sismici nelle isole minori. Un provvedimento che attua il principio dell’insularità.

INFRASTRUTTURE
Pamela Preschern
RIDARE DIGNITÀ ALLE ISOLE

Il governo italiano stanzia risorse per prevenire i rischi sismici nelle isole minori. Un provvedimento che attua il principio dell’insularità.

Soldi per prevenire il rischio simico nelle isole minori. È quanto annunciato recentemente dal Ministro della Protezione Civile e delle Politiche del Mare, Nello Musumeci.

Nello specifico è previsto un bando per i sindaci delle isole minori di 100 milioni di euro, per la messa in sicurezza delle loro infrastrutture strategiche pubbliche.

Si tratta di un’iniziativa congiunta del Dipartimento della Protezione Civile con quello di Casa Italia per attuare la norma introdotta con la modifica dell’articolo 119 della Costituzione italiana con la legge costituzionale 2 del  novembre 2022, basata sulla valorizzazione dell’insularità e sulla riduzione dei suoi disagi e diseconomie con un impegno attivo da parte dello Stato.

Il ritorno dell’insularità nella Costituzione

La modifica dell’art.119 succitato riguarda in particolare l’inserimento, dopo il quinto comma in cui è previsto che “ per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni  di un sesto comma in cui “la Repubblica riconosce le peculiarità delle isole e promuove le misure   necessarie   a   rimuovere   gli   svantaggi derivanti dall’insularità”.

In quell’articolo che attribuisce agli enti territoriali l’autonomia finanziaria  di   entrata  e  di  spesa, è prevista l’istituzione di un fondo perequativo senza vincoli di destinazione per i territori  con  minore  capacità fiscale per abitante e la realizzazione di interventi  speciali  in  favore   di   determinati enti locali è stato introdotto il riconoscimento della peculiarità dei territori insulari e previste azioni per eliminare le difficoltà che riguardano queste aree.

Eppure il carattere speciale delle isole non è nuovo. Era già previsto dalla Costituzione del 1948 in cui al terzo comma dell’art.119 si stabiliva che “per provvedere a scopi determinati e valorizzare il Mezzogiorno e le isole lo Stato assegna per legge a singole regioni contributi speciali”. Un riferimento espunto con la riforma del titolo V della seconda parte della Carta costituzionale nel 2001.

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Il riconoscimento dell’insularità: tra storia e geografia

La categoria dei territori insulari comprende non solo le isole maggiori ma anche quelle lagunari, lacustri e gli arcipelaghi al largo della terraferma o delle isole maggiori. La condizione degli isolani è un modo di vivere derivato da una particolare collocazione fisica: abitare in un territorio circondato dall’acqua e quindi separato dalla terraferma porta con sé una specifica e spiccata identità nel popolo che lo abita, un forte senso di appartenenza e attaccamento ai valori tradizioni, cultura, lingua locali ma al tempo stesso anche alcuni svantaggi. Tra gli ambiti interessati da questi ci sono i trasporti, che soffrono della scarsità e difficoltà di collegamenti con la terraferma.

Le isole non solo dovrebbero essere considerate per le loro difficoltà ma anche per le diversità che le contraddistinguono e che rappresentano un’opportunità e pertanto vanno valorizzate.

L’UE nel considerare le isole riconosce l’ importanza del principio di “continuità territoriale”, basato su  misure volte a favorire adeguati collegamenti tra i territori quando le attività di libero mercato non possono soddisfarli. Nello specifico l’ordinamento comunitario favorisce la continuità territoriale prevedendo aiuti a carattere sociale e l’introduzione di oneri di servizio pubblico. La disciplina concerne sia la continuità territoriale aerea che quella marittima regolate la prima dal Regolamento CE n.1008/2008 e la seconda dal Regolamento CEE N.3577 del 1992 riguardante l’applicazione del principio della libera concorrenza dei servizi ai trasporti marittimi fra Stati membri.

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La perequazione infrastrutturale nella normativa italiana

L’ attuazione del quinto comma dell’art.119 sulle risorse aggiuntive e interventi speciali in favore degli enti territoriali è avvenuta con la legge delega n.42 del 2009 che, in riferimento ai territori insulari, prevede che si debba tener conto delle specifiche realtà territoriali, con particolare riguardo alle infrastrutture, ambito in cui il divario col resto del paese è maggiore, attraverso la cosiddetta “perequazione infrastrutturale”. A questo scopo la norma richiede la definizione dei criteri di priorità di azione per ridurre le differenze infrastrutturali esistenti nelle diverse parti del paese accordando priorità ai territori insulari.

Le difficoltà di rendere concreta questa norma dipendono tra i vari dal mancato completamento della determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) e della definizione dei fabbisogni e costi standard di regioni ed enti locali.

Migliore è la condizione in cui si trovano le due isole maggiori, la Sicilia e la Sardegna per cui lo Stato è intervenuto nell’ultimo decennio con provvedimenti specifici in materia infrastrutturale per la continuità territoriale con collegamenti da e per le isole e contributi ad hoc per compensare gi svantaggi e i costi dell’insularità. Si tratta tuttavia esclusivamente di misure di natura economico-finanziaria che non considerano fattori sociali e culturali né sono volte alla valorizzazione delle aree insulari.

Dopo l’incoerenza della riforma del titolo V che, pur volta a valorizzare le autonomie, ha rimosso dalla Carta Costituzionale ogni riferimento all’insularità ora è il disegno di legge sull’autonomia differenziata delle regioni  a statuto ordinario a sollevare polemiche e a far emergere nuovamente il nodo di LEP e dei fabbisogni. Si rischia di rendere lettera morta quanto recentemente introdotto e di perdere l’occasione di valorizzare le isole come enti territoriali, tralasciando adeguati infrastrutture e sistemi di collegamento. Essere isolani non deve significare essere isolati.