RIDURRE I COSTI ENERGETICI: LA STRATEGIA DELLA COMMISSIONE EUROPEA

La Commissione ha avanzato delle proposte per far fronte alla situazione di emergenza nel settore energetico per cercare un freno ai costi esorbitanti.

AMBIENTE
Domenico Aloia
RIDURRE I COSTI ENERGETICI: LA STRATEGIA DELLA COMMISSIONE EUROPEA

La Commissione ha avanzato delle proposte per far fronte alla situazione di emergenza nel settore energetico per cercare un freno ai costi esorbitanti.

I prezzi del gas come dimostra la borsa di Amsterdam, riferimento del settore, le quotazioni hanno raggiunto i 2,487 €/Smc, rispetto agli 0,965 €/Smc del mese di maggio, oltre alla guerra in Ucraina, con le  minacce prima paventate poi attuate di riduzione dei flussi di gas da parte della Russia, hanno provocato uno squilibrio del mercato e dato adito a forti speculazioni. Diretta conseguenza è stato l’aumento delle bollette energetiche e il pesante impatto su famiglie ed imprese, mettendone in pericolo perfino la sopravvivenza.

Per far fronte alla situazione è necessario un coordinamento a livello di Unione Europea ed evitare che i singoli paesi vadano in ordine sparso, come richiesto dalla Presidente del Consiglio Europeo, Ursula von der Leyen, che ha invocato la massima unità. La stessa Presidente Von der Leyen in occasione del discorso sullo stato dell’unione pronunciato a Bruxelles il 14 settembre ha tenuto a precisare che se lo scorso anno le importazioni di gas dipendevano per il 40% dalla Russia, ad oggi questa percentuale è scesa al 9 per quello proveniente tramite gasdotto, anche se purtroppo la Russia preferisce “avvelenare” il mercato bruciando il gas invece che consegnarlo ai vari paesi.

Oltre a ciò anche la crisi climatica ha impattato sulla domanda di energia elettrica e provocato un aumento dei costi anche fino a dieci volte prima dell’inizio del conflitto in Ucraina. Per questo la Commissione Europea ha proposto misure per la riduzione della domanda di energia elettrica e ridistribuire ai clienti finali i ricavi eccedenti del settore energetico in maniera tale da preservare i vantaggi del mercato ed evitare insicurezze sull’ approvvigionamento dettate anche dalla situazione internazionale che possono provocare uno squilibrio tra domanda ed offerta. Inoltre un accento importante è stato posto sulla necessità di adattare la borsa di Amsterdam ai cambiamenti del mercato del gas, sempre meno dipendente dai gasdotti a favori del GNL ottenuto tramite rigassificazione

La stessa Presidente Von der Leyen che in occasione del discorso sullo stato dell’unione pronunciato a Bruxelles lo scorso 14 settembre ha tenuto a precisare che se lo scorso anno le importazioni di gas dipendevano per il 40% dalla Russia, ad oggi questa percentuale è scesa al 9 anche se purtroppo la Russia preferisce avvelenare il mercato bruciando il gas invece che consegnarlo ai vari paesi. Oltre a ciò anche la crisi climatica ha impattato sulla domanda di energia elettrica e provocato un aumento dei costi anche fino a dieci volte prima dell’ inizio del conflitto in Ucraina.

Ma quali sono le azioni proposte

Principalmente si tratta di azioni emergenziali basate sulla riduzione della domanda, l’ applicazione di massimali sui cosiddetti produttori di energia elettrica inframarginali e sulla solidarietà da parte dei settori delle fonti fossili.

Riduzione della domanda 

Diminuzione del consumo totale da parte dei consumatori, in particolare coloro i quali hanno sottoscritto offerte che permettono di ridurre la domanda. È necessario considerare le fasce orarie più care nelle quali viene fissato il prezzo marginale, l’obiettivo è quello di ridurre non meno del 5% del consumo lordo di energia elettrica nelle fasce orarie cosiddette di picco nel quale sono previsti i prezzi massimi, che deve interessare almeno il 10% delle ore mensili. Una riduzione della domanda che permetterebbe di diminuire la dipendenza dalle centrali a gas e ridistribuire i ricavi delle imprese. Così facendo verrebbero selezionate 3 – 4 ore giornaliere, a discrezione dei singoli paesi, corrispondenti alle fasce orarie di picco o quelle nelle quali la produzione da rinnovabili è bassa e la produzione di centrali marginale è necessaria per il soddisfacimento della domanda. Ciò è rivolto a quegli utenti che possono offrire flessibilità grazie alla riduzione o allo spostamento della domanda su base oraria. Inoltre sarebbero i singoli paesi a scegliere le misure più idonee per ridurre la domanda e considerare procedure d’ asta o di gara per la sua gestione. Ai singoli stati è richiesto che la riduzione della domanda complessiva di energia elettrica del 10% fino al 31 marzo 2023.

In base alla produzione oraria del periodo gennaio agosto 2022, ridurre del 5 – 10 % delle ore con il più alto livello di energia elettrica porterebbe la domanda media a livello delle ore di picco non selezionate ad appianare il consumo orario. In considerazione del fatto che il ricorso al gas durante le ore di picco è marginale, la riduzione del 5% può garantire una diminuzione di 1,2 miliardi di metri cubi, corrispondenti al 4 % del consumo di gas nell’ Unione Europea durante la stagione invernale.

Tetto sui recavi del mercato per la produzione di energia da fonti inframarginali

Possibilità di recuperare i ricavi eccedenti dei produttori soggetti a costi marginali inferiori, (meno costose) tra le quali le rinnovabili o il nucleare che hanno realizzato utili elevati a causa degli alti prezzi del gas che hanno fatto salire il prezzo dell’energia elettrica all’ ingrosso e restare stabili i costi di produzione. In questo modo si dà attuazione al principio di solidarietà, grazie al quale i mercati dell’energia elettrica avrebbero un funzionamento più regolare, con vantaggi per il dispacciamento delle centrali elettriche meno costose e più efficienti dell’Unione Europea e l’assicurazione che gli stati membri possano contare sulle importazioni. Sui ricavi inframarginali è fissato un massimale a livello di Unione Europea di 180 €/MWh di energia elettrica prodotta sui ricavi realizzati grazie al quale i produttori siano in grado di coprire i costi di investimento e funzionamento senza compromettere i nuovi investimenti e sia possibile ridurre l’impatto sul prezzo finale dell’energia elettrica dalle fonti marginali che fissano i prezzi. I ricavi in eccesso dovranno essere prelevati dagli stati così da ridurre le bollette agli utenti e condividere parte degli utili inframarginali prelevati nello stato produttore a beneficio degli utenti finali dello stato importatore, garantire compensazioni ai fornitori di energia elettrica sottocosto, Il massimale permetterà di mantenere il funzionamento del mercato interno dell’energia elettrica grazie alla concorrenza sui prezzi tra produttori.

Un fondo di solidarietà per attenuare l’impatto dell’incremento dei prezzi

Per evitare l’impennata dei costi è necessario prevedere ad un fondo di solidarietà temporaneo per l’industria fossile con il quale incrementare i fondi per la transizione energetica e le nuove tecnologie. Un contributo di solidarietà basato su quella parte degli utili realizzati nel 2022 che eccede un incremento del 20% sugli utili medi dei tre anni precedenti con un’aliquota media del 33%, da parte di società attive nei settori del petrolio, gas, carbone e raffinazione. In questo modo sarà possibile da parte dei singoli stati redistribuire le risorse a sostegno di famiglie e imprese per attenuare gli effetti della crisi, agire sui rincari energetici, ridurre i consumi e sostenere le industrie energivore che puntano sulle rinnovabili o sull’ efficienza energetica. Inoltre i singoli stati potrebbero destinare parte dei ricavi del contributo di solidarietà per il finanziamento di misure che riducano gli effetti della crisi. Tra queste il sostegno e la tutela dell’ occupazione, la riqualificazione e il miglioramento della forza lavoro, o misure per la promozione di investimenti nell’ efficienza energetica e nelle rinnovabili e più in generale nel processo di Transizione verde. Contributo che rappresenterebbe una integrazione rispetto al massimale su ricavi delle tecnologie inframarginali ed andrebbe ad interessare gli utili in eccesso prodotti dall’ industria dei combustibili fossili nel periodo della crisi energetica. Proposte che permetterebbero la regolamentazione dei prezzi dell’energia elettrica sotto il prezzo di costo anche in favore delle piccole e medie imprese.

Ma quale strada devono seguire queste proposte per essere esecutive

L’approvazione necessita della maggioranza qualificata del Consiglio Europeo e dato che si tratta di uno strumento emergenziale la sua applicazione dovrebbe interessare il periodo 1 dicembre 2022 – 31 marzo 2023 con un riesame previsto per fine febbraio. I contributi di solidarietà avranno una durata di un anno con riesame entro il 15 ottobre 2023.

Notevoli i risparmi che potrebbero generarsi

Le misure in discussione potrebbero generare un risparmio annuo stimato di 142 miliardi di euro circa, dei quali 117 miliardi derivanti dal massimale sui ricavi dei produttori inframarginali, con l’importo esatto per ogni paese che dipenderà dalla quantità di energia che tali tecnologie inframarginali e dal livello dei prezzi dell’ energia elettrica durante il periodo di adozione della misura e varierà a seconda del mix energetico e dei regimi di sostegno alle rinnovabili previsti nei singoli stati.