RISPETTIAMO LA TERRA, NE VA DEL NOSTRO FUTURO

Nella Giornata mondiale della Salute, l’appello dell’Organizzazione mondiale della Sanità è un monito che riguarda tutti: senza la salvaguardia della Terra non c’è Salute.

SALUTE
Beatrice Curci
RISPETTIAMO LA TERRA, NE VA DEL NOSTRO FUTURO

Nella Giornata mondiale della Salute, l’appello dell’Organizzazione mondiale della Sanità è un monito che riguarda tutti: senza la salvaguardia della Terra non c’è Salute.

“Il nostro Pianeta, la nostra Salute”. Uno slogan, quello lanciato quest’anno dall’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità), per questa Giornata mondiale della Salute che ci impone una riflessione che riguarda tutti, dal singolo ai governi dei vari Paesi che compongono il Pianeta. Un monito che però si tende quasi in una sorta di inerzia collettiva a procrastinare, a parte le dovute eccezioni che però se fanno notizia vuol dire che non sono certo prassi acclarate. Ma appunto eccezioni alle regola. Abbiamo tutti quindi una sfida da affrontare e riguarda i nostri comportamenti quotidiani, perché solo se saremo capaci di prenderci cura del nostro Pianeta, solo se lo salveremo dall’incessante disastro ambientale, puntando su un’economia circolare per la salvaguardia del benessere, solo allora sarà possibile un futuro e un mondo migliore.

È ben chiaro agli scienziati, dai medici ai biologi, dai fisici ai geologi, che non c’è spazio per la salute umana se non ci occupiamo di salvaguardare la Terra dall’inquinamento. Del resto l’OMS stima che 13 milioni di decessi annui nel mondo sono imputabili a cause ambientali evitabili, mentre 13 persone al giorno perdono la vita per colpa di patologie scaturite dall’inquinamento dell’aria. E questo accade per le patologie respiratorie e cardiache più comuni fino al cancro.  Sempre dal rapporto stilato  dall’OMS, emerge che oltre il 90% della popolazione mondiale respira aria malsana che deriva dai combustibili fossili, e una delle conseguenze del riscaldamento globale è il diffondersi di zanzare killer in Paesi mai raggiunti prima. Per non parlare degli eventi meteorologici estremi: piogge, inondazioni, scioglimento dei ghiacci ma anche siccità prolungate che causano il degrado del suolo per le coltivazioni ma anche la scarsità d’acqua – soprattutto quella non contaminata –  spingendo le popolazioni ad abbandonare le loro terre per non morire di fame o di malattie diarroiche, come il colera con un conseguente degrado sanitario che riguarda tutti e non solo una parte del Pianeta.

Uno scenario che non dovrebbe aver bisogno di freddi numeri per farci comprendere come la crisi ambientale coincida sempre di più con la crisi sanitaria e di cui, va sottolineato, rappresenta la più grande minaccia possibile. Siamo ancora nel bel mezzo di una pandemia che già da un po’ avrebbe dovuto farci capire  quanto siano fragili gli equilibri della Natura nonché quelli individuali e sociali, tanto dal doverci insegnare quanto sia importante investire su una nuova idea di comunità che comprenda l’importanza della tutela di un ecosistema che riguarda tutte le specie che compongono il Pianeta. L’Oms lancia quindi le sue tre sfide globali: “Siamo in grado di reimmaginare un mondo in cui aria, acqua e cibo puliti siano a disposizione di tutti? Dove le economie sono focalizzate sulla salute e sul benessere? Dove le città sono vivibili e le persone hanno il controllo sulla propria salute e sulla salute del pianeta?”.

Domande-appello che puntano a ricordare a tutti, qualora ce ne fosse ancora bisogno, quanto la catastrofe ambientale di cui l’uomo è e rimane il principale artefice, influisca sulla salute globale.  Ma per partecipare a queste sfide, oltre la politica, c’è quello che ognuno di noi ogni giorno può fare: attivare tutta una serie di buone pratiche, che vanno dal semplice gesto di non gettare carta in terra a una corretta differenziazione dei rifiuti fino al ridurre del tutto l’uso della plastica. Tutte pratiche necessarie per limitare al minimo indispensabile i livelli di inquinamento atmosferico, e che aiutano al contempo a promuovere una cultura del benessere collettivo. Possiamo tutti contribuire ad evitare catastrofi che hanno pesanti conseguenze, soprattutto nei Paesi più poveri, sfruttati  e dilaniati dalle guerre, dove le disuguaglianze sanitarie hanno già fatto troppe vittime.

Il momento avrebbe dovuto essere ieri, ma è ancora possibile ora: ne va della salute delle generazioni presenti e future.