ROBOTICA: L’ITALIA FA SCUOLA

Negli ultimi anni il Belpaese ha fatto notevoli progressi in materia di robot umanoidi. Già attivo nel settore industriale ora punta a quello domestico e sanitario.

INFRASTRUTTURE
Pamela Preschern
ROBOTICA: L’ITALIA FA SCUOLA

Negli ultimi anni il Belpaese ha fatto notevoli progressi in materia di robot umanoidi. Già attivo nel settore industriale ora punta a quello domestico e sanitario.

Sesti al mondo per numero di robot industriali installati negli impianti produttivi con oltre novantamila unità. Nel tessile solo il gigante cinese ci supera, nell’alimentare siamo terzi, con circa diecimila unità installate (ai primi posti ci sono come Cina e Usa) così come nel comparto legno-mobili. È quanto riporta il World Robotics 2023 sull’uso della robotica in Italia, tralasciando tuttavia il contributo di settori come quello automobilistico e dell’elettronica, tra i maggiori utilizzatori di queste tecnologie.

In questi campi il nostro paese ha registrato progressi sorprendenti, segnando una crescita pari al 7 per cento medio annuo dello stock complessivo di robot industriali nel periodo 2017-2022.

Con una massiccia presenza nei centri di ricerca, negli atenei e nelle start-up l’Italia ha fatto grandi passi avanti sia nella meccatronica (un ambito fra l’informatica e la meccanica industriale) che nell’interazione con i robot umanoidi.

In materia di tecnologie umanoidi è l’Istituto italiano di tecnologia (IIT) di Genova ad avere un ruolo chiave con 27 progetti di ricerca europei e 153 brevetti in corso e vari prototipi, tra cui iCub, dall’aspetto di un bambino e realizzato da un gruppo di 30 ricercatori.

Il presente e il futuro dei robot

Gli umanoidi possono compiere attività logoranti e ripetitive, adattarsi a condizioni climatiche difficili e ambienti pericolosi, sono ottimi esecutori grazie a una notevole capacità di controllo da remoto; scarseggiano però nelle capacità predittive di adattamento e reazione agli imprevisti, decisamente incomparabili a quelle umane.

La sfida del prossimo futuro è quindi rendere la robotica utilizzabile per necessità e in contesti vari, inclusi quello medico e domestico affinché possano diventare un supporto affidabile e valido per l’essere umano nello svolgimento delle attività quotidiane.

Oltre che in questi settori i robot potrebbero presto avere applicazione anche in quello sociale, ad esempio nell’assistenza agli anziani o ai bambini in ambito educativo, ma anche per compiti di soccorso e salvataggio.

Nell’e-commerce la robotica è già realtà: nelle scorse settimane Amazon, con un investimento di oltre un miliardo di dollari nella start-up che lo ha progettato, ha incluso nel suo staff Digit, un robot umanoide il cui compito è spostare carichi pesanti togliendo all’essere umano lo svolgimento di compiti gravosi e noiosi.

Dall’altra parte del globo la Cina punta alla produzione di massa di queste macchine entro il 2025, incoraggiando le imprese al miglioramento delle capacità di interazione e movimento degli stessi per adeguarsi a un contesto di declino della classe operaia dovuta alla crisi demografica e al boom di laureati.

I polpastrelli dei robot: un’invenzione made in Italy

Tornando al nostro paese un recente successo nel progresso della tecnologia robotica va riconosciuto a Lorenzo Agostini per un’innovazione volta ad affinare il tatto dei robot. A soli trentatré anni ha fondato in Emilia-Romagna insieme ad altri tre connazionali la start-up Adaptronics, divenuta celebre per l’invenzione dei polpastrelli dei robot.

I giovani hanno sviluppato una pellicola composta da materiali polimerici, molto sottile (con spessore inferiore a 0,5 millimetri) e che diventa adesiva se attivata elettricamente. Il risultato è un robot in grado sollevare fino a 20 chilogrammi con due targhette di dimensioni pari a una carta di credito; aumentando la superficie cresce automaticamente la forza di presa.

Vantaggi e settori di applicazione

Tra i benefici di questi polpastrelli va menzionata l’attenzione alla sostenibilità ambientale: il principio elettrostatico, a differenza delle ventose usate nell’industria, è efficiente dal punto di vista energetico. Inoltre, muniti di sensori, consentono al robot di riconoscere l’oggetto da sollevare, di spostarlo senza comprimerlo e danneggiarlo e distinguerne la prossimità.

Tra gli ambiti di impiego i principali sono la logistica, dallo smistamento in magazzino alle consegne, coerenti con l’area in cui questa tecnologia è stata sviluppata, quella compresa tra Bologna e Reggio Emilia, caratterizzata da una forte concentrazione di aziende di macchine per il confezionamento.

In futuro, tuttavia, il suo utilizzo potrebbe esser esteso in quello biomedico e spaziale. In particolare in questo ultimo campo la tecnologia si rivela molto promettente: operando in condizioni di vuoto pneumatico, può essere usata per catturare eventuali detriti spaziali o afferrare oggetti che necessitano di manutenzione, come i microsatelliti per poi avvicinarli all’operatore umano responsabile della riparazione.

Queste innovazioni dimostrano che il ruolo dei robot può e deve essere quello di alleati e non competitor. Per affrontare le sfide attuali e future è sempre più necessaria non una competizione ma una reciproca collaborazione tra uomo e macchina.