ROSPI E TARTARUGHE MARINE, QUA LA MANO AMICI ANFIBI E RETTILI

Una task-force di volontari in azione per tutelare le specie in via di estinzione. Associazioni e cittadini insieme per soccorrere, curare e salvare gli animali: un modo nobile di contribuire alla salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità.

AMBIENTE
Francesca Franceschi
ROSPI E TARTARUGHE MARINE, QUA LA MANO AMICI ANFIBI E RETTILI

Una task-force di volontari in azione per tutelare le specie in via di estinzione. Associazioni e cittadini insieme per soccorrere, curare e salvare gli animali: un modo nobile di contribuire alla salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità.

Tartarughe marine e amici rospi: quando i piccoli gesti dei singoli fanno la grande differenza. È la catena umana dei volontari di “tartAmare” e di “Proteggere gli anfibi” che ogni anno, a seconda del calendario e delle stagioni delle migrazioni, si mette in moto per soccorrere, curare e salvare le specie in via di estinzione e per contribuire alla tutela dell’ambiente e della biodiversità. Tra loro anche Silvia Bertini, un passato di studi naturalistici e commessa in una cartolibreria di paese durante il giorno, volontaria di Sea Shepherd e TartAmare e attivista – con tanto di giubbe catarifrangenti e torce – di notte e nei weekend. Una vocazione, la sua, nata da un amore smisurato per l’ambiente e per gli animali che l’hanno portata anche a gestire un piccolo sportello di tutela animali all’interno del Comune di San Giuliano Terme nel pisano.

Una sorta di trait d’union tra i cittadini, le autorità competenti e i centri di recupero che, grazie al lavoro dei volontari, vengono a contatto ogniqualvolta si verifichino casi di animali, domestici e non, smarriti, maltrattati o ritrovati in cattive condizioni o morti lungo le strade e le campagne del territorio. Ma il territorio del Lungomonte pisano, a dire il vero, non è nuovo a questo tipo di pratiche virtuose. Basti pensare che la task-force di volontari, coordinati dal Wwf Campi Bisenzio, nei mesi di gennaio, febbraio e marzo, e a seconda delle temperature del periodo, scendono in campo – dotati di secchi, torce e guanti – dal tramonto fino a notte fonda per mettere in salvo gli “amici” rospi.

“Facciamo la nostra parte suddividendoci in piccoli gruppi e dandoci turni per salvare gli anfibi che, soprattutto nei mesi di febbraio e marzo, migrano verso le aree umide per deporre le uova attraversando le strade e rischiando così di esser investiti da auto e mezzi pesanti – interviene Silvia Bertini -. Da 6 anni ormai, dopo aver studiato attentamente le zone e le aree umide preferite dai rospi per deporre le uova, ogni sera monitoriamo le arterie principali e le strade più frequentate per preservare questa specie in via di estinzione dal traffico e dalla velocità delle automobili per poi indirizzarla e ricondurla nel fosso o stagno più vicino per la deposizione delle uova”.

Tutto ciò avviene generalmente alla fine dell’inverno quando gli animali escono dai rifugi – costituiti da tronchi, cataste di legna, cumuli di foglie o mucchi di pietre – dove di solito trascorrono il resto della loro vita. È durante questo periodo che questa specie compie vere e proprie migrazioni di massa. E, oltre a tutelare l’ecosistema, il lavoro dei volontari contribuisce alla salvaguardia di esemplari in via di estinzione.

“La presenza del rospo comune (Bufo bufo), così come quella di tutti gli anfibi, è fondamentale – conferma Bertini che durante questo mese di agosto, così come ogni estate, presidierà anche la nidificazione della tartaruga marina Caretta caretta sulle coste toscane –. In primis per il mantenimento dell’equilibrio ecologico e perché sono ‘bioindicatori’ della qualità ambientale e, in secondo luogo sebbene si tratti di un aspetto non trascurabile, perché queste specie sono grandi divoratori di insetti, quali le zanzare, considerati fastidiosi per l’uomo e non graditi per gli effetti sulle colture agricole”.

Sensibilizzazione negozio per negozio e porta a porta, spiegazioni agli automobilisti e tante ore di sacrifici, soprattutto in serate e notti burrascose, sono i valori aggiunti dei volontari del Lungomonte pisano che hanno dato continuità a questo circolo virtuoso portando anche alcuni Comuni della zona a installare una apposita cartellonistica e segnaletica stradale per indicare l’attraversamento dei rospi e, dunque, una richiesta di moderazione della velocità.


“La prima minaccia che grava sulle popolazioni di anfibi è la scomparsa o la forte compromissione degli habitat riproduttivi. Questi bellissimi e preziosi ambienti, detti anche zone umide ‘minori’ quali pozze, stagni, acquitrini e piccoli laghetti hanno sempre fatto parte del nostro paesaggio – prosegue Bertini -. Dalla metà del secolo scorso però, in seguito alle grandi trasformazioni socio-economiche e al sempre più massiccio abbandono della campagna e al mutamento delle pratiche agricole, questi piccoli ambienti umidi sono divenuti via via più rari e la forte urbanizzazione di molti territori, accompagnata dall’ occupazione diffusa di ampie superfici per nuovi siti residenziali, commerciali o industriali ha inevitabilmente contribuito alla diminuzione della specie. Da qui parte il lavoro di noi volontari per scongiurarne l’estinzione”.

E nel frattempo un’altra missione – stavolta dedicata alle tartarughe marine – sta proseguendo sulle coste toscane capitanata da tartAmare, l’associazione nata nel settembre 2016 da un gruppo di volontari amanti della natura, del mare, della conservazione ambientale e della divulgazione scientifica. “È un’associazione no-profit che opera sul territorio toscano, in convenzione con il Comune di Grosseto e inserita nella Rete della Regione Toscana, al fine di tutelare e valorizzare le risorse e gli ambienti naturali, incentrando le proprie attività sulla salvaguardia delle specie di fauna e flora associate agli ambienti marino-costieri – conclude Silvia -. Tartamare si occupa anche di recuperare, curare e riabilitare esemplari di tartaruga marina rinvenuti in difficoltà nelle reti dei pescherecci o spiaggiati e di assistere a tutte le fasi che vanno dalla nidificazione alla schiusa fino all’ingresso in mare dei piccoli di eventuali nidi deposti”.

Info-point sulla spiaggia, monitoraggio ad ogni alba, messa in sicurezza e sorveglianza dei nidi sono i fiori all’occhiello di questa catena umana che, notte e giorno, presidia la spiaggia sorvegliando le uova deposte e le tartarughe ferite.

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