SASSOLI: LA CURA ITALIA PASSA PER NUOVE REGOLE E PRAGMATISMO

Il Presidente del Parlamento Europeo indica al Paese come “percorrere strade nuove e dimostrare discontinuità con il passato”. Rafforzare i meccanismi della democrazia europea, modernizzare l’economia in un modello di produzione alternativo, preservando ambiente e coesione sociale. Ripensare le regole in favore dei giovani “perché sono loro i decisori di domani”

APPROFONDIMENTO
Tempo di lettura:15 minuti
Beatrice Curci
SASSOLI: LA CURA ITALIA PASSA PER NUOVE REGOLE E PRAGMATISMO

Il Presidente del Parlamento Europeo indica al Paese come “percorrere strade nuove e dimostrare discontinuità con il passato”. Rafforzare i meccanismi della democrazia europea, modernizzare l’economia in un modello di produzione alternativo, preservando ambiente e coesione sociale. Ripensare le regole in favore dei giovani “perché sono loro i decisori di domani”

È una sfida ardua quella che attende l’Italia e i Paesi dell’UE per superare la crisi dopo la pandemia. Le formule del Presidente dell’Europarlamento per non farci trovare impreparati

Presidente Sassoli cosa ci ha insegnato, se ci ha insegnato qualcosa, questa pandemia?

Questa crisi ci ha insegnato che nessuno si salva da solo e che solo insieme possiamo affrontare le sfide della contemporaneità del cambiamento climatico, alla rivoluzione digitale, alla questione migratoria. La crisi ci ha resi consapevoli di un modello di sviluppo malato, incentrato solo sul profitto economico e ha ulteriormente accentuato le difficoltà dei più fragili, le donne, i giovani, le persone disabili. La pandemia non ha solo contribuito alla crescita delle disuguagliane ma ha reso più evidenti quelle già esistenti. Sarebbe ingannevole pensare che le linee di frattura sociale, allargate dalla pandemia, possano rimarginarsi in fretta e che l’economia e la società possano quindi tornare alla normalità pre-pandemica. Di certo ora sappiamo che nulla sarà come prima. La vecchia normalità non può diventare la nuova normalità: abbiamo l’opportunità e i mezzi per costruire un presente diverso. Sostenibile, giusto e inclusivo. Le grandi crisi possono e devono creare lo spazio politico per riforme prima difficili da immaginare; possono anche trasformare le impossibilità in imperativi. Questa crisi ci ha insegnato che è arrivato il momento di aprire una riflessione per rafforzare i meccanismi della democrazia europea che deve essere più efficiente e reattiva dotandosi dei mezzi giusti per rispondere alle crisi che arriveranno anche nel futuro.

Come pensa l’Italia riuscirà a superare la crisi del post COVID?

Durante la pandemia, l’Italia è stata cruciale per l’approvazione di alcune riforme, pensiamo alla trattativa del luglio scorso sul Recovery. Adesso il nostro paese è chiamato a fare delle scelte, a percorrere delle strade nuove, a dimostrare una linea di discontinuità con le decisioni del passato. Il Governo Draghi si è assunto il compito di arricchire il piano di ripresa nazionale, produrre riforme indispensabili e indicare gli investimenti necessari per attuarlo. Non possiamo mettere nel cassetto tutte le lezioni che abbiamo appreso quest’anno. Abbiamo visto quanto sia indispensabile andare avanti nella digitalizzazione, aggiornarsi, essere al passo con i tempi. Assistiamo ad un aumento delle temperature, questo ci impone una nuova sensibilità sui temi ambientali e non credo che ci sia indifferenza rispetto a tutto ciò. Le circostanze richiedono pragmatismo a livello economico, politico ma soprattutto sociale. Servono nuove idee, nuovi strumenti, serve ristabilire un legame con i cittadini rafforzando la democrazia. Abbiamo bisogno di un’amministrazione più efficiente, meno burocratica. È necessaria una cooperazione maggiore con i comuni, le regioni, gli enti locali che sono più vicini ai cittadini e possono assecondare meglio i loro bisogni e le lor aspettative. Dobbiamo quindi preparare soluzioni che ci consentano di uscire dalle misure eccezionali adottate senza far precipitare le nostre economie in un ciclo infinito di recessione e austerità. Applicare le regole di bilancio in modo rigoroso adesso sarebbe un disastro economico non solo per l’Italia, ma per l’Europa intera. Oggi parliamo di ricostruzione, ma questa ricostruzione avviene all’interno di una cornice che è quella europea. Questo è il tempo giusto per ricollegare le forze politiche ai sentimenti popolari. Un tempo che va vissuto con la passione dei costruttori. L’europeismo è il riconoscimento di un ordine legittimo accettato da tutti i nostri Paesi.

L’UE sul cambiamento climatico si è posta obiettivi ambiziosi, il Green Deal rappresenta davvero la nostra occasione?

Il cambiamento climatico è la più grande minaccia che l’umanità deve affrontare oggi, e non si ferma di fronte alla pandemia che stiamo vivendo. Anche in questi tempi difficili, dobbiamo continuare a lavorare per far avanzare i nostri paesi verso una strada più sostenibile, equa, prospera. L’Unione europea è e continua ad essere il principale attore globale nella lotta contro il cambiamento climatico. Firmando l’accordo di Parigi, le nazioni europee si sono impegnate a realizzare la transizione verde. Ora è nostra responsabilità politica e anche morale mantenere quelle promesse. Il Green Deal è la nostra risposta all’Accordo di Parigi e ai segnali allarmanti che il nostro pianeta ci manda. Questa nuova strategia di crescita è il cambio di gioco per i decenni a venire, è il primo passo che permetterà all’Europa di diventare il primo continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050, vogliamo essere i primi della classe! Abbiamo già messo in atto una legislazione ambiziosa a livello europeo e nazionale e stiamo finalizzando la legislazione sul clima, che trasformerà in legge gli obiettivi fissati nel Green Deal. In questo viaggio, dobbiamo fare in modo che nessuno venga lasciato indietro. Non siamo tutti uguali di fronte alla crisi ecologica. Ci sono i ricchi, ci sono i poveri, ci sono i vecchi, i giovani, a seconda di dove viviamo, non siamo tutti colpiti dalla crisi allo stesso modo. Questo significa che il processo ecologico e il processo sociale devono andare di pari passo, alimentarsi a vicenda. Dobbiamo mobilitare e sostenere l’industria nel cammino verso un’economia più sostenibile, in modo che la competitività industriale e la politica climatica si rafforzino a vicenda. Proteggere l’ambiente significa creare nuovi posti di lavoro, favorire la ricerca, dare più spazio all’innovazione, garantire più protezione sociale e dare più opportunità. È giunto il momento di realizzare insieme questo cambiamento.

Su cosa gli Stati dovranno puntare per raggiungere una piena sostenibilità?

Dobbiamo modernizzare la nostra economia in un modello di produzione alternativo, preservando l’ambiente e la coesione delle nostre società, lottando contro le disuguaglianze e garantendo la trasmissione di un ecosistema sostenibile alle generazioni future. Per la prima volta, massicci trasferimenti di bilancio finanziati da un prestito comune contratto a nome dell’Unione europea sono assegnati agli Stati membri per un totale di 390 miliardi di euro di sovvenzioni in tre anni. Questi potenti meccanismi di solidarietà saranno decisivi per migliorare il potenziale di crescita delle economie europee, aspirando all’equità economica e mitigando l’impatto del cambiamento climatico. Questo è essenziale per costruire la società più sostenibile a cui tutti aspiriamo. I nostri spazi urbani hanno bisogno di essere ripensati, con un’attenzione all’inclusione sociale, all’innovazione e all’adattamento a gravi rischi climatici, come le ondate di calore degli ultimi anni. Dovremmo ristrutturare e ripensare le nostre città per migliorare anche la qualità dell’aria. Sarà altresì importante lo sviluppo di aree verdi di infrastrutture urbane ricche di biodiversità, al fine di contribuire alla lotta contro l’inquinamento atmosferico, il rumore, gli effetti del cambiamento climatico, le ondate di calore, le inondazioni e i problemi di salute pubblica nelle città europee. L’Unione europea può essere orgogliosa della sua leadership nell’economia circolare; dobbiamo continuare i nostri sforzi per garantire che questa ondata di rinnovamento avvenga utilizzando i migliori standard ambientali possibili e tecnologie innovative e sostenibili. Aumentando la resilienza climatica e riducendo la povertà energetica per molti cittadini, possiamo portare valore a lungo termine per i cittadini e l’economia. L’iniziativa del Nuovo Bauhaus europeo lanciata dalla Presidente della Commissione von der Leyen, ha un carattere innovativo e originale nell’ affrontare molti di questi problemi. Questa iniziativa dimostra la consapevolezza delle nostre istituzioni e dei nostri politici della necessità di reinventarci per affrontare le enormi sfide che ci attendono.

Per i giovani è tempo di futuro… su quali pilastri bisognerà fondarlo anche per restituirgli fiducia?

Abbiamo visto che durante questi mesi la fiducia dei cittadini nelle istituzioni europee è cresciuta, e il dato più incoraggiante è proprio quello che riguarda i giovani. Le ragazze e i ragazzi reclamano il loro posto in questa Europa, sono in prima linea nella difesa dei valori su cui è fondata la nostra Unione e si battono per la difesa del nostro pianeta. La Conferenza sul Futuro dell’Europa – ad esempio – vuole essere proprio lo strumento per ripensare al coinvolgimento dei cittadini, della società civile in Europa. Anche prima della pandemia, noi eravamo convinti della necessità di avvicinare i cittadini al progetto europeo, di coinvolgerli maggiormente e di sviluppare insieme una visione per il nostro futuro comune. E in questo processo il ruolo dei giovani è più che mai fondamentale, perché sono loro i decisori di domani, sono loro che hanno pagato e stanno pagando il prezzo più caro della pandemia, non solo dal punto di vista della socialità ma pensiamo al debito, al debito che tutti i nostri Stati stanno facendo per promuovere delle politiche pubbliche per la ripresa. E questo debito non si esaurirà in 2-3 anni. Il rapporto debito-PIL in tutti i Paesi europei ha raggiunto cifre esorbitanti e noi non possiamo lasciare questo fardello sulle spalle dei nostri giovani, senza impegnarci per assicurare loro un futuro migliore. Le regole vanno ripensate, non sono lì per rimanere immutabili nel tempo. Avremo dovuto imparare una lezione della crisi greca e cioè che l’austerità radicale fa male ai nostri paesi e ai cittadini e trasforma le recessioni in depressioni. Non possiamo commettere gli stessi errori del passato. Abbiamo bisogno di una nuova Europa più moderna e più capace di affrontare le sfide della contemporaneità, ripensandosi, riformandosi e non rimanendo ancorata ai paradigmi del passato. In presenza di una crisi simmetrica nelle cause, ma asimmetrica nell’impatto, l’Unione ha scelto questa volta un approccio espansivo e di dimensioni inaudite. E ha messo in campo strumenti innovativi, come il meccanismo SURE e lo strumento Next Generation EU. Tutto questo ci insegna che abbiamo bisogno di cambiare e di lavorare su noi stessi. Perché vogliamo lasciare alle giovani generazioni non solo il peso della crisi ma anche l’orgoglio di avere un’Unione che possa essere un punto di riferimento, in un mondo in cui la sfida dell’autoritarismo e della non libertà è molto forte.

Dovranno cambiare i parametri su cui calcolare il benessere del pianeta?

La pandemia ha mostrato cosa funziona e cosa no nelle nostre società, nei nostri sistemi, nelle nostre economie. Abbiamo capito che il capitalismo sfrenato ha danneggiato l’ambiente e la società. Il calcolo del PIL così come lo abbiamo conosciuto finora non è più sufficiente. La crescita non può essere infinita. Nel calcolare il benessere del pianeta o anche di una sola nazione va misurata la formazione, la sostenibilità sociale e la riduzione delle disuguaglianze e per questo il piano di recupero dell’UE è storico. La crisi ci ha mostrato l’importanza di trovare soluzioni concrete nel segno della nostra interdipendenza. Di agire insieme per il bene comune globale. Abbiamo capito che un solo filo lega salute umana, benessere animale e protezione dell’ambiente. L’azione contro il cambiamento climatico, contro il degrado ambientale, la perdita di biodiversità e per una produzione alimentare sostenibile è fondamentale per proteggere gli esseri umani dagli agenti patogeni emergenti. Comprendere questa dimensione è essenziale: il cambiamento climatico non può essere dissociato dalla giustizia sociale e dalla lotta contro le disuguaglianze. Con il Piano europeo di ripresa, l’Europa si sta dando i mezzi per affrontare i problemi strutturali e avanzare ulteriormente verso un’Europa sociale che sia più verde ed equa. Non possiamo permetterci di arrivare al 2050 lasciando indietro alcuni dei nostri paesi, le nostre società, i nostri lavoratori, le nostre imprese (o chiudendole – perché naturalmente è più facile chiuderle che trasformarle). È questa la lettura e il piano che l’UE ha già fatto, consentendo di essere un po’ più avanti degli altri nel lavoro da svolgere. Il Piano di ripresa Next Generation EU prende spunto da una riflessione già avviata, che si fonda sugli impegni del Green Deal, su un’economia sostenibile, non solo dal punto di vista ambientale ma anche da quello sociale, e su un’idea di transizione che tenta di recuperare gli svantaggiati. In questi mesi abbiamo capito che non vi è sicurezza per nessuno, se non mettiamo tutti in sicurezza. È una questione di responsabilità e di convenienza. Non possiamo tornare allo status quo, non possiamo tornare al mondo del passato, abbiamo bisogno di nuovi modelli e un nuovo approccio incentrato sulla dignità dell’individuo ma anche sulla protezione del pianeta.

L’Italia dovrà fare 48 riforme in un anno e mezzo circa per usufruire della totalità dei fondi del Recovery Fund, non pensa sia una sfida quasi più ardua della pandemia?

Penso che sia una sfida non solo per l’Italia ma per tutti i paesi europei. I piani nazionali per usufruire delle risorse messe in campo dall’Europa richiedono un grande impegno e un allineamento con gli obiettivi fissati dalla Commissione obiettivi ecologici e digitali e le componenti sociali. Dobbiamo essere consapevoli che questa crisi ha un impatto molto diseguale e sta amplificando le disuguaglianze tra Paesi e tra persone nell’Unione europea. Questa è una nuova fase, serve pragmatismo e una visione che non guardi solo al breve termine ma che incoraggi riforme cruciali per i cittadini e per la società nel medio e nel lungo periodo. I dati dell’Istat sulla povertà in Italia valgono per tutti i paesi europei. Decine di milioni di europei che erano sulla soglia della fascia di povertà sono oggi al di sotto, e decine di milioni de europei che erano ceto medio basso sono adesso sulla soglia della fascia di povertà. È un tema cruciale per le forze politiche democratiche, perché se non lo affrontiamo in modo strutturale ed efficace, verremo travolti, se non dalla rabbia di certo dall’indifferenza. Next Generation EU ci dà una grande occasione di farlo, di aggredire le disuguaglianze e la povertà con interventi strutturali.  Il Presidente del Consiglio ha incontrato le parti sociali e le forze politiche per la presentazione del PNRR e ritengo che questo passaggio sia essenziale per la condivisione di un lavoro di ristrutturazione per un progetto di lungo periodo. Un piano strategico per il paese come Next Generation EU è essenziale che venga discusso e condiviso a tutti i livelli possibili altrimenti il rischio è che questo passaggio storico per il nostro paese finisca in secondo piano, magari schiacciato dalle emergenze quotidiane. Riprogrammazione e riorientamento delle risorse verso settori e necessità più immediate sono fondamentali anche per non farci trovare impreparati davanti le prossime sfide. Nei mesi più duri della pandemia, la collaborazione tra livelli amministrativi locali, governo e istituzioni europee ha funzionato ed è stata capace di portare sollievo immediato ai nostri cittadini.  I nostri cittadini si aspettano molto dalla ripresa. Si aspettano che abbia una forte impronta sociale, che abbia l’obiettivo di colmare le disuguaglianze, di rilanciare il lavoro di qualità, di accompagnare tutti nella transizione grande che ci aspetta. Certo occorrano investimenti, si dovranno fare delle riforme ma se c’è una lezione che abbiamo appreso dalla pandemia è che le riforme adatteranno i nostri sistemi nazionali ad essere più resilienti per poter affrontare adeguatamente le crisi future. L’impegno di ognuno deve essere commisurato alle ambizioni che abbiamo per l’Europa. Molte più persone ora si rendono conto che le Nazioni, da sole, non ce la possono fare. E l’Unione Europea è forse il livello minimo per poter soddisfare i bisogni della gente.