SBARCA IN ITALIA IL TALENTO “SOSTENIBILE” DEI GIOVANI AFRICANI

L’iniziativa Startup for Africa Roadshow a supporto delle startup africane, uno strumento per mettere in relazione i giovani talenti africani con potenziali investitori.

AMBIENTE
Alessio Ramaccioni
SBARCA IN ITALIA IL TALENTO “SOSTENIBILE” DEI GIOVANI AFRICANI

L’iniziativa Startup for Africa Roadshow a supporto delle startup africane, uno strumento per mettere in relazione i giovani talenti africani con potenziali investitori.

Supportare la crescita dei team imprenditoriali più promettenti di Kenya, Uganda, Tanzania e Rwanda. Nasce così lo Startup Africa Roadshow, iniziativa promossa da Be Entrepreneurs, associazione che sostiene A Milano e Torino, sedi degli eventi, dove si sono presentate le sei startup vincitrici di Next Generation Africa e altri giovani imprenditori che, in Italia, hanno avuto la possibilità di incontrare potenziali investitori, partecipare a workshop, incontri e sessioni di confronto. Un momento di confronto durante il quale, ovviamente, le startup hanno presentato i loro progetti: innovativi, funzionali ad un cambiamento reale della vita delle comunità a cui sono destinati e sostenibili. “L’obiettivo del progetto è supportare le startup fornendo loro gli strumenti, per fare in modo che siano pronte a relazionarsi con potenziali investitori, costruendo ponti con l’ecosistema di produzione italiano e in prospettiva anche europeo” ha spiegato uno dei fondatori dell’associazione, Andrea Censoni, illustrando le finalità di questo progetto.

Dall’economia familiare alla sanità, dal riuso della plastica al ciclo dei rifiuti

Interessanti e diversificate le idee presentate, unite da una sola evidente funzione: risolvere problemi relativi al contesto sociale al cui interno sono state immaginate. Come ad esempio il progetto “Marula Proteen”, che tra l’altro ha vinto il premio speciale per la sostenibilità. L’idea alla base è quella del riciclo dei rifiuti, che si trasformano in fertilizzante: ma  è la procedura con cui questo avviene ad essere davvero interessante: Marula Proteen, infatti, trasforma i rifiuti organici in fertilizzanti ad alto valore nutritivo attraverso un processo biologico basato sugli insetti, all’interno di un modello di gestione assolutamente circolare. “Un sistema che possiamo replicare in qualsiasi parte del mondo” spiega uno degli ideatori di Marula Proteen, Joseph Luswabi. “I rifiuti presi nelle città vengono portati nel loro laboratorio, i rifiuti organici diventano cibo per le larve della mosca soldato nera. Dopo otto giorni, questo mangime si decompone e viene utilizzato del tutto dalle larve che diventano dieci volte più grandi rispetto alla loro dimensione originale. Le loro deiezioni diventano un fertilizzante organico di alta qualità, impiegato nella produzione agricola”.

Sempre il riciclo, ma di materiali plastici, è l’obiettivo di un’altra start up presentata a Milano: Kimuli Fashionabilty. Si tratta di una società ugandese che vuole raggiungere, in un colpo solo, die risultati: il riciclo e l’inclusione. Sono, infatti, 102 i collaboratori con disabilità che lavorano nell’azienda che, appunto, ricicla i rifiuti plastici. “I prodotti sono interamente di plastica riciclata”, spiega Zaharah Nabirye una delle ideatrici che ha portato il progetto in Italia.

Non c’è solo l’attenzione all’ambiente ed alla transizione ecologica: le startup africane partono dalla società all’interno della quale nascono e si sviluppano, offrendo soluzioni. Come la app Zofi Cash, una piattaforma di pagamenti che permette ai lavoratori dipendenti di ottenere un anticipo sullo stipendio mensile: una necessità fortemente avvertita in Uganda. “Si tratta di una applicazione per le persone che hanno un lavoro e che hanno bisogno di un anticipo”, spiega l’ideatore Paul Kirungi. In pratica, a concedere loro l’anticipo è lo stesso datore di lavoro, alla app va una minima percentuale per l’operazione. Un’idea che va a toccare un tema socialmente sentito, appunto. Che è lo stesso procedimento che ha deciso dei applicare Margareth Nanyombi, giovane imprenditrice che ha portato in Italia “HerHealth Uganda”: è una app anche questa, che però è utile in ambito sanitario. Permette infatti di fare uno screening delle infezioni genitali femminili anche a casa o in ufficio. “Si tratta anche di un modo per rispondere alle esigenze delle donne in Uganda, forniamo loro lo strumento per controllarsi. Ed è utile anche negli ospedali”, ha spiegato l’ideatrice.

Idee e progetti innovativi, che puntano ad un cambiamento in meglio delle condizioni di vita delle persone cui sono indirizzate: si tratta di qualcosa di nuovo ed utile, che ha un valore globale e non solo riferito all’Africa.