SCORIE RADIOATTIVE IN ITALIA, UN REBUS IMPREVEDIBILE

L’individuazione di un sito nazionale per i rifiuti radioattivi non è una decisione chiara e semplice.

AMBIENTE
Maurizio Orrù
SCORIE RADIOATTIVE IN ITALIA, UN REBUS IMPREVEDIBILE

L’individuazione di un sito nazionale per i rifiuti radioattivi non è una decisione chiara e semplice.

L’ultima seduta del Consiglio dei Ministri del 27 novembre 2023 ha approvato un testo di decreto legge in materia energetica. La procedura della normativa è assai complessa, dal punto di vista ambientale, sociale e politico. Infatti questa importante presa di posizione governativa per l’individuazione del sito unico nazionale per le scorie radioattive, non è accettata dalla stragrande maggioranza della popolazione italiana.

Un rebus. Infatti bisogna riprogrammare e costruire centrali nucleari italiane ed individuare i siti collegati, che avranno la funzione di smaltire i materiali radioattivi (residui di attività mediche, rifiuti industriali, residui dismessi delle centrali nucleari, etc.). La mappa dei siti potenzialmente idonei a diventare possibili luoghi di “scarti radioattivi” sono stati individuati in una delle sette Regioni: Lazio, Puglia, Toscana, Sardegna, Sicilia, Basilicata e Piemonte. Ma questa possibile mappatura potrebbe comprendere anche altri tre siti come Viterbo, Alessandria e Torino.

Queste aree potenzialmente individuate interferiscono con le specifiche aree della “Rete Natura 2000” ai sensi della salvaguardia degli habitat naturali, sulla tutela dell’avifauna e nonché dei beni culturali che rientrano nel patrimonio dell’umanità sotto il ferreo controllo dell’Unesco. IL progetto del Deposito Unico Nazionale è assai articolato nei minimi dettagli. Infatti in sicurezza verranno sistemati circa 78 mila metri cubi di rifiuti radioattivi (la cui radioattività dovrebbe decadere dopo 300 anni; circa 28 mila metri cubi risultanti dagli scarti degli impianti nucleari di ricerca e dai settori della medicina nucleare. A queste possibili statistiche è necessario ascrivere lo stoccaggio di lungo periodo di circa 17 mila metri cubi di scorie ad alta radioattività.

Naturalmente il governo nazionale per tacitare le tante voci contrarie, al sito nazionale di scorie radioattive, dovrà fornite alla “Regione fortunata” altissimi incentivi economici e sociali. Nel nostro Paese, ad onore del vero, esistono già 4 centrali nucleari ubicate a Trino, Caorso, Latina e Garigliano, che a breve dovranno essere smantellate per motivi di sicurezza. Questo argomento, o meglio, questa decisione di politica ambientale che dovrà, a breve prendere il Governo nazionale, susciterà scontri politico- ideologici e forti resistenze popolari. Ai posteri l’ardua sentenza.