SI PUÒ VIAGGIARE CON UN SEME? SÌ, CON IL FAGIOLO (1)

Un concentrato di proteine, alimento base delle popolazioni fin dall’antichità. Il fagiolo, ci accompagnerà nel nostro viaggio che parte dal Veneto, passa per la Toscana e arriverà fino in Calabria.

TURISMO
Sara Stefanini
SI PUÒ VIAGGIARE CON UN SEME? SÌ, CON IL FAGIOLO (1)

Un concentrato di proteine, alimento base delle popolazioni fin dall’antichità. Il fagiolo, ci accompagnerà nel nostro viaggio che parte dal Veneto, passa per la Toscana e arriverà fino in Calabria.

La pianta del fagiolo, Phaseolus vulgaris, è originaria dell’America Centrale e del Messico e venne importata in Europa dai Conquistadores, anche se in realtà esistevano già nel Vecchio Continente alcune specie di fagioli, del genere Vigna, di origine africana. In breve tempo i fagioli del genere Phaseolus hanno soppiantato gli altri poiché più semplici da coltivare e redditizi.

Il Phaseolus vulgaris è una pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia delle Leguminose papillonace, con un fusto rampicante o nano che raggiunge altezze non superiori ai quattro metri. I frutti, i fagioli, sono legumi ovaliformi leggermente allungati, con semi reniformi carnosi, il cui colore può avere molte sfumature in base alle differenti varietà. Ciò che noi mangiamo, il fagiolo, è il seme.

I baccelli che contengono i semi, i nostri concentrati di proteine, si aprono semplicemente grazie ad una struttura di fibre longitudinali, detta pergamena, che si trova nella saldatura. I baccelli che sono privi di pergamena sono chiamati fagioli mangiatutto, fagiolini o cornetti, che sono coltivati non per i semi, ma per l’intero frutto da consumare cotti.

Così come tutti i legumi, anche i fagioli hanno diverse proprietà che ne fanno degli alleati per la nostra salute e benessere.

Oltre all’alto contenuto proteico, i fagioli sono ricchi di fibre e lecitina, composto che favorisce l’emulsione dei grassi, come il colesterolo, e contengono inoltre vitamine, soprattutto dei gruppi A, B, C ed E, e sali minerali, tra cui ferro, potassio, calcio, fosforo e zinco.

Un piccolo avvertimento, i fagioli crudi sono tossici perché contengono fitoemoagglutinina, una tossina che provoca nausea, vomito e diarrea, problema risolvibile lasciando in ammollo i fagioli, prima di cuocerli, per due d’ore.

Grazie ad un pregiato fagiolo

Grazie ad un pregiato fagiolo, di cui in Vaticano si faceva incetta tra la fine dell’800 e i primi del ‘900, arriviamo in Val Belluna, dove il fagiolo gialèt si coltiva fin dall’antichità e troverà l’apice nel ‘900. Il fagiolo gialèt, detto anche fasol biso o solferino, deve il suo nome al suo caratteristico colore giallo intenso con note verdoline.

Il seme è di forma tondeggiante, tenerissimo e con una buccia sottile, aspetto che lo rende particolarmente digeribile, poiché diviene pressocché inconsistente dopo la cottura.

Il fagiolo gialèt è sempre stato considerato una varietà molto pregiata e utilizzata più nel commercio che per il consumo quotidiano da parte dei coltivatori; tanto pregiato che i commercianti veneti arrivavano in Val Belluna per acquistare i preziosi semi che venivano rivenduti proprio in Vaticano, tanto da conquistarsi anche l’appellativo di “fagiolo del Papa”. Quindi, sebbene non fosse un sostentamento alimentare diretto, per i coltivatori rappresentava una fonte di guadagno importante per il mantenimento delle famiglie della Val Belluna.

La zona della Valbelluna è un’ampia conca delimitata verso nord dalle pareti dello Schiara, tra cui spicca la Gusela del Vescovà (ago del Vescovo), simbolo della zona: una guglia di roccia alta una quarantina di metri, in cui il territori è stato solo in parte modificato dall’uomo.

Feltre

Sul Colle delle Capre svetta imponente il paese di Feltre, piccolo gioiello del 1500, a cui si accede da tre ingressi: la monumentale porta Imperiale, porta Oria e porta Posterla.

La fatica della salita, dai cubetti in porfido, sarà ampiamente ripagata dal panorama, e la vista potrà perdersi tra il verde e le Dolomiti Bellunesi, e le bellezze architettoniche medievali, piene di fascino e storia.

Nel centro di Feltre si trova la magnifica Piazza Maggiore dominata dal castello di Alboino e circondata da palazzi in stile veneziano, con monofore, bifore e trifore tutte merlettate e ricamate, dalle fontane lombardesche, dalla chiesa di San Rocco, dai palazzi Gazzi, Bovio-Da Romagno e Guarnieri, neo-gotico costruito nell’Ottocento dall’architetto Segusini. Ridiscendendo attraverso una meravigliosa scalinata, che si dice fu percorsa anche da Napoleone il cui cavallo vi lasciò l’impronta del suo zoccolo, accompagnati dal profumo di pietra che pervade ogni angolo di Feltre, giungiamo alla Cattedrale di San Pietro, ricostruita dopo le distruzioni del 1510 alle quali sopravvissero la cripta dell’XI sec. e l’abside gotica.

Al suo interno si trovano il polittico dell’altare della Madonna della Misericordia e il San Giovanni Battista di Pietro de’ Marascalchi, la Madonna del Carmine di Francesco Frigimelica, la pala con la Madonna Assunta e San Pietro di Antonio Lazzarini, la Madonna con il Bambino, San Vittore e Santa Corona di Paolo Dal Pozzo, San Bonaventura, San Michele che scaccia gli angeli ribelli di Agostino Ridolfi e la Cena in Emmaus di Girolamo Turro. Nella cappella del Santissimo sono conservate Annunciazione, Natività e Adorazione dei Magi di Giambattista Volpato del 1672.

Di notevole pregio, infine, l’organo monumentale di Gaetano Callido. Non possiamo lasciare Feltre senza aver visitato il Santuario dei Santi Vittorio e Corona, patroni del paese.

Luogo fuori dal tempo, un’oasi di pace

Qui ci troveremo immersi in un luogo fuori dal tempo, un’oasi di pace. Sebbene l’esterno non impressioni particolarmente, è al suo interno che la meraviglia da il meglio di sé.

Il loggiato che circonda l’arca dei Martiri, gioiello architettonico, caratterizzata da otto capitelli di tipo cubico “scantonato” con decorazione a niello, riempiti nelle parti incavate da una pasta bituminosa.

Le colonne sono di marmo greco e gli archi a tutto sesto contribuiscono a dare un senso di grazia e di leggerezza alla struttura. Secondo alcuni studiosi un capitello presenterebbe, in caratteri cufici, la scritta del Corano (3, 189): “L’universo è di Dio”.

In ogni caso è indubbio il carattere arabo della decorazione dei capitelli i quali, insieme alle colonne di origine greca e ai Santi Martiri di provenienza orientale, diventano quasi un invito a respirare in un clima di universale dialogo tra culture e religioni. Molto bello il chiostro, al centro del quale si trova una fontana e nelle lunette delle volte si ritrovano le rappresentazioni delle scene degli ex voto. Attraverso la porta laterale si entra nella splendida navata con affreschi su tutte le pareti.

Lasciamo Feltre ricordando un suo cittadino, pedagogo e illustre umanista Vittorino de’ Rambaldoni, meglio conosciuto come Vittorino da Feltre (1373 o 1378 – 1446). Nato in una famiglia di umili origini, ma con un’innata e spiccata curiosità, che lo portò, seppur con grandi sacrifici, a studiare e a comprendere quanto l’educazione e la cultura fossero importanti, tanto da riuscire a dedicarsi all’insegnamento, una volta giunto alla corte dei Gonzaga. Istituì la “Casa Gioiosa”, scuola nella quale applicò i principi della sua pedagogia umanistica: uguaglianza , rispetto della personalità altrui, fraternità.

E adesso un attimo di riposo così da esser pronti per la prossima tappa che ci porterà in Toscana.