SI PUÒ VIAGGIARE CON UN SEME? SÌ, CON IL FAGIOLO (2)

La seconda puntata a Sorana con il fagiolo bianco e rosso. Cultura e tradizioni in un paese suggestivo della Toscana.

TURISMO
Sara Stefanini
SI PUÒ VIAGGIARE CON UN SEME? SÌ, CON IL FAGIOLO (2)

La seconda puntata a Sorana con il fagiolo bianco e rosso. Cultura e tradizioni in un paese suggestivo della Toscana.

Ed eccoci giunti, grazie al fagiolo di Sorana, in Toscana, terra di scrittori, scienziati, navigatori e artisti come Dante Alighieri, Leonardo da Vinci, Simone Martini, Giovanni da Verrazzano, Giacomo Puccini e Lorenzo de’ Medici. Del fagiolo di Sorana ne esistono due tipi, quello Bianco, con forma irregolare e schiacciata, molto più piccola del comune cannellino, di colore bianco latte con leggere venature perlacee, e quello Rosso (Antico Rosso) dalla forma allungata quasi cilindrica, di colore rosso vinato con striature più scure. Entrambi i tipi si caratterizzano per l’alta digeribilità, dovuta al tegumento sottilissimo, che diviene praticamente impercettibile con la cottura conferendo al fagiolo quella sua tenera cremosità.

Si differenziano però leggermente nel sapore, più delicato il Bianco, con leggero retrogusto di castagne e pinoli, e più intenso e rustico l’Antico Rosso. Sono i terreni sabbiosi, l’abbondanza di acque poco calcaree, una buona percentuale di umidità dell’aria, l’altitudine (tra i 200 e 750 metri s.l.m) e l’ottima esposizione solare, a rendere unici questi fagioli. I contadini della zona si tramandano di generazione in generazione questi preziosi semi e a maggio, durante l’ultima luna, avviene la semina seguendo un rituale, codificato ormai da secoli, che ha in sé qualcosa di magico, spirituale. Tutto il rituale, eseguito solo a mano dai coltivatori, prevede l’utilizzo esclusivo di semi locali e vieta l’uso di diserbanti. Il seme produce una pianta che raggiunge i quattro metri di altezza, con foglie lanceolate che si attorcigliano da sinistra verso destra, lungo i paletti messi a sostegno.

Tra agosto e settembre i semi vengono raccolti e poi lasciati essiccare al sole durante la fase autunnale. Una volta essiccati, i fagioli vengono battuti con un bastone speciale nelle aie delle cascine, e i semi, poi, vengono posizionati sopra un tavolo, su cui è stesa una tovaglia verde per favorire la visibilità e la selezione, momento in cui i semi malformati e macchiati vengono eliminati. Durante l’inverno, la conservazione avviene in appositi contenitori, in cui sono aggiunti pepe in grani, radici di valeriana o foglie di alloro, in modo da impedire eventuali attacchi di insetti. Il recupero di questi legumi si deve all’iniziativa della Piccola Associazione di produttori del Ghiareto Onlus di Sorana, che promuovendo il riconoscimento dell’IGP, ha favorito e incoraggiato il ritorno alla coltivazione di terreni da tempo abbandonati.

fagioli

Sorana è un antichissimo castello che fa parte delle 10 castella della Svizzera Pesciatina, borghi risalenti all’alto medioevo costruiti su punti strategici e da cui, quindi, si può godere dello splendido panorama della zona. Sorana deve il suo nome alla rocca che “sovrana” dominava la vallata; di questa però non rimangano che pochi ruderi, poiché nel 1362 fu rasa al suolo dai Pisani. Il perimetro del paese è a forma ellittica, il cui centro è rappresentato dalla piazza principale in cui si trova la Chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, oggetto di diversi restauri nel corso degli anni che ne hanno, di fatto, modificato l’aspetto originario. Sulla facciata si trova l’affresco raffigurante i due Santi e una volta varcato il portale di ingresso, ci troviamo all’interno della chiesa ad unica navata, in cui lo sguardo punta diretto verso l’altare centrale in marmo del 1879, sormontato da un crocifisso in carta pesta dorata risalente al XIX Secolo. Lateralmente sono presenti diversi altari in pietra serena (da notare sopra il secondo sulla parte destra, un crocifisso in legno di bella fattura) e in fondo al coro si trova un dipinto raffigurante la Vergine in trono col Bambino e Santa Caterina. Stupendo  il pulpito, tutto in pietra serena e, soprattutto, il Crocifisso cinquecentesco e la Vergine del Rosario, che è stata attribuita a Matteo Civitali (scultore lucchese, che fu anche architetto e ingegnere) in terracotta dipinta, della metà del secolo XVI. Camminando per le viuzze di Sorana si potranno incontrare diversi elementi architettonici e decorativi, come stemmi di diverse casate, tra cui quello de’ Medici, tabernacoli, immagini sacre e architravi finemente incise.

Vale la pena ritagliarsi un’intera giornata per visitare le dieci castella della Svizzera pesciatina (un nome ispirato dal famoso storico ed economista svizzero Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi che trovò  molte somiglianze con i paesaggi alpini del suo paese natale), che oltre alla nostra Sorana, comprende Pietrabuona, Medicina, Fibbialla, Aramo, Vellano, San Quirico, Castelvecchio, Stiappa e Pontito.  Le dieci castella sono unite da un comodo sentiero percorribile a piedi, che permetterà di godere di una natura incontaminata e del profumo dei castagni e delle querce. Tutti questi borghi medievali hanno la caratteristica comune, oltre al paesaggio, di essere costruiti in pietra serena, pietra locale che ancora oggi viene estratta nella zona.

Lasciamo questo meraviglioso angolo della Toscana con le parole di Leonardo da Vinci, pronti per ripartire per la prossima tappa, che ci condurrà in Calabria.

“Quando camminerete sulla terra dopo aver volato, guarderete il cielo perché là siete stati e là vorrete tornare.”

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