SICILIA, COSA PREVEDE IL "PIANO INDUSTRIA 2030"

Act Tank, obiettivo sostenere le imprese e il trasferimento tecnologico per evitare la marginalità dell’isola nei mercati internazionali.

APPROFONDIMENTO
Francesca Franceschi
SICILIA, COSA PREVEDE IL "PIANO INDUSTRIA 2030"

Act Tank, obiettivo sostenere le imprese e il trasferimento tecnologico per evitare la marginalità dell’isola nei mercati internazionali.

«Condurre definitivamente la Sicilia e i suoi sistemi produttivi fuori da una possibile condizione di marginalità nei mercati, per rendere l’Isola protagonista attiva». Per l’assessore regionale alle attività produttive, Edy Tamajo, è questo l’obiettivo del “Piano Industria 2030” della Regione Siciliana, presentato durante il forum “Act Tank Sicilia” organizzato da “The European House – Ambrosetti” al Marina Yachting di Palermo.

«Un Piano – aggiunge Tamajofortemente voluto dal governo Schifani che, attraverso l’assessorato delle attività produttive, si è dato una prospettiva di medio-lungo termine, per accompagnare l’intero sistema delle imprese nel percorrere le strade dell’innovazione con una strategia articolata».

Ma andiamo con ordine.

Nel corso dell’evento, in occasione del quale è stato presentato il nuovo Piano industriale regionale 2030, si è illustrato anche un dossier sullo stato di salute dell’economia regionale, realizzato sulla base di metriche e indicatori economici strategici per il territorio siciliano.

Obiettivo? Scongiurare che la Sicilia sia un’isola marginale in ambito produttivo.

Assessore regionale alle attività produttive, Edy Tamajo

«In Sicilia – afferma l’assessore regionale alle attività produttive, Edy Tamajo – risultano attive circa 400 mila imprese: un insieme di micro, piccole e medie aziende sulle quali è necessario innestare e potenziare mirate politiche di crescita, finalizzate all’incremento della competitività sotto il profilo della qualità, dell’innovazione e della sostenibilità delle produzioni. A fronte delle evidenti condizioni di criticità legate al contesto internazionale (dalla pandemia al conflitto russo-ucraino), il governo Schifani è fortemente impegnato nella costruzione e realizzazione dei necessari interventi di sostegno al settore produttivo, favorendo in particolare gli investimenti in ricerca e innovazione. Ricerca e sviluppo sperimentale, con processi di trasferimento tecnologico, stanno avendo infatti un ruolo determinante e dirompente perché in grado di intercettare e soddisfare i bisogni del mercato in modo completamente nuovo. L’obiettivo è condurre definitivamente la Sicilia, e i suoi sistemi produttivi, fuori da una possibile condizione di marginalità nei mercati».

Come?

La risposta si legge in una nota stampa della Regione Sicilia all’indomani dell’Act Tank al quale hanno preso parte, tra gli altri, anche Carmelo Frittitta, direttore generale del dipartimento regionale Attività Produttive, e Vincenzo Falgares, dirigente generale del dipartimento regionale della Programmazione; Gaetano Vecchio, presidente di Confindustria Sicilia; William Munzone, amministratore delegato di MSC Sicilia; Sergio Messina, direttore generale di Joeplast; Giuseppe Nargi, direttore regionale Campania, Calabria e Sicilia di Intesa Sanpaolo; Giovanni Arena, amministratore delegato del Gruppo Arena; Marcello Gualdani, commissario straordinario Irsap; Amedeo Teti, capo dei dipartimenti per le Politiche per le imprese e Mercato e tutela del ministero del Made in Italy (in videoconferenza); Luigi Gallo, responsabile Area incentivi e innovazione di Invitalia; Antonio Caponetto, dirigente della Presidenza del Consiglio dei ministri e coordinatore della Struttura di missione della Zes unica per il Mezzogiorno.

palermo

«L’assessorato – continua il componente della giunta Schifani – è impegnato con decisione nella costruzione e nella realizzazione dei necessari interventi per raggiungere gli obiettivi prefissati: primo, accrescere la capacità dell’intero sistema produttivo di creare valore e di competere sui mercati globali, favorendo la ricerca, l’innovazione e le nuove tecnologie, anche in un’ottica di internazionalizzazione delle imprese; secondo, dare vita a interventi in grado di innescare processi di attrazione degli investimenti, con una particolare attenzione non solo ai segmenti produttivi innovativi ma anche ai settori tradizionali e del made in Sicily».

«Con riferimento alla nuova cornice programmatica Fesr 2021-27, che prevede una dotazione di circa 800 milioni di euro – conclude Tamajoabbiamo già predisposto un pacchetto di misure per rafforzare le capacità di ricerca e di innovazione, quindi anche di competitività, delle Pmi siciliane. Un panorama rinforzato ulteriormente dalle nuove risorse del Fondo di sviluppo e coesione, per complessivi 450 milioni, destinate soprattutto alle micro imprese, il 96,6% del totale delle aziende siciliane, che rappresentano il cuore del sistema produttivo dell’Isola».