SICUREZZA, OVVERO UN VIAGGIO NELLE “PAURE” DEGLI ITALIANI

Le epidemie, i disastri naturali, il degrado ambientale e tanto altro, come la disoccupazione sono fonte di ansia. Ma cosa preoccupa maggiormente i cittadini italiani? Lo rivela ogni anno un sondaggio promosso dalla Fondazione Unipolis.

APPROFONDIMENTO
Antonella Zisa
SICUREZZA, OVVERO UN VIAGGIO NELLE “PAURE” DEGLI ITALIANI

Le epidemie, i disastri naturali, il degrado ambientale e tanto altro, come la disoccupazione sono fonte di ansia. Ma cosa preoccupa maggiormente i cittadini italiani? Lo rivela ogni anno un sondaggio promosso dalla Fondazione Unipolis.

Nel 2021 i cittadini italiani che si sentono “frequentemente” preoccupati per la distruzione dell’ambiente e della Natura sono il 57% e sono il 58,3% nel 2007. Già così questi dati sollecitano almeno una riflessione. Più di una quando sono inseriti nello scenario della “graduatoria delle paure”. Ma procediamo con ordine. I dati provengono dal sondaggio che la Fondazione Unipolis commissiona ogni anno a Demos& Pi, a partire dal 2007 e che pubblica nel rapporto annuale sulla sicurezza e l’insicurezza sociale. Con l’obiettivo di portare all’attenzione delle istituzioni e delle organizzazioni il concetto della sicurezza nell’immaginario della cittadinanza. L’indagine rileva le opinioni dei cittadini su numerose questioni, che toccano più ambiti della vita del singolo e della collettività. Spesso si tratta di temi caldi, che oggi rappresentano delle sfide per i governi di tutto il mondo, come quella con cui abbiamo iniziato.

Per ogni problematica il sondaggio misura quanto è in grado di toccare le corde emotive dei cittadini. Questo aspetto viene evidenziato nella citata graduatoria, che troviamo nelle edizioni del rapporto relative al periodo 2007-2019. La classifica conta circa 20 voci, sempre le stesse salvo rari casi. Le “paure” sono elencate in ordine decrescente della “quota di persone che affermano di sentirsi frequentemente preoccupate su ciascun aspetto per sé e per la propria famiglia”. Tenuto conto anche dei dati del biennio 2020-2021, facciamo una panoramica dell’andamento della graduatoria a partire dalle questioni di principale interesse.

Dalla nostra osservazione emerge che la tematica ambientale “smuove le viscere” più di ogni altra questione.  Ogni anno è al primo o al secondo posto con la voce citata all’inizio “la distruzione dell’ambiente e della Natura”. Il calcolo è una media di circa il 60% di persone preoccupate per questo aspetto. Su cui è utile far presente che, secondo i dati ufficiali, a livello mondiale il nostro impatto ha già alterato il 75% degli ecosistemi terrestri e il 66% degli ecosistemi marini. Continuando di questo passo, cioè se non cambiamo rotta nella gestione delle risorse naturali, entro il 2050 arriveremo al 90% degli ecosistemi danneggiato in maniera significativa (Rapporto Capitale Naturale 2021).

Ma torniamo alla graduatoria. Dal 2016 la questione ambientale compare con la seconda voce “inquinamento” e ciò le fa guadagnare sia il primo che il secondo posto. Sul tema occorre riferire che l’ultimo report dell’Agenzia europea per l’ambiente (2021) che monitora l’inquinamento atmosferico nei Paesi UE, mette l’Italia al secondo posto per morti evitabili da particolato e ozono e al primo posto per le morti evitabili da biossido di azoto.  In sostanza, la supremazia della questione ambientale nella graduatoria non richiederebbe commenti. A questo punto non resta che scoprire cosa “agita” meno i cittadini che hanno partecipato al sondaggio.

Prendiamo in esame la graduatoria fino in fondo: nelle ultime tre posizioni troviamo, ogni anno, la paura di “essere vittima di un infortunio sul lavoro”. Entriamo nel delicato ambito della sicurezza sul lavoro, attualmente all’attenzione del Governo. E in particolare del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili che nel merito dichiara — “numeri inaccettabili di morti” e “ancora troppe irregolarità da parte delle aziende” — a margine della presentazione del rapporto Inail avvenuta lo scorso luglio, come riporta il sito istituzionale. In tutto l’arco temporale considerato dal sondaggio questa “paura” scivola più volte all’ultimo posto, ad esempio nel 2019 con l’11% di persone “frequentemente” preoccupate. Aggiungiamo pure che la questione si trova sempre nelle vicinanze di voci che richiamano l’incolumità personale e la criminalità (paura di subire rapine, episodi di violenza…).

Visti il podio e il fanalino di coda, focalizziamo la graduatoria circa a metà dove c’è una seconda questione di interesse dell’autorità citata. Quanto preoccupa la “paura” di “essere vittima di un incidente stradale”? Ogni anno la vediamo dopo la decima posizione. E otteniamo una media percentuale di circa il 27%, di persone in ansia per un tale evento (2007-2019). Tornando al Ministro Giovannini, recentemente ha annunciato la realizzazione di un piano per la sicurezza stradale che mira all’obiettivo “zero vittime”. La strategia interviene su più fronti, a partire dalla sostituzione dei veicoli circolanti, la maggior parte definiti molto vecchi e privi di sistemi di sicurezza. Il piano verte anche a migliorare la qualità delle strade. Ma nelle dichiarazioni istituzionali si precisa che la gestione della sicurezza stradale, si gioca pure al tavolo dell’educazione e della comunicazione del rischio ai cittadini. Secondo gli ultimi dati Istat, la prima causa degli incidenti stradali continua ad essere imputabile al conducente (comportamenti alla guida, stili di vita).

Il ruolo cruciale della comunicazione alla cittadinanza pervade anche la questione che il sondaggio solleva con la “paura” di “essere vittima di un disastro naturale (terremoti, frane e alluvioni)”. Com’è noto l’Italia è fortemente predisposta a fenomeni di questo tipo.

La comunicazione del rischio idrogeologico del territorio (frane, alluvioni) è strategica nella tutela delle vite umane. Lo rimarca l’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (ISPRA) nel rapporto ReNDis 2020, dove leggiamo che “i cittadini devono poter fare scelte consapevoli su dove acquistare la propria casa o ubicare nuove attività produttive”. Come viene percepita la questione?  Soccombere alle forze della natura preoccupa “frequentemente” circa il 28%, secondo i dati disponibili per il periodo 2010-2021. In graduatoria si posiziona nei dintorni degli “incidenti stradali”. E, salvo un paio di volte, lungo il decennio la contiamo dopo la decima posizione.

È decisamente in zona più calda la “paura” per la “sicurezza dei cibi che mangiamo”. Sulla tematica la pandemia di COVID-19 ha acceso i riflettori, chiamando in causa il ruolo degli alimenti nella diffusione delle malattie ed evidenziando la sensibilità dei cittadini verso il connubio tra il cibo e la salute. Sale sul podio un paio di volte (3°) ed è spesso nelle prime 5 posizioni. Tra le “paure” viste finora è quelle che accorcia meno le distanze con l’ambiente — medaglia d’oro e d’argento — ma sottolineiamo che le percentuali annuali si distanziano di oltre 10 punti. Alla nostra osservazione — non sfugge — la maggior vicinanza con i valori raccolti dalla preoccupazione per “il futuro dei figli”, che troviamo ogni anno nelle prime cinque posizioni (2007-2019). Per capirci, l’ultimo dato disponibile per la questione “figli” è il 51%, lo stesso anno la sicurezza alimentare registra il 44%. L’anno precedente la distanza è ancora meno: la preoccupazione per il cibo inquieta il 47,0%, il futuro dei figli il 50,0%. Ben diversa la collocazione registrata dall’ansia per “l’insorgenza di nuove epidemie”. Salvo una volta, la vediamo dopo la 13esima posizione precipitando alla 21esima (su 28) 2019. Prevedibilmente registra i valori più alti negli anni della pandemia di COVID-19. Per cui se vogliamo comprendere la percezione dei cittadini su questa tematica, consideriamo i dati registrati in epoca precedente: nel 2017 la quota di persone preoccupate è del 22,3% (la paura di essere vittima degli incidenti stradali raccoglie il 25, 6%, di un disastro naturale il 37,8%… e degli atti terroristici il 44,3%).

Infine, prendiamo in esame la paura per “la sicurezza dei propri dati su Internet”, che vediamo in graduatoria a partire dal 2014. La questione posta ai cittadini assume una valenza ancora più significativa, se teniamo conto che la transizione digitale prevista nel PNRR, prevede di rafforzare la cybersecurity. Il Governo mira ad aumentare le competenze digitali della cittadinanza, a facilitarne l’accesso ai servizi informatici e al mercato del lavoro. E dunque la “paura” dove si colloca? Tra il 16° e il 19° posto, seguita o preceduta dagli “incidenti stradali” e dall’“insorgenza di nuove epidemie”.

Non resta che fare un paio di considerazioni. La prima è che come ogni sondaggio di popolazione, anche questo di Demos&Pi permette ai cittadini di esprimere la propria voce, di dialogare con le istituzioni. Questa finalità è dichiarata dalla stessa Fondazione Unipolis che lo commissiona da oltre 10 anni. Insomma è uno strumento prezioso, com’è noto il Parlamento europeo lo utilizza dal 1973 per conoscere le aspettative e le percezioni dei cittadini nei confronti delle tematiche su cui deve intervenire (il cosiddetto “Eurobarometro”).Che sia utile non ci sono dubbi, ma è sempre efficace?

La seconda considerazione nasce dalle domande che echeggiano da ogni “paura” descritta fin qui. Anche a voi è capitato di sentire durante la lettura: “la posizione è troppo bassa o troppo alta?” e “al primo posto cosa ci metterei?”. Se vi siete chiesti ciò, prima di rispondervi tenete conto anche del resto della storia. Quali sono le altre “paure”? Le riportiamo così: l’Ambiente inquieta più degli “atti terroristici” (una volta al 3°) e dello “scoppio di nuove guerre”. Della “crisi internazionale delle borse e delle banche” (una volta al 1°). Sale al primo e al secondo posto più volte rispetto alla paura per “l’instabilità della politica italiana”. Inquieta più della paura di “perdere o non avere la pensione” e “di non avere abbastanza soldi per vivere”. E della “disoccupazione”.  Della “criminalità organizzata”. Tutte paure che stanno il più delle volte nelle prime dieci posizioni.

Va detto che i fattori individuali giocano un ruolo determinante nel livello di “preoccupazione”. Ciascuno di noi sperimenta questo stato d’animo nella quotidianità, per cui sa cosa intendiamo. Poi, come è emerso dalla descrizione di alcune paure, la percezione di un pericolo e di un rischio dipende anche dal grado di conoscenza dei fenomeni (comunicazione e formazione), così come dal grado di fiducia che nutriamo verso le nostre capacità e quelle degli altri. Alla luce di ciò, cosa “conviene” avere nelle prime dieci posizioni? Escluso il primo posto, l’Ambiente a ben vedere è meglio che stia lì. Se non ci preoccupiamo, lo ignoriamo?