SOIA, AUMENTA LA RICHIESTA E PROBLEMI DI SOSTENIBILITÀ

Nonostante il mercato mondiale della soia sia in aumento, il suo principale impiego, quello per l’alimentazione animale crea problemi di sostenibilità.

APPROFONDIMENTO
Domenico Aloia
SOIA, AUMENTA LA RICHIESTA E PROBLEMI DI SOSTENIBILITÀ

Nonostante il mercato mondiale della soia sia in aumento, il suo principale impiego, quello per l’alimentazione animale crea problemi di sostenibilità.

Produzione di soia in aumento nel mondo

I dati relativi a superfici  e produzioni per la stagione 2023/2024 nonché le richieste del mercato  dimostrano quanto la soia sia in espansione a livello mondiale, e come riesca a spuntare prezzi più vantaggiosi rispetto a mais e grano. Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, per la campagna 2023/2024 la produzione mondiale di seme di soia è prevista in un aumento del 6, 5 % pari ad una produzione totale di 398 milioni di tonnellate.

Per quanto riguarda i principali paesi produttori, per l’Argentina è previsto un incremento del 92%, del 10, 5 % pari a 48 Mt Paraguay, dello 0, 6 %, pari a 9, 1 Mt in Brasile e dell’ 1,1 % in Cina, mentre  un decremento è previsto negli Stati Uniti che dovrebbero assestarsi su un meno 3, 3 % e in India su un meno 11, 4%.  Solo per citare uno dei maggiori produttori il Brasile, la produzione è stimata a 161 milioni di tonnellate, per una superficie di poco inferiore ai 78 milioni di ettari. In crescita anche le esportazioni dove sempre il Brasile è in testa a con 147 milioni di tonnellate, seguito a 4, 6 Mt dall’ Argentina con un aumento del 9, 9 rispetto alla campagna 2022/2023.

Incrementi produttivi anche in Europa. In Italia calano le superfici ma aumentano le rese

Secondo le stime di donausoja, organizzazione  con oltre 300 membri in Europa che promuove la produzione di soia sostenibile e non ogm nel vecchio continente nel 2023 la produzione di soia è cresciuta del 33 % rispetto al 2022, pari a 12 milioni di tonnellate, per il 2024 nella sola Unione Europea  l’ aumento stimato è del  5 – 10 % pari a 3 milioni di tonnellate, per una superficie di circa  1, 2 milioni di ettari che dovrebbero raggiungere i 5,6 milioni di ha e una produzione di 5,3 – 5,7 tonnellate se considera l’ intero continente europeo.

In particolare per la Germania si dovrebbe assistere ad un aumento di 50 mila ettari e ci si aspetta un incremento anche in Francia, in Italia invece nonostante la superficie si sia attestata su 310 mila ettari con una diminuzione di circa 30 mila ettari rispetto al 2022, la produzione ha visto un aumento da 900 mila tonnellate nel 2022 a quasi 1 milione e 100 mila tonnellate nel 2023 con le regioni nelle quali è maggiormente coltivata rappresentate da Veneto con 130 mila ha, Friuli Venezia Giulia 72 mila, Lombardia 54 mila, Emilia Romagna 34 mila.

Anche in Ucraina superfici e produzioni con il segno più

Un commento a parte merita l’Ucraina, dove nonostante gli oltre due anni di guerra, la superficie per il 2024 è prevista in aumento e dovrebbe attestarsi sui 2, 2 milioni di ettari, con l’ esportazione di semi che dovrebbe raggiungere 3, 2 milioni di tonnellate delle quali quasi il 90 % destinato alle esportazioni, per il 32 % nell’ Unione Europea, per il 29 % a testa Egitto e Turchia.

Leguminosa utilizzata principalmente per l’alimentazione animale

Secondo i dati del Food Climate Resource Network dell’Università di Oxford la soia, pianta appartenente alla famiglia delle leguminose, è utilizzata per il 77%  per l’ allevamento animale, il 19, 2 % per il consumo umano, e il 3, 8 % dall’ industria. É proprio quel 77% a rendere non proprio sostenibile la sua coltivazione, nonostante come abbiamo visto i dati mostrino un incremento della sua richiesta a livello mondiale.

Non è la soia ad essere insostenibile ma la filiera della carne, a dimostrarcelo è il Brasile

La coltivazione della soia non rappresenta un problema in quanto tale ma lo diventa una volta entrata nella filiera della carne. La produzione di soia infatti insieme al mais è necessaria all’ 80 %  per l’ ottenimento di farine, il 97 % delle quali trovano impiego come mangime per l’ allevamento bovino e suino.

Un’ampia dimostrazione della scarsa sostenibilità della filiera della carne è offerta dal Brasile. Come riportato dall’ associazione animalista Animal Equality, nel paese sud americano l’ 80 % della deforestazione di ampie zone di territorio tramite incendi, è da imputare alla necessità di individuare nuove superficie da destinare alla coltivazione di commodities, tra queste la soia, spesso geneticamente modificata, nell’ alimentazione di bovini e suini la cui carne è destinata oltre che allo stesso paese sud americano, ad essere esportata in oltre 150 paesi nel mondo. Importazioni che giocano un ruolo fondamentale nella insostenibilità della filiera. A dimostrarcelo il fatto che l’84 % della soia utilizzata nell’ Unione Europea sia importata per il 50 %  dal Brasile e per il 35% dagli Stati Uniti, che la dipendenza dell’ Italia dalle importazioni raggiunga il 90% e come la Cina da sola nonostante sia un importante produttore, importi il 60 % della farina di soia, soprattutto dal Brasile.

Detto del fatto che nel nostro paese le importazioni siano destinate per la quasi totalità alla mangimistica, la produzione interna viene invece maggiormente utilizzata come alternativa proteica in diete vegane, per  bevande sostitutive del latte in soggetti intolleranti,  per la produzione di olio dall’ alto valore proteico, o per prodotti quali hamburger vegetali o tofu in sostituzione della carne.

Anche l’efficienza idrica gioca a vantaggio della maggiore sostenibilità della soia rispetto alla carne.

È proprio la filiera della carne ad essere insostenibile non la soia. A dimostrarcelo anche, a differenza di quanto si possa essere portati a credere, la maggiore efficienza idrica della soia rispetto alla carne. Infatti se per la produzione di 1 Kg di carne bovina da allevamenti intensivi sono necessari fino a 10 mila litri di acqua, e per allevamenti non intensivi la necessità è doppia,  per un Kg di soia sono necessari “appena” 2 mila litri di acqua. Inoltre la soia depurata della coltivazione intensiva praticata in determinati paesi, ha una efficienza idrica migliore rispetto a mais, riso, grano, ecc.

Quanto abbiamo affermato sulle problematiche legate alla sostenibilità della filiera della carne, potrebbero generare diatribe tra carnivori e vegani, ma non stà a noi addentrarci in determinate tematiche o prendere posizioni, Per questo ci limitiamo a modo di esempio, a citare il caso della Bresaola della Valtellina IGP, prodotta nella zona omonima della Lombardia ma ottenuta per gran parte da bovini allevati in Brasile, alimentati dalla soia di cui si parlava, con le implicazioni legate alla sostenibilità che né derivano.