SOSTENIBILITÀ E PROSSIMITÀ: QUESTE LE QUALITÀ DEL VIAGGIO PER DIRE NO AL TURISMO DI MASSA

Com’è cambiato il concetto di vacanza dopo il covid19: dal turismo di massa a quello di prossimità, dalle grandi mete alle mete minori, scelte green e condivisione dei mezzi. Tendenze momentanee o tese a durare nel tempo?

TURISMO
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Rosaria Benini
SOSTENIBILITÀ E PROSSIMITÀ: QUESTE LE QUALITÀ DEL VIAGGIO PER DIRE NO AL TURISMO DI MASSA

Com’è cambiato il concetto di vacanza dopo il covid19: dal turismo di massa a quello di prossimità, dalle grandi mete alle mete minori, scelte green e condivisione dei mezzi. Tendenze momentanee o tese a durare nel tempo?

È innegabile che il settore turistico sia stato tra quelli maggiormente colpiti dagli effetti della pandemia da Covid-19. E in Italia è quello che incide con il 13% sul Pil nazionale. Le grandi aspettative poste sulla ripartenza di questo settore, devono però fare i conti con i cambiamenti di tendenza che restrizioni e contenimento Covid hanno generato nelle abitudini degli italiani.

Il viaggio come sappiamo è una delle pratiche sociali più antiche nella storia dell’uomo: lo ha accompagnato da sempre nell’arco della sua esistenza. Basti pensare alle popolazioni nomadi, per le quali il viaggio era lo strumento per un’economia di sussistenza, ad etnologi e antropologi che attraverso il viaggio appagavano la loro sete di esplorazione e conoscenza, o infine ai grandi colonizzatori che del viaggio hanno fatto uno strumento di potere e di conquista dei popoli.

Il viaggio, qualsiasi forma e sostanza esso abbia, è sempre esperienza. Questo concetto di viaggio come esperienza, unica e attiva, è ritornato in auge in maniera prepotente proprio durante il corso di questo ultimo e sofferto anno. Il viaggio rimane momento di evasione dalla vita di tutti i giorni, ora più che mai però si configura come un’evasione di qualità. Non più solo turismo di massa, ma anche e soprattutto turismo di prossimità o undertourism. Si tende quindi a privilegiare il turismo regionale o comunque nazionale. A scegliere mete meno note piuttosto che grandi mete turistiche o città d’arte, si viaggia con tempi lenti e vacanze più dilatate. Si viaggia meno, ma si viaggia meglio. Anche per scoprire le bellezze naturali che ci circondano, le riserve naturali, i sentieri e cammini che attraversano tutta l’Italia.

Già la scorsa estate, quella del 2020, ci ha mostrato come una buona parte della popolazione italiana abbia prediletto le piccole località e i borghi, decidendo di non varcare i confini nazionali. Questa scelta è stata dovuta, tanto al dubbio sulle precauzioni attivate e applicate negli altri Stati per evitare i contagi nelle strutture ricettive, quanto alla rigidità o meno delle regole che ogni Stato applicava: restrizioni, richieste di tamponi all’entrata e all’uscita, quarantena obbligatoria. Nonostante tutta questa rigidità, da qui a qualche mese potrebbe scomparire, rendendo più flessibili gli spostamenti verso l’estero, la tendenza a scegliere una vacanza più sostenibile e consapevole, magari restando in Italia, non sembra fare retro front. Anzi diventa scelta di consapevolezza.

Si parte con lo zaino in spalla o in sella a una bicicletta, attraverso sentieri naturali o tour guidati. Si prediligono masserie e agriturismi dove poter soggiornare più a lungo, magari in periodi non convenzionali, per vivere esperienze in prima persona, che sappiano di genuino. Si seguono workshop per imparare a riconoscere le erbe spontanee, si fanno passeggiate a cavallo tra vigneti e uliveti ed escursioni tra torrenti e cascate.

I dati Istat sul movimento turistico nel 2020 hanno infatti mostrato come gli italiani, nel trimestre Luglio-Settembre, abbiano prediletto l’Italia e soprattutto le strutture extra-alberghiere: bed&breakfast, ostelli, rifugi di montagna, agriturismi, alloggi privati, campeggi. Situazione delicata, invece per tutte quelle piattaforme di Home Sharing, quali AirBnb, che con il Covid-19 hanno dovuto rassicurare il cliente sul rispetto delle norme igienico-sanitarie da parte degli host, e che nonostante ciò sono rimaste sul mercato senza drastici cali di fatturato. Il rapporto annuale di Airbnb per il 2020, ha infatti registrato una preferenza degli italiani per il turismo di prossimità, a discapito del turismo internazionale. Le mete gettonate: la costa Etrusca, la Liguria, il Trentino-Alto Adige, il Lago di Como e la Sardegna.

Altro dato di tendenza è stato l’aumento registrato dalle piattaforme di camper sharing, a discapito di modalità di viaggio condiviso come il car sharing (BlaBlaCar) o il bus sharing (Flixbus). La piattaforma europea di noleggio camper Yescapa, ad esempio, ha registrato lo scorso anno un aumento delle prenotazioni di circa il 100% rispetto al 2019; a conferma che l’estate in camper è stata la soluzione alle esigenze di sicurezza, viaggio itinerante, immersione nella natura. >Tendenze, appunto, da prendere in considerazione anche per la nuova stagione turistica 2021 e che segnano una grande frenata al turismo di massa. Un risultato dovuto anche alla pandemia, ma che rappresenta un nuovo modo di considerare la vacanza in chiave più etica.

Per inquadrare l’essenza del turismo di massa, potremmo utilizzare la parola Overtourism, neologismo inglese che significa proprio “troppi turisti”, in località “famose”. Il sovraffollamento turistico può generare danni sotto vari punti di vista: disagio per gli abitanti autoctoni, degrado urbano e incuria di bellezze naturali, inquinamento. Fenomeni, soprattutto quello del degrado urbano e dell’incuria, che richiedono poi l’intervento delle amministrazioni in progetti di riqualificazione urbana costante nel tempo.

Le cause del troppo turismo, sono svariate: la facilità con cui ora si può raggiungere qualsiasi meta, le promozioni last minute di agenzie di viaggio e aziende di trasporto, voli low cost e crociere, il ruolo dei social media nella promozione dei luoghi, finanche l’influenza della cinematografia nel rendere celebri determinate mete. Come fu per il boom di Civita di Bagnoregio, set della pubblicità di una nota marca di marmellate, o del Lago di Braise, meta poco conosciuta prima che li girassero la fiction rai “A un passo dal Cielo”.

Un tipo di turismo, quello di massa, deresponsabilizzato e che non tiene conto degli ecosistemi naturali, né tantomeno dell’economia del territorio. Il turismo di prossimità quindi potrebbe influire positivamente sull’ambiente e contribuire a una valorizzazione a tutto tondo delle varie bellezze che il nostro territorio ha da offrire. Sempre se trattato con rispetto e comportamenti consapevoli.