SPIAGGE PER DISABILI: LA TRISTE REALTÀ ITALIANA

Cerchiamo di migliorare su tutto ma non sulle spiagge per i disabili. Il turismo in spiaggia per loro è solo una pessima avventura.

TURISMO
Francesca Danila Toscano
SPIAGGE PER DISABILI: LA TRISTE REALTÀ ITALIANA

Cerchiamo di migliorare su tutto ma non sulle spiagge per i disabili. Il turismo in spiaggia per loro è solo una pessima avventura.

“Tutti al mare, tutti al mare” cantava Gabriella Ferri nel 1973, ma siamo nel 2023 e non proprio tutti hanno la possibilità di trascorrere una tranquilla e divertente giornata al mare.

Le vacanze sono vacanze per tutti, a prescindere dal budget e, soprattutto, dagli impedimenti fisici.

Ma ci rendiamo conto che stiamo parlando di un mondo utopico, la realtà nel nostro Paese è ben altra.

La villeggiatura, infatti, per le persone con disabilità si trasforma solamente in una delle più brutte e peggiori avventure piena di ostacoli, che li costringe a godersi il mare da lontano.

Dal parcheggio ai servizi igienici, dalle passerelle per la discesa in spiaggia alle attrezzature per l’accesso in acqua, non funziona nulla o, meglio, nulla di tutto ciò è presente sulle spiagge.

Discriminazione o disattenzione? Non si sa, la cosa certa è che in Italia abbiamo circa 5.000 chilometri di costa balneabile che le regioni sfruttano creando un vero e proprio business ma, offrendo servizi solo per alcuni cittadini.

Pochi giorni fa, Udicon (Unione per la difesa dei consumatori) ha reso noti i risultati di un’indagine sull’accessibilità alle spiagge con l’obiettivo di fornire una rassegna della situazione attuale.

Tra le regioni più accessibili la Puglia risulta al primo posto, seguita da Marche, Lazio e Sicilia. A indossare la maglia nera ci pensa invece, la Calabria, con innumerevoli barriere architettoniche, servizi limitati e scarsa conoscenza dell’offerta proposta dagli stabilimenti.

spiaggia e sdraio

Le leggi che fine hanno fatto?

La Calabria ha accumulato 19 Bandiere Blu, piazzandosi terza per questo riconoscimento, ma non ha ottenuto nemmeno una Bandiera Lilla, ovvero il riconoscimento biennale conferito ai Comuni che documenta un impegno superiore alla media per il turismo accessibile ai disabili e per le spiagge inclusive. Solamente nel 2022 si è registrata l’unica eccezione in regione, con Rocca Imperiale.

In Calabria una legge regionale, la 4/2003, prevede la possibilità per i Comuni costieri di richiedere il finanziamento per la costruzione di strutture mobili o fisse e della relativa segnaletica di riferimento, per agevolare l’accesso al mare, sulle spiagge libere, di persone con problemi motori.

Da molti anni però, questa disposizione non viene sovvenzionata. Un’altra legge regionale, la 17/2005, poi prevede che i concessionari garantiscano l’accesso al mare da parte dei disabili e che, per le spiagge libere, la Regione obblighi i Comuni a questo adempimento.

È chiaro che queste leggi, purtroppo oltre a non essere sufficienti non sono mai state applicate, eppure, basterebbe poco per garantire il diritto alla piena fruizione di spiagge inclusive e del mare da parte di tutti favorendo l’uguaglianza sostanziale.

spiaggia

Una collaborazione per il miglioramento delle spiagge accessibili per i disabili

Nel rapporto si legge: Meno di un intervistato su due (46,1%) ha evidenziato la presenza di accessi adeguati in spiaggia per persone con disabilità, mentre un cittadino su quattro (24,7%) ha segnalato ancora la presenza di barriere architettoniche. Tra i servizi più comuni offerti dagli stabilimenti balneari ai disabili, la passerella per la discesa in spiaggia è risultato essere quello più offerto (61,7%), seguito dal parcheggio accessibile (54,8%) e dai servizi igienici per la cura della persona (46,5%)”. 

Emerge subito il bisogno di intraprendere azioni concrete. Il primo passo è quello di migliorare l’informazione e la consapevolezza del pubblico grazie a campagne informative rivolte all’opinione pubblica, e in seconda battuta bisogna incoraggiare la cooperazione tra le parti interessate, che includa la condivisione delle risorse, la formazione del personale e lo scambio di buone azioni.

Le persone con disabilità dovrebbero inoltre, essere coinvolte nella pianificazione delle iniziative, in modo da ascoltare i loro bisogni e trovare insieme soluzioni più efficaci.