Spreco alimentare un problema globale

La lotta allo spreco alimentare rappresenta una delle principali sfide a livello mondiale. UNEP, programma ambientale delle Nazioni Unite, nel Food Waste Index Report 2024 fotografa il problema.

AMBIENTE
Domenico Aloia
Spreco alimentare un problema globale

La lotta allo spreco alimentare rappresenta una delle principali sfide a livello mondiale. UNEP, programma ambientale delle Nazioni Unite, nel Food Waste Index Report 2024 fotografa il problema.

L’ Unione Europea ha individuato nella lotta allo spreco alimentare un obiettivo fondamentale per il raggiungimento di un’economia circolare al 2050. I numeri sono allarmanti, come evidenziato nella giornata mondiale contro le perdite e gli sprechi alimentari, delle Nazioni Unite lo scorso 30 marzo, la quota di rifiuti solidi generati annualmente è compresa tra 2.1 e 2.3 miliardi di tonnellate e come ben 2.7 miliardi di persone al mondo, delle quali 2 miliardi in aree rurali, non hanno ancora accesso alla raccolta dei rifiuti.

Come indicato dal Food Waste Index Report 2024 pubblicato il 27 marzo scorso da UNEP, Programma delle Nazioni Unite per l’ Ambiente, in collaborazione con WRAP, Waste and Resources Programme e presentato in occasione della giornata mondiale contro le perdite e gli sprechi alimentari, oltre 1 miliardo di tonnellate di cibo, pari a circa 132 Kg a testa, comprese anche le parti non edibili, è diventato rifiuto e il 19 % è stato perso a livello della vendita al dettaglio, servizi di ristorazione e consumo casalingo. Più nello specifico le produzioni casalinghe sono responsabili per il 60 %, i servizi di ristorazione per il 28% e la vendita al dettaglio per il 12%.

Per rimanere a casa nostra, i dati forniti dal Wwf per il 2023 indicano come vengono buttati via circa 75 grammi di cibo al giorno per un totale di 27 Kg all’ anno pro capite.

Ridurre i rifiuti alimentari.

La riduzione  degli sprechi alimentari e il contrasto ai cambiamenti climatici rappresentano due tappe nel più ampio traguardo di contrastare alla fame, come previsto dall’Agenda di Sviluppo sostenibile  2030 delle Nazioni Unite. In particolare l’ obiettivo 12.3, consumo e produzione sostenibile, ha come missione il dimezzamento dello spreco dei rifiuti alimentari nella vendita al dettaglio e la riduzione delle perdite di cibo lungo le filiere di produzione e di fornitura nonché le perdite post raccolta.  Il tema coinvolge anche altri obiettivi, il 2 sconfiggere la fame, “porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’ agricoltura sostenibile”, il 13, lotta contro i cambiamenti climatici, “adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze”.

Spreco alimentare

Intervenire al più presto.

Se non si intervenisse con atti concreti la situazione sarebbe destinata a  peggiorare, infatti è molto probabile che entro il 2050 la quota di rifiuti solidi raggiunga i 3.8 miliardi di tonnellate. A certificare quanto sia impattante lo spreco di cibo, la quantità “bruciata” pari a 720 milioni di euro,  e il peso delle emissioni che raggiunge l’ 8 – 9 % , che nella sola Unione Europea rappresenta il 16% dei gas serra prodotti dal sistema alimentare. Spreco alimentare che stride anche con altri dati, che indicano come la quota di persone che soffre la fame è pari a 783 milioni mentre sono 150 milioni i bambini sotto i cinque anni che presentano problemi di crescita a causa dell’ impoverimento della dieta.

La produzione incontrollata di rifiuti alimentari potrebbe causare problemi alla biodiversità, aumentare l’ inquinamento e i cambiamenti climatici, principalmente a danno delle popolazioni più povere. Per questo è necessaria una loro corretta gestione che possa generare forme virtuose di economia circolare in grado di  porre “fine” o almeno di ridurre la crisi dei rifiuti, e in questa sfida tutti noi dobbiamo fare la nostra parte in quanto siamo responsabili del problema per la nostra quota parte

Analizzare il fenomeno.

Alla luce di dati sempre più allarmanti, l’ UNEP ha inteso, con il Food Waste Index Report analizzare il fenomeno dello spreco di cibo a livello globale, facendo proprio il motto pensa, mangia, salva a significare quanto il nutrirsi non sia un atto fine a se stesso ma vada visto anche in un ottica globale che possa contribuire alla salvaguardia del pianeta, grazie alla riduzione dei rifiuti alimentari.

Il report analizza il fenomeno dello spreco del cibo a livello globale, misurandone il quantitativo che viene sprecato, le percentuali che ad asso contribuiscono vendita al dettaglio, servizi alimentari e  produzione domestica a livello mondiale. Mette in luce come lo spreco casalingo sia in aumento, cercando di individuare quanta parte del cibo sprecato potrebbe essere ancora idonea al consumo umano,  in modo tale da permettere ai decisori politici di affrontare al meglio il problema e creare un giusto mix tra la prevenzione dello spreco e l’ uso di parti spesso scartate o non commestibili di un alimento.

Spreco alimentare

Il fenomeno dello spreco maggiore in aree urbane ma non dovuto al reddito

L’ analisi del fenomeno viene indagata sotto l’ aspetto sociologico. Viene segnalato quanto lo spreco sia un problema che va di pari passo con l’ urbanizzazione, è infatti maggiore nelle aree urbane, dove vive la gran parte della popolazione. Elemento quest’ ultimo che dovrebbe mettere singoli paesi  in grado di presentare ricerche e dati distinti tra aree urbane e aree rurali. Mentre invece non è stata notata una grossa differenza tra redditi alti, medio alti e bassi, con i singoli paesi che differiscono di appena sette punti nei livelli medi dello spreco alimentare casalingo (Kg pro capite annui).

Due sono gli indicatori utilizzati per calcolare lo spreco di cibo il Food loss Index della FAO, che misura le perdite dei prodotti lungo tutta la catena di approvvigionamento, esclusa la vendita al dettaglio, e appunto il Food Waste Index, promosso dall’ UNEP, che misura il cibo e le parti non commestibili sprecate a livello di vendita al dettaglio, servizi di ristorazione e famiglie a livello totale.

Naturalmente le stime comprendono sia le parti commestibili sia quelle non commestibili, con una certa importanza rivestita da quest’ ultime, anche se spesso la distinzione tra le due tipologie non sempre è cosi chiara, ma può variare a seconda di determinate tradizioni culinarie o dell’ impiego che ne viene fatto in seguito a processi di trasformazione.

Il Food Waste Index in particolare prende in considerazione la tipologia di materiale, cibo o parte non edibile, la destinazione, che può andare dalla digestione anaerobica, al compostaggio, alla combustione controllata, all’ applicazione al suolo, allo smaltimento/stoccaggio in discarica,  e la fonte di produzione, rappresentata da vendita al dettaglio, servizi alimentari, produzione casalinga.

Infine viene evidenziata la necessità di puntare su partenariati pubblici privati che alcuni governi insieme a imprese e ONG stanno adottando con l’ obiettivo di identificare le fonti dello spreco e le cause, rendendo noti i risultati in modo tale da raggiungere cambiamenti a lungo termine.

Per consultare il report completo: wedocs.unep.org/food-waste-report-2024