Stephen Buchmann, racconta La personalità dell'ape (2)

Un mondo andando, di fiore in fiore. Una creaturina gialla e nera… I guai con i pesticidi dell’agricoltura.

AMBIENTE
Alessio Mariani
Stephen Buchmann, racconta La personalità dell'ape (2)

Un mondo andando, di fiore in fiore. Una creaturina gialla e nera… I guai con i pesticidi dell’agricoltura.

Una creaturina gialla e nera percorre il tunnel sotterraneo, bloccandosi all’ingresso. Attende che il primo sole la scaldi e osserva. Ragni, lucertole e uccelli ansiosi di aggredirla. O nemici subdoli, in attesa che esca di fretta, pronti a intrufolarsi nel nido. Ma per fortuna tutto è tranquillo. Così la creaturina eccita i muscoli toracici del volo, sale in alto e rimane sospesa, poi piroetta, sinistra, centro, e destra. Lo schema serve a memorizzare i punti di riferimento, prima di partire, verso i fiori. Di ritorno a casa, la creaturina prepara una pallottola di polline e nettare con tutta la cura del mondo, sulla quale deporrà un uovo. E non potrà fare altro.

Perché la piccola ape è sola, orfana e vedova. Promessa a una vita intensa ma breve. Non vedrà mai la primavera successiva, quando la sua progenie sfreccerà dal nido. Per noi, una rinascita “a sorpresa”. Nonostante la stragrande maggioranza delle api differisca dal nostro immaginario, nella vita solitaria dei sotterranei. E per quanto la “classica” Apis mellifera europea divenga sempre più popolare, grazie a grossi guai con i pesticidi dell’agroindustria e numerose iniziative di conservazione.

La personalità dell’ape

Senza dubbio, tutto ciò configura, almeno, un momento adatto a superare simpatia (o antipatia) e conoscerci meglio. Come deve avere pensato il grande entomologo Stephen Buchmann, presentandoci La personalità dell’ape (Edizioni Ambiente, 2024). Ampia opera divulgativa sul mondo incredibile di questi animali. Tra specie senza pungiglione, raccolta di profumi floreali per attrarre le femmine, insospettate capacità cognitive, sonno, forse sogni e perfino autocoscienza. Osserviamo soltanto alcuni aspetti stupefacenti, della relazione più classica.

I colori dei fiori

Verso gli inizi del Novecento, il consenso scientifico riteneva che le api scrutassero il mondo in scala di grigi. Quando nel 1914, il ventottenne impertinente Karl von Frish sospettò che i colori dei fiori significassero qualcosa. Allora Frish preparò un alveare e una scacchiera con due caselle gialle, sulle quali pose un piattino pieno di acqua zuccherata. Presto, le api se ne accorsero e cominciarono a servirsi. Periodicamente, lo scienziato spostava caselle gialle e piattini, abituando le api a trovare cibo sempre su quel colore. Dopo un paio di giorni, Frish mise i dolci piattini su tutte le caselle. E per diverso tempo le api continuarono a posare esclusivamente sul giallo.

Quindi lo stesso esperimento riuscì in blu, arancione, verde e viola. Fallendo con il rosso.

La scacchiera era preparata in modo da escludere differenze di luminosità (scala di grigi), pertanto le api riconoscevano i colori. In seguito, Karl von Frish avrebbe vinto il Premio Nobel e scoperto la danza dell’addome, con la quale le api esploratrici comunicano alle compagne cosa hanno trovato e dove. Oggi sappiamo che i colori primari delle api sono giallo, azzurro e ultravioletto. La qual cosa presenta loro il nostro rosso come nero, e il nostro verde come bianco.

Non va tutto a rose e fiori

Le api svolgono un ruolo fondamentale per gli ecosistemi come impollinatori, ben che vada senza esserne consapevoli. Certo le api volano di fiore in fiore, per bottinare polline o nettare. Tuttavia la fisionomia floreale costringe l’ape a impiastricciarsi di polline e nel corso di queste visite, qualche granulo finisce per cadere sul fiore successivo in attesa di essere fecondato. O come spera la pianta, sopra un fiore lontano e non imparentato. Una relazione mutualistica e competitiva.

Ad esempio le grandi e nere api legnaiole possono evitare la fatica di infilarsi tra i petali, posandosi sulla base inferiore. Lì mordono e tagliano un foro, per arrivare al nettare senza impiastricciarsi di polline. Quindi, le specie più piccole approfittano del buco.

D’altra parte, anche le piante hanno le proprie strategie. Alcune orchidee rivestono i grani di polline con una sostanza che impedisce alle api di mangiarli. Il genere Ophrys sviluppa fiori dalla sagoma simile a quelle di un’ape femmina, imitandone perfino i feromoni. Così certi maschi ingannati tentano di accoppiarsi con il fiore e si riempiono di polline. Mentre in Sudafrica, la rosa del genere Diascia è nota per due strutture profonde, contenti olio floreale. Le strutture sono profonde perché il fiore ha interesse al contempo di mantenere l’olio e ricevere il servizio d’impollinazione. Attorno, però, ronzano specie di api Rediviva con zampe anteriori lunghe fino a ventisei millimetri, camminata difficile in cambio di un vantaggio con le rose. Probabilmente una storia di coevoluzione e cospeciazione.

Bombi agricoltori di fiori

Altre volte prevale la cooperazione. Di recente, un comportamento dei bombi europei ha sconvolto l’Università di Zurigo. Le operaie posavano sulle piante prive di fiori e tagliavano buchi circolari sulle foglie. Tanto impegno senza motivo apparente. Allora, i ricercatori ipotizzarono che l’opera riguardasse la disponibilità di nettare o polline. E l’esperimento registrò i comportamenti di diversi alveari provvisti con pomodori, piselli, senape: avvolte fioriti e ricchi, avvolte prossimi alla carestia.

Presto, l’intuizione ebbe conferma. Soltanto le colonie in difficoltà bucavano le foglie. Ma la vera scoperta giunse dopo. La senape bucherellata dai bombi fiorisce fino a due settimane prima, i pomodori addirittura un mese prima. Da ultimo, gli strumenti umani come forbici o lamette fallirono nell’ottenere il medesimo risultato, probabile il ruolo di qualche sostanza chimica. Del resto, è possibile che l’evoluzione abbia selezionato la risposta di una fioritura anticipata in modo da assicurare la presenza di impollinatori. I bombi non fanno il miele e pochi giorni senza fiori rischiano di ucciderli.

Non tiriamole una ciabatta

Dopo vent’anni di studi negli Stati Uniti e viaggi per tutto il mondo, Buchmann è stato tra i primi entomologi a notare come le api fossero sempre meno. Seguirono i primi incontri scientifici, studi, iniziative, associazioni per la conservazione, timidi passi legislativi. Il primo momento di attenzione per gli insetti impollinatori, verso la metà degli anni Novanta.

Quindi, purtroppo, tra pesticidi, appropriazione umana degli ecosistemi e cambiamento climatico, il declino è continuato e peggiorato. Nella difficoltà di monitorare un’ampia fluttuazione naturale delle popolazioni. Scusa facile per sottovalutare o rimandare. Occorrendo, solitamente, un monitoraggio continuo lungo un ventennio per individuare un declino statistico del 2% annuo. Il che corrisponde alla scoperta del danno fatto, a studio finito con metà della popolazione ormai sterminata. Così, se i modi per aiutare le api del proprio giardino sono molti. Forse, il migliore è conoscerle, per trasformare la paura di sentirsele ronzare accanto in amore per la vita. La società che prende a cuore le api, agirà per risolvere i problemi ambientali.