STORIA DI UNA FESSURA

No, lo dico subito, non sono una fessura di quelle social dalle quali spiare i VIP e nemmeno una di quelle aristocratiche, quelle del calcestruzzo, davanti alle quali si interrogano i sapienti.

INFRASTRUTTURE
Mauro Maschietto
STORIA DI UNA FESSURA

No, lo dico subito, non sono una fessura di quelle social dalle quali spiare i VIP e nemmeno una di quelle aristocratiche, quelle del calcestruzzo, davanti alle quali si interrogano i sapienti.

D‘altronde noi fessure siamo come voi umani: ci distinguiamo per la razza, io sono nera, una di quelle di cui non si occupa nessuno: sono una fessura dell’asfalto. Comunque, nonostante sia nera non vengo rifiutata, anzi devo dire che qui in Italia noi fessure abbiamo trovato una società accogliente che ci lascia vivere e crescere in pace. Noi fessure nere ci dividiamo in tante famiglie per nascita: abbiamo una mamma unica, l’asfalto, e tanti papà a seconda di come siamo fatte. Io tutte queste cose le so perché sono una fessura di una certa età ed abbastanza tranquilla per cui non do tanto fastidio. Mi presento allora: sono una fessura trasversale, dovuta alle continue variazioni termiche nell’asfalto, una fessura di vecchiaia come si suol dire, naturale quindi, senza un papà anche se molti dicono che sono figlia del produttore dell’asfalto che ci ha messo dentro un po’ di fresato agevolando la mia nascita, ma io preferisco dire che, visto che sono nata dopo 8 anni, sono una fessura naturale.

Perché vedete le analogie di noi fessure con voi umani sono molte di più di quello che voi possiate immaginare. Io, per esempio, rappresento l’equivalente di quanto succede a voi invecchiando: la pelle perde l’elasticità e tende a screpolarsi, a diventare secca e ferirsi facilmente. Ecco all’asfalto succede la stessa cosa, solo che nessuno ci mette a disposizione la crema idratante che forse esiste. Nasciamo tutte da due grandi dinastie di origine anglosassone: la dinastia delle “top-down” e quelle delle “bottom-up”. Io appartengo alla prima alla quale appartengono anche le mie cugine le fessure longitudinali. Sostanzialmente siamo delle fessure di buon carattere, nasciamo e ci evolviamo sotto gli occhi di tutti, nessuno può dire che non ci ha viste, magari nei primi anni di vita siamo sottili, quasi capillari, ma un occhio attento ci individua subito. Quello che ci caratterizza di più è il nostro spirito socievole, la vita solitaria non fa per noi, difatti dopo qualche tempo tendiamo a riunirci e a creare nuove famiglie come ad esempio le fessure a blocchi che nascono dall’unione di quelle trasversali con quelle longitudinali. Le fessure longitudinali mi fanno impazzire, così sexy nel loro essere, sono quello che noi non potremo mai essere: lunghe che non finiscono mai. Sono quelle che spesso separano l’asfalto di chi va da quello di chi viene. Per farle ci vuole un papà che stenda l’asfalto con una grande passione per la sregolatezza e, purtroppo, senza alcun genio. Io non ho ancora incontrato l’anima gemella con la quale costruire una nuova famiglia a blocchi ma vedrete che prima o poi succederà.

Le “bottom-up” hanno un padre certo: il progettista che mal ha calcolato la pavimentazione, ma anche altri patrigni come l’esecutore che ha un po’ risparmiato sulla qualità e il controllore che non ha fatto il suo dovere efficacemente.

Le “bottom-up” invece sono fessure subdole, nascono di nascosto e si propagano altrettanto di nascosto fino a quando non appaiono in superficie vestite di pelle di coccodrillo. Proprio per questo sono convinte di essere “sciccose” ma hanno dei comportamenti riprovevoli, tipico è quello di sudare molto macchiando l’asfalto con quegli ineleganti aloni bianchi. In effetti si dice che non sia sudore ma una sorta di vomito limoso, ma in ogni caso sono cose disgustose. Le “bottom-up” hanno un padre certo: il progettista che mal ha calcolato la pavimentazione, ma anche altri patrigni come l’esecutore che ha un po’ risparmiato sulla qualità ed il controllore che non ha fatto il suo dovere efficacemente. Sarà che io sono di un altro ramo genealogico ma proprio non le posso sopportare. Sono come l’antechino, quella specie di toporagno australiano, che nel periodo primaverile si riproduce all’infinito fino a morire per sfinimento. Lo stesso comportamento e gli stessi effetti: si riproducono con una velocità impressionante fino a far morire l’asfalto e di conseguenza se stesse. Voi a questo punto vi chiederete: perché ci stai raccontando queste cose? Presto detto: perché non capisco il comportamento di voi umani. Generalmente, se vi fate la bua – un taglio ad un dito, una sbucciatura ad un ginocchio – provvedete immediatamente a incerottarvi, nei casi più gravi a suturarvi. Se i danni sono peggiori ricorrete ad un medico, uno specialista, che vi fornisca i migliori consigli per risolvere i vostri problemi o, addirittura, li risolva lui per voi, per poter ricominciare ad eseguire i vostri compiti nel più breve tempo possibile.

Voi a questo punto vi chiederete: perché ci stai raccontando queste cose? Presto detto: perché non capisco il comportamento di voi umani.
Generalmente, se vi fate la bua – un taglio ad un dito, una sbucciatura ad un ginocchio – provvedete immediatamente a incerottarvi, nei casi più gravi a suturarvi. Se i danni sono peggiori ricorrete ad un medico, uno specialista, che vi fornisca i migliori consigli per risolvere i vostri problemi o, addirittura, li risolva lui per voi, per poter ricominciare ad eseguire i vostri compiti nel più breve tempo possibile. Tutti comportamenti saggi e condivisibili. La stessa cura la avete anche per oggetti inanimati, come gli apparecchi elettronici: i telefonini o smartphone ad esempio, per i quali ricorrete nel più breve tempo possibile a specialisti e riparatori.
Ma se si tratta di ferite o fratture dell’asfalto non ve ne importa niente. Non c’è manutenzione preventiva o correttiva che tenga, non ci sono specialisti da consultare né buone pratiche da applicare. In questo caso siete impermeabili a qualsiasi forma di buon senso e non capisco se questo sia per una questione razziale: perché l’asfalto è nero a differenza del calcestruzzo che è bianco, o perché ritenete che l’asfalto non appartenga al vostro mondo e, quindi, non meriti un’attenzione particolare. Non sapete far altro che lamentarvi delle buche che sono il prodotto della vostra disattenzione nei nostri confronti e cercare di rimediare coprendole con l’asfalto in sacchi, unica panacea a tutti i mali della strada, come curare un tumore con l’aspirina. Complimenti!
Adesso vi debbo lasciare, ho visto apparire una giovane fessura veramente interessante. Chissà che non sia la volta buona che anch’io riesca a riprodurmi. Arrivederci e la prossima volta che incontrate una buca pensate a me, potrei averla generata io.