STRADE E ASFALTO: SERVONO LINEE GUIDA NAZIONALI

Il convegno “Le strade al bivio della transizione ecologica”, organizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, fa il punto sulla trasformazione “green” del settore delle pavimentazioni stradali.

INFRASTRUTTURE
Alessio Ramaccioni
STRADE E ASFALTO: SERVONO LINEE GUIDA NAZIONALI

Il convegno “Le strade al bivio della transizione ecologica”, organizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, fa il punto sulla trasformazione “green” del settore delle pavimentazioni stradali.

670mila Km di strade ed autostrade, i soldi del Pnrr in arrivo, un “know how” tecnologico che viaggia sui binari dell’innovazione: il settore della pavimentazione stradale italiano è pronto alla transizione ecologica, ma è necessario un intervento dello Stato che fornisca linee guida nazionali certe e chiare. Questo il messaggio che arriva dal convegno “Le strade al bivio della transizione ecologica”, organizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Secondo la Fondazione, come ha ricordato anche il presidente Edo Ronchi in apertura del seminario, l’utilizzo della tecnologia permette di cambiare radicalmente l’approccio alla realizzazione e gestione delle pavimentazioni stradali, permettendo un risparmio significativo di energia e soprattutto di emissioni di CO2. In che modo?  Ad esempio eseguendo i lavori di manutenzione delle strade con tecnologie innovative e circolari che consentano il completo riciclo dei conglomerati bituminosi a temperature ridotte. Oppure progettando e realizzando le nuove infrastrutture ponendo in primo piano il riciclo dei materiali e l’utilizzo di prodotti – frutto dell’innovazione tecnologica – che consentano di costruire strade che durino di più e più facili da gestire con interventi di manutenzione mirati ed ecologicamente sostenibili.

Ridurre del 40% l’emissione di gas serra? Si può!

 Come illustrato dalla relazione presentata dalla stessa Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – esposta da Massimiliano Bienati – se da un lato l’impatto ambientale in termini di emissioni inquinanti nella realizzazione della pavimentazione stradale è significativo ( 26 kg di CO2 per ogni tonnellata di conglomerato stesa con il metodo tradizionale “a caldo”), d’altra parte semplicemente riciclando lo stesso conglomerato ed utilizzando tecniche “a freddo” si arriva a risparmiare il 60% di energia ed il 40% di emissioni. Le tecnologie per essere più sostenibili ci sono, insomma: è però necessario favorirne ed incentivarne l’utilizzo. Compito che spetta inevitabilmente allo stato, che però deve sbrigarsi ad intervenire normativamente e a produrre delle linee guida nazionali. La relazione presentata da Bienati indica una serie di punti programmatici per la realizzazione delle suddette linee guida, auspicate con forza anche dalle imprese. In rappresentanza delle aziende è infatti intervenuto Michele Turrini, presidente della Siteb, l’Associazione italiana bitume e asfalto strade: oltre a sottolineare l’importanza del riciclo ed in genere dell’applicazione di un modello circolare, Turrini ha auspicato in tempi rapidi l’introduzione dei CAM: i Criteri Ambientali Minimi.

Criteri Ambientali Minimi per una reale transizione ecologica

Per imboccare con decisione e rapidità la strada della sostenibilità, occorrono norme chiare e valide per tutti: una vera e propria richiesta rivolta all’attenzione di decisori, stakeholder del settore, Istituzioni, Pubblica Amministrazione ed imprese.  A domanda, risposta: Renato Grimaldi, direttore generale Economia Circolare del Ministero della Transizione Ecologica, nel suo intervento ha comunicato che i criteri ambientali minimi per i lavori e la manutenzione di strade ed autostrade sono in arrivo. Con tempi e modalità definite, ha aggiunto Grimaldi: “Il paese del dibattito permanente non è compatibile con in tempi del PNRR” ha specificato, per rendere ancora più chiaro il messaggio.  Norme e criteri certi, e sopratutto uniformi a livello nazionale: questa la richiesta specifica espressa nel corso del suo intervento da Massimo Sessa, presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che si è dichiarato pronto (e con lui ovviamente la struttura da lui presieduta) “a mettere in cantiere” il PNRR. Perchè, come ribadito in praticamente tutti gli interventi, la tecnologia e le competenze per abbattere le emissioni di gas serra ed il consumo energetico, minimizzare attraverso il riciclo il consumo di suolo, materiale e risorse, e nel contempo realizzare pavimentazioni stradali con prestazioni elevate, lunga durata e facile manutenzione, già c’è. Molte imprese lavorano in questo modo ed ottengono ottimi risultati: è necessario regolamentare le procedure ed incentivare l’utilizzo di buone pratiche e della tecnologia più avanzata a disposizione.

Il viadotto Genova S.Giorgio

 Esempi di importanti infrastrutture realizzate in maniera innovativa e sostenibile già esistono, anche da diverso tempo: esempio pratico della direzione che complessivamente deve prendere tutto il settore della pavimentazione stradale in Italia. L’ultima parte del seminario è stata dedicata a questo, alle “best practices” a disposizione: la variante di Canali, in provincia di Reggio Emilia, ma sopratutto il Viadotto Genova San Giorgio. Si tratta dell’enorme infrastruttura che è andata a sostituire il ponte Morandi, parzialmente crollato il 14 agosto 2018 e poi definitivamente demolito nel 2019. Il crollo causò la morte di 43 persone, e mise in luce tutte le difficolta di gestione della rete stradale ed infrastrutturale del paese. Il nuovo viadotto ha dunque un valore anche simbolico, come ha ricordato il professor Domenichini, autore della prima parte dell’intervento. L’utilizzo delle più moderne tecnologie nel realizzare la pavimentazione stradale del nuovo ponte ha permesso di ottenere risultati notevoli: mix di materiali sostenibili e riciclato, durabilità elevatissima, manutenzione dei tratti in rilevato all’ undicesimo anno di vita. Esattamente le caratteristiche che sono necessarie a definire una reale transizione ecologica per tutto il settore.

Sustainability by design

 La realizzazione del viadotto Genova S.Giorgio può rappresentare il paradigma di un nuovo approccio realizzativo: lo ha spiegato il professor Alessandro Marradi in uno degli ultimi interventi del convegno. L’applicazione di soluzioni innovative e circolari parte dall’inizio, dalla progettazione. È quella la fase in cui è necessario caratterizzate tutto il lavoro in maniera sostenibile: dagli studi preliminari alla scelta dei materiali, ai collaudi, dalla realizzazione alla manutenzione. Il modello di procedure utilizzato per realizzare il ponte di Genova può essere quello da standardizzare e rendere uniforme per tutti gli interventi sul territorio nazionale: è importante che però arrivi in fretta la normativa nazionale e gli auspicati incentivi alle imprese. Con l’obbiettivo di effettuare e concludere una transizione ecologica che – come anche il convegno ha confermato – è possibile e necessaria.