STUDIO PILOTA DEDICATO ALLA BIODIVERSITÀ FORESTALE

Una nuova indagine svela le opinioni delle aziende italiane sulla Biodiversità Forestale: vogliono tutelarle e salvarle dal cambiamento climatico ma non credono abbiano valore economico.

AMBIENTE
Francesca Danila Toscano
STUDIO PILOTA DEDICATO ALLA BIODIVERSITÀ FORESTALE

Una nuova indagine svela le opinioni delle aziende italiane sulla Biodiversità Forestale: vogliono tutelarle e salvarle dal cambiamento climatico ma non credono abbiano valore economico.

Le foreste sono fra gli ecosistemi più ricchi del pianeta, ospitano al loro interno tantissima biodiversità fondamentale anche per la nostra sopravvivenza: proprio per questo le minacce a questo tesoro hanno la massima priorità e non possono essere ignorate.

Le aziende italiane ci stanno provando a dare una mano per invertire questa brutta rotta o, meglio, pare abbiano a cuore la tutela della biodiversità e l’intenzione di voler contrastare la crisi climatica rispondendo con la creazione di nuove foreste ma, sfuggono dei piccoli dettagli. Sembra infatti, che una buona parte non conosca il ruolo fondamentale delle foreste, non comprenda cosa sia la biodiversità e addirittura non sappia nulla del capitale naturale.

Rete Clima, impresa sociale che dal 2011 conduce organizzazioni e aziende verso percorsi ESG (Environmental, Social, e Governance, tre pilastri della sostenibilità per l’Unione Europea) e decarbonizzazione, ha provato a interrogare, su questo tema, ben 50 imprese nazionali tramite un sondaggio.

Le foreste queste sconosciute

Dal primo studio pilota dell’impresa sociale emerge che per il 90% delle aziende italiane creare nuove foreste è una strategia vincente per contrastare la crisi climatica e tutelare la biodiversità; il 78% riconosce il ruolo basilare svolto da quest’ultima contro il riscaldamento globale, mentre il 64% evidenzia l’importanza di adottare una gestione forestale più attiva rispetto a quella attuale.

“Il modo in cui le imprese operano in termini di strategia ed azioni ESG può rappresentare infatti la chiave di volta sia per responsabilizzare i consumatori che per indirizzare le istituzioni. Questa prima indagine ci ha permesso di comprendere il reale punto di consapevolezza delle aziende in merito a biodiversità, cambiamento climatico e ruolo delle foreste”, afferma Paolo Viganò, fondatore e presidente di Rete Clima.

Per quanto riguarda in particolare le foreste urbane, il 30% degli intervistati pensa sia fondamentale conservarle, tutelarle e ripristinarle, ma solamente il 24% ne riconosce l’importanza per la salute ambientale. Il 14% crede che questi spazi abbiano un ruolo cruciale nella difesa della biodiversità e unicamente il 2% valuta gli incendi boschivi come un tema di considerevole rilievo.

foreste

Una percezione distorta

Dai risultati si rileva inoltre, come l’opinione degli intervistati, riguardo lo stato del patrimonio forestale nazionale, non corrisponda alla realtà.

Difatti, nonostante la superficie forestale in Italia sia aumentata negli ultimi 30 anni (migliorando di circa 587mila ettari solamente nell’ultimo decennio) e coprendo il 36,7% della superficie nazionale, per il 32% degli intervistati si è invece ridotta, e per il 20% è addirittura drasticamente diminuita.
Un dato sul quale bisogna soffermarsi, forse più di altri, è che nessuno degli intervistati guarda il verde urbano come qualcosa che abbia un valore economico. Eppure, i servizi ecosistemici, ovvero gli innumerevoli benefici forniti dalle foreste alle persone, su tutto il territorio nazionale hanno un valore annuale che supera i 220 miliardi di euro. Le foreste urbane aiutano infatti, a ridurre l’inquinamento atmosferico e le isole di calore, aumentano il sequestro di anidride carbonica, regolano il ciclo dell’acqua, ostacolano il dissesto idrogeologico e creano nuovi spazi aggregativi. Le note positive non finiscono qui, in contesti residenziali gli alberi possono produrre un miglioramento della qualità dell’aria e della fruizione urbana, una diminuzione dell’impiego dei condizionatori nei mesi roventi e aumentare il fascino del luogo, e di conseguenza il valore degli immobili, anche del 20%.

“Emerge chiaramente come il climate change e la preservazione del nostro ecosistema siano temi su cui c’è ampia consapevolezza. È invece ancora molto il lavoro di sensibilizzazione da fare in merito alle tematiche inerenti alla gestione del patrimonio forestale e la sua relazione con la biodiversità che, sebbene percepita, è da diffondere in maniera più efficace”, evidenzia Viganò.

Non basta solamente creare nuove foreste per mettere un freno alla crisi climatica che avanza, certamente piantare nuovi alberi ha un risvolto vantaggioso, l’atteggiamento propositivo che mostrano continuamente le imprese italiane sul tema è incoraggiante, ma se non lo si sostiene rischia di essere vano.

 

Photo credits: https://www.reteclima.it/