SUOLO AGRICOLO IN PERICOLO

Nei terreni c’è un calo sempre maggiore di carbonio organico, uno dei più importanti sequestratori di CO2 dell’atmosfera.

AMBIENTE
Sara Stefanini
SUOLO AGRICOLO IN PERICOLO

Nei terreni c’è un calo sempre maggiore di carbonio organico, uno dei più importanti sequestratori di CO2 dell’atmosfera.

Le nuove sfide dell’agricoltura: lo stoccaggio del carbonio nei suoli”, il convegno in Regione Emilia- Romagna che, alla presenza di numerosi studiosi e addetti ai lavori del settore, ha fatto il punto sull’attuale situazione legata alla salute dei terreni agricoli in Italia. Terreni che hanno un ruolo sempre più importante nel contenimento delle emissioni di CO2 nell’atmosfera. E che ogni giorno di più si impoveriscono di carbonio organico.

Il carbonio organico è una componente della materia organica del suolo costituita essenzialmente da residui vegetali e animali; questi vengono interessati da processi di decomposizione, fermentazione e trasformazione operati dagli organismi viventi presenti nel suolo. Immagazzinato in un determinato volume di suolo oltre a rappresentare un importante indice di qualità, ne esprime anche la capacità di sequestrare CO2 dall’atmosfera.

Dati di recenti indagini dell’UE hanno evidenziato come i terreni coltivati presentino concentrazioni di carbonio organico molto basse (17,8 g kg-) rispetto a praterie e vegetazione naturale (40,3 e 77,5 g kg-1), stimando che circa il 75% di tutte le terre coltivate dell’UE abbiano concentrazioni in carbonio organico inferiore al 2%. In Italia, nella sola pianura emiliano-romagnola, importanti superfici coltivate presentano valori di carbonio organico inferiori allo 0,8%. Numeri questi che attivano un preoccupante campanello d’allarme sulla salute dei nostri suoli agricoli e la loro capacità di riduzione del carbonio in atmosfera.

Ma quanto si sta facendo per mantenere il carbonio organico presente in questi suoli? I relatori hanno innanzitutto evidenziato come dagli anni Sessanta del Novecento, sia in Europa che in Italia, sia iniziato un lento declino della qualità del suolo agricolo dato dall’introduzione della modalità di “fertilizzazione artificiale del suolo” mediante concimazione chimica. Cosa che ha limitato progressivamente quella organica, portando a un degrado della stabilità di struttura del suolo evidenziato oggi da un consistente calo del contenuto in carbonio organico e dalla facile dispersione dei principali elementi nutritivi per le piante.

Reintegrare la fertilità del suolo e i suoi microrganismi organici
L’Unione Europea nello stilare la strategia Farm to Fork per un sistema agroalimentare equo, salutare e rispettoso dell’ambiente, sollecita una consistente riduzione di pesticidi (50%), fertilizzati chimici (20%) e sostanze antimicrobiche (50%) entro il 2030 e, nel contempo, il contenimento almeno del 50% delle perdite dei nutrienti, ed in particolare di carbonio organico. Reintegrare la fertilità del suolo significa prioritariamente ricostituirne la struttura attraverso l’applicazione di buone pratiche agricole e l’apporto sistematico e razionale di materiali organici disponibili per l’attività dei microrganismi.

Alcuni strumenti utilizzati non risultano idonei, anzi sono dannosi
Per gli esperti il suolo, essendo una materia viva e naturale, necessita di materiale organico idoneo e tempi lunghi di sedimentazione delle sostanze. In certi casi molti si utilizzano strumenti che inutili o nocivi e già in previsione dell’applicazione della nuova PAC si stanno attivando una serie di effetti speculativi con l’immissione al suolo di materiali che per il fatto di contenere carbonio vengono camuffati come ammendanti e fertilizzanti. È il caso del “biochar”, alla lettera “carbone biologico” (il cui utilizzo come ammendate in agricoltura è stato regolato con modifica dell’allegato 2 del D.lgs 75/2010) ma essendo un materiale ottenuto per pirolisi di biomassa, rappresenta uno strumento poco fruibile dai microrganismi con il rischio di venire progressivamente accumulato nel suolo come inerte, modificandone le caratteristiche fisiche. Frequenti anche le criticità dovute all’utilizzo come fertilizzanti in agricoltura di fanghi di depurazionecausa la possibile presenza di composti organici nocivi quali inquinanti Organici Persistenti (POPs), interferenti endocrini, sostanze farmaceutiche, droghe d’abuso, metalli pesanti. L’attenzione va posta invece sugli ammendamenti organici come letame, compost e liquami animali, per la loro ricchezza in materia organica, la cui frazione stabile contribuisce a costituire l’humus, che a sua volta migliora le caratteristiche del suolo.

Come migliorare la salute dei terreni agricoli e il naturale sequestro di carbonio
Nella strategia UE gli allevamenti zootecnici e in particolare la gestione dei letami e liquami, vengono considerati responsabili di almeno il 20% dell’emissione di gas climalteranti, a cui si aggiunga che l’Italia è tra i Paesi dell’Unione in infrazione nell’applicazione della Direttiva Nitrati. Si tratta quindi di investire in tecnologie non inquinanti in grado di simulare l’antico sistema delle concimaie, quali l’utilizzo di impianti di digestione anaerobica in grado di trattare liquami zootecnici, residui organici agroindustriali e frazioni organiche da raccolta differenziata di rifiuti urbani.  L’opportunità di tale tecnologia non sta solo nel recupero di energia rinnovabile come il biogas, ma anche nel controllare le emissioni maleodoranti e stabilizzare le biomasse prima del loro utilizzo agronomico, rispondendo agli indirizzi di riduzione dell’inquinamento atmosferico da gas serra, di cui il metano è uno dei principali responsabili. Il regolamento CE n. 1774/2002 individua nella digestione anaerobica uno dei processi biologici che consentono il riciclo dei sottoprodotti di origine animale con la produzione di digestato da apportare al suolo come fertilizzate o ammendante.