SVILUPPO SOSTENIBILE: LE PRIORITÀ’ DELLA PRESIDENZA UE A GUIDA SLOVENA

Il 1° luglio la Slovenia ha assunto la Presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Dopo oltre un anno di emergenza sanitaria, gli obiettivi principali sono la ripresa e la resilienza dell’UE. Obiettivi che non possono prescindere dall’investimento nella sostenibilità, avanzando nell’implementazione delle Strategie e delle iniziative già in campo.

AMBIENTE
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Pamela Preschern
SVILUPPO SOSTENIBILE: LE PRIORITÀ’ DELLA PRESIDENZA UE A GUIDA SLOVENA

Il 1° luglio la Slovenia ha assunto la Presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Dopo oltre un anno di emergenza sanitaria, gli obiettivi principali sono la ripresa e la resilienza dell’UE. Obiettivi che non possono prescindere dall’investimento nella sostenibilità, avanzando nell’implementazione delle Strategie e delle iniziative già in campo.

La Presidenza Dell’UE dopo tredici anni torna ad essere a guida slovena. E già qualche giorno prima dell’avvio ufficiale del nuovo semestre, il Ministro degli Affari esteri sloveno, Anže Logar ha indicato le priorità del programma di Lubiana e lo ha fatto ispirandosi alle parole chiave: Together, Resilient, Europe. Collaborazione, resilienza e autonomia dell’Europa, concetti che dovranno rappresentare il faro delle prossime iniziative.

La Presidenza lavorerà innanzitutto per facilitare la ripresa da un’emergenza sanitaria che ancora non si è conclusa e per rafforzare della capacità di resilienza dell’Europa, implementando il Dispositivo di ripresa e resilienza. Strumento che, tra i vari obiettivi, ha quello di creare un’Europa sostenibile, con investimenti di una parte delle ingenti risorse europee in settori di rilevanza strategica, come la transizione ecologica. Occorre procedere con l’implementazione del Green Deal, centrale nel Piano di ripresa post Covid-19 per favorire la creazione di posti di lavoro ma anche per difendere la salute nostra e dell’ambiente.

Ciò si traduce con l’impegno nel raggiungere gli obiettivi “verdi” europei, favorendo la trasposizione di target in norme chiare e vincolanti per gli Stati membri. Nel pieno della rivoluzione energetica, l’agenda della Presidenza include anche la creazione di gruppi di lavoro specifici sulla Tassa sul carbonio alle frontiere, una questione dibattuta da tempo ma ancora in sospeso.

La sostenibilità è presente anche in un altro obiettivo della Presidenza quello del rafforzamento del ruolo dell’UE nella comunità internazionale anche attraverso l’allargamento ai Balcani occidentali. È guardando all’integrazione dei suoi vicini nella famiglia europea che la Slovenia mira a favorire l’innovazione, la digitalizzazione e la connettività all’interno della regione e tra questa e l’UE e a sviluppare infrastrutture e trasporti, reti energetiche basate su fonti pulite.

In questo scenario si inserisce il Regolamento TEN-E, relativo alle reti transeuropee dell’energia, presentato dalla Commissione europea nel dicembre 2020, le cui norme prevedono: l‘integrazione di reti elettriche offshore a biogas e idrogeno e una riduzione delle infrastrutture per petrolio e gas naturale; regole per aumentare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili; un nuovo modello di governance per facilitare il rilascio di autorizzazioni per le nuove infrastrutture transfrontaliere. Il tutto con un ampio coinvolgimento dei portatori di interesse. Un primo accordo del Consiglio sull’orientamento generale sul Regolamento è stato raggiunto a inizi giugno. Ora si attende il via libera finale dei due co-legislatori per l’adozione dell’atto legislativo possibilmente entro la fine del 2021, data che segnerà la fine della Presidenza slovena.

Affinché le intenzioni diventino realtà occorrerà non solo la buona volontà e capacità del leader del Consiglio dell’UE ma un efficace lavoro di squadra di tutte le istituzioni interessate, in particolare di Consiglio, Parlamento e Commissione europea.

Quest’ultima, nell’ultimo biennio, ha fornito interessanti gli input con strategie e proposte legislative ad hoc per una transizione sostenibile. Ne è prova il Green Deal europeo, quel grande contenitore di iniziative legislative e piani di azione diversi e transettoriali (alcuni dei quali già presentati), che vanno dalla legge europea sul clima per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 ed entro il 2030 a ridurre le emissioni di gas serra del 55% rispetto al 1990 e firmata lo scorso giugno, al “Piano inquinamento zero” per azzerare l’inquinamento atmosferico idrico e suolo, passando per il Piano di azione per l’economia circolare, la Strategia “Dal produttore al consumatore”, la Strategia per la biodiversità. Senza dimenticare l’atteso pacchetto “Fit for 55” (la cui presentazione da parte della Commissione è prevista il 14 luglio prossimo) e che prevede misure per lo sviluppo di tecnologie rispettose dell’ambiente, sostegno all’industria nell’innovazione, uso efficiente delle risorse, la decarbonizzazione del settore energetico a favore di fonti rinnovabili. A cui si aggiunge il Meccanismo per una transizione giusta, un importante sostegno finanziario destinato ai paesi con maggiori difficoltà nella “transizione verde”.

Le linee guida e i piani di azione ci sono. Non resta che metterli in pratica. E in questo compito un ruolo chiave spetterà alla Presidenza di turno dell’UE nel raccogliere il più ampio consenso possibile tra gli Stati e le istituzioni. La Slovenia ha un’ottima reputazione in tema di sostenibilità ambientale, come dimostrato dal Weekend Premium Green Award 2020 di cui è stata insignita lo scorso anno per la qualità dei programmi ecosostenibili nel settore del turismo.

Le premesse per un balzo in avanti nel settore ci sono. È bene riconoscere, tuttavia, che il compito che attende la Slovenia è piuttosto impegnativo, soprattutto considerato il tempo a disposizione, alquanto limitato. Mai dire mai. Chissà che il piccolo paese mitteleuropeo non ci sorprenda!