TARQUINIA, TERRA ETRUSCA DI STORIA, DI MARE E DI ARTE

“Gentilissima, fatta proprio con grazia, con l’orgoglio della perfezione in tutto… Chiese, torri, campanili, case gentilizie, archi, logge e piazze, ogni cosa rispondeva ad un leggiadro principio di armonia.” (Vincenzo Cardarelli)

TURISMO
Monica Riccio
TARQUINIA, TERRA ETRUSCA DI STORIA, DI MARE E DI ARTE

“Gentilissima, fatta proprio con grazia, con l’orgoglio della perfezione in tutto… Chiese, torri, campanili, case gentilizie, archi, logge e piazze, ogni cosa rispondeva ad un leggiadro principio di armonia.” (Vincenzo Cardarelli)

Tarquinia (in tarquiniese “Tarquigna”), comune in provincia di Viterbo, si trova a 133 mt. d’altitudine su un colle dominante da sinistra il basso corso del fiume Marta, presso la Via Aurelia, nella Maremma laziale non distante dalla Toscana. Nel territorio comunale scorrono anche il torrente Arrone, che segna il confine con il territorio di Montalto di Castro, e il fiume Mignone.
Dall’etrusca Tarkna, alla Corneto medioevale, l’odierna Tarquinia si presenta al visitatore come un mix perfetto di diverse epoche storiche. Un viaggio nel tempo assicurato tra le torri, chiese, mura medievali, il Patrimonio Unesco Etrusco e un magnifico sole che ogni giorno si nasconde dietro il mare regalando dei colori unici.

La Storia

La città di Tarquinia (Tarquinii in latino e Tarch(u)na in etrusco, derivante dal nome del mitico Tarconte) fu uno dei più antichi e importanti insediamenti della dodecapoli etrusca. In rapporto con Roma fin da epoca molto antica, diede a questa città la dinastia dei re Etruschi (Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo) che svolse un ruolo di primaria importanza nella storia della città latina (fine del VII e VI secolo a.C.). Tarquinia entrò più volte in guerra con Roma e da questa fu infine sottomessa dopo la battaglia di Sentino, nel 295 a.C. Da allora Tarquinia fece parte dei territori romani nella regio VII Etruria. Nel V secolo passò sotto il regno romano-gotico di Teodorico. Nella prima metà del VI secolo si trovò coinvolta nella guerra gotica e nella seconda metà del secolo entrò a far parte del longobardo ducato di Tuscia. Nella seconda metà dell’VIII secolo fu prima acquisita ai domini carolingi e poi donata al pontefice come parte del neo-costituito Stato della Chiesa. Probabilmente già a partire dal VI secolo si ebbe l’iniziale graduale spopolamento dell’abitato etrusco-romano, che andò accentuandosi in età medievale, per poi completarsi nel tardo medioevo, quando la città antica si era ridotta a poco più di un castello fortificato.

Da documenti rinvenuti nell’Archivio Storico del Comune di Tarquinia si hanno notizie della presenza di Albanesi a partire dal 1458, quando papa Pio II, il 17 settembre, scrive al “diletto figlio nobil uomo conte di Pitigliano” Aldobrandino II che un “certo uomo albanese nella recente estate trascorsa ha incendiato nel territorio cornetano una gran quantità di frumento e poi di aver trovato rifugio, con la fuga, nel tuo castello dove tuttora si trova.” In seguito alla costruzione del nuovo porto di Civitavecchia, erede dell’antica Centumcellae, con fortificazioni progettate da architetti del calibro di Michelangelo Buonarroti e Antonio da Sangallo, nel XV secolo Corneto perse nuovamente e definitivamente la sua funzione di porto dell’alto Lazio, il che determinò una progressiva decadenza economica e demografica del territorio, interessato sempre più dalla malaria a causa delle paludi costiere. Nel periodo precedente la seconda guerra mondiale divenne sede della scuola di paracadutismo. Fu inoltre interessata da un massiccio programma di bonifiche da parte del regime fascista, seguito dalla riforma agraria del 1950: i due provvedimenti contribuirono al rilancio del settore agricolo e a un effimero sviluppo industriale collegato, attirando un’ingente immigrazione interna, soprattutto dalle Marche. A partire dagli anni 60 del XX secolo poi, con la costruzione lungo la costa di Lido di Tarquinia e di Marina Velca, si è sviluppato anche un discreto turismo balneare.

Cosa vedere

Il centro storico di Tarquinia è un piccolo gioiello medievale circondato da mura e torri. Passeggiando per le stradine del borgo ci si imbatte in chiese romaniche, palazzi quattrocenteschi, antiche fonti ed edifici storici immersi in panorami mozzafiato.

Duomo di Tarquinia; Chiesa di Santa Maria in Castello (1121-1207), in cui si notano influssi lombardi e cosmateschi; Santissima Annunziata, dove si notano influssi arabi e bizantini; Chiesa di San Giuseppe (Statua del Cristo Risorto); Chiesa di San Leonardo; Chiesa del Suffragio, esempio di edificio barocco; Chiesa di San Pancrazio (sconsacrata), dove forme gotiche si innestano su quelle romaniche; Chiesa di San Francesco; Chiesa di San Giovanni; Chiesa di San Martino, probabilmente la più antica della città; Chiesa di San Giacomo; Chiesa del Salvatore (adiacente alla precedente).

Chiesa di Santa Maria di Valverde, si ignora l’epoca esatta della costruzione anche se si è propensi far risalire l’edificio al XII secolo anche grazie a un ignoto cronista dei Serviti che riporta che una campana della chiesa portava la seguente iscrizione: “Anno Domini 1211. Mi fece Lotteringio, figlio di Bartolomeo Pisano, al tempo dei fratelli Leonardo, Angelo e Simeone”.

Le prime notizie storiche sulla chiesa di Santa Maria di Valverde risalgono al 1268, allorché nel convento, annesso alla chiesa, si stabilirono alcuni religiosi dell’Ordine dei Fratelli di Maria in Valle Viridis. Essi avevano il loro convento principale nelle Fiandre, nei pressi dì Bruxelles, in una valle chiamata appunto Valverde. Il complesso fu elevato a Santuario Diocesiano l’8 dicembre 1984 dall’allora Vescovo Girolamo Grillo, custodisce l’icona della Santa Patrona di Tarquinia, Santa Maria di Valverde (anno 1189 proveniente dalla terra Santa, terza Crociata). Oggi la custodia della chiesa è affidata agli ordinati dell’associazione “Devoti SS Madonna di Valverde”. L’8 maggio di ogni anno l’icona viene portata a spalla dai facchini appartenenti all’associazione, per le vie della città etrusca in solenne processione.

Mura medievali; la città attuale conserva, soprattutto nei quartieri settentrionali, uno spiccato carattere medievale, accentuato dalle numerose torri dalle mura e da parecchie chiese.

Compongono il più caratteristico scenario medievale della città i resti del palazzo dei Priori e di alcune torri. Il palazzo Vitelleschi, iniziato nel 1436 e completato in eleganti forme rinascimentali verso il 1480-1490, è sede del Museo nazionale tarquiniese.

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La Città etrusca
Le testimonianze più antiche di abitato sul colle de “La Civita” risalgono a un grande centro proto-urbano del periodo villanoviano (IX-VIII secolo a.C.) che grazie alle ricerche topografiche si è potuto calcolare attorno ai 150 ettari di estensione; non sono numerosi i resti dell’abitato, di cui sono visibili in particolare gli imponenti avanzi di un tempio, oggi detto Ara della Regina (44 × 25 m), datato intorno al IV – III secolo a.C.; l’edificio, con unica cella e colonnato, era costruito in tufo con sovrastrutture in legno e decorazioni fittili. È identificabile il tracciato della cinta urbana, adattato all’altura per un percorso di 8 km circa (IV – V secolo a.C.).

La Necropoli
Un elemento di eccezionale interesse archeologico è costituito dalle vaste necropoli, in particolare la necropoli dei Monterozzi, che racchiudono un gran numero di tombe a tumulo con camere scavate nella roccia, nelle quali è conservata una straordinaria serie di dipinti, che rappresentano il più cospicuo nucleo pittorico a noi giunto di arte etrusca e al tempo stesso il più ampio documento di tutta la pittura antica prima dell’età imperiale romana. Le camere funerarie, modellate sugli interni delle abitazioni, presentano le pareti decorate a fresco su un leggero strato di intonaco, con scene di carattere magico-religioso raffiguranti banchetti funebri, danzatori, suonatori di aulós, giocoleria, paesaggi, in cui è impresso un movimento animato e armonioso, ritratto con colori intensi e vivaci. Dopo il V secolo a.C. figure di demoni e divinità si affiancano agli episodi di commiato, nell’accentuarsi del mostruoso e del patetico.

Come arrivare

Tarquinia gode di un’ideale posizione geografica grazie alla vicinanza di importanti punti di snodo come il porto di Civitavecchia, a soli 10 minuti, e lo scalo aereo di Fiumicino, a 45 minuti di distanza.

In treno: Il paese si trova sul tratto ferroviario Roma-Ventimiglia. La stazione dista 3 chilometri dal centro cittadino ed è collegata da autobus urbani.

In automobile: Da Roma: autostrada A12 fino a Civitavecchia, quindi proseguire sulla statale Aurelia fino all’uscita Tarquinia (in totale 90 chilometri). Da Grosseto: strada statale Aurelia in direzione sud (90 chilometri). Da Viterbo: via Vetralla e Monte Romano oppure via Tuscania (in entrambi i casi non più di 45 chilometri).

Riferimenti
www.comune.tarquinia.vt.it/it-it/home
www.infoviterbo.it/provincia-di-viterbo/tarquinia
tarquiniaturismo.com